Persi tra le pagine?

Entrare in libreria è come andare in guerra. Sono troppi i libri scritti per essere dimenticati, una fanteria anonima e chiassosa che ci travolge appena varchiamo l’ingresso. Occorre sfondare la linea dei bestseller, saltare la trincea dei “Consigliati”, sfuggire i cecchini delle offerte. Ma scegliere si può. Si deve. Soprattutto negli anni della propria formazione intellettuale. A proporre una “bibliografia selezionata” ci hanno provato un neolaureato e un laureando, Nicola Villa e Giulio Vannucci, curatori del volume I libri da leggere a vent’anni (Edizioni dell’Asino). Un progetto avventato e imprudente, che ci rende naturalmente simpatici i suoi due giovani promotori. Ma era necessario stendere questo elenco di quasi 600 titoli, suddivisi in trenta aree di studio? Non ci dovrebbe pensare le istituzioni scolastiche, a indicare le letture imprescindibili? «Dovrebbe – dice Nicola – ma l’Università, per me, ha rappresentato una grossa delusione. L’ho trovata troppo autoreferenziale e poco impegnata in un confronto serrato con la realtà esterna. E inoltre si studia su manuali che ti fanno conoscere i testi cardine di una disciplina solo per via mediata, senza affrontarli direttamente». [Continua »]

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Spadaro: grammatica e dramma della spiritualità

Se la spiritualità fosse apparentata al dramma, nel senso – custodito dall’etimologia della parola – di azione, abbia cioè a che fare con il tumulto, con l’inquietudine, sia implicata nel gioco di forze, slanci, energie che è il tessuto stesso della creazione? Fosse, insomma, strettamente intrecciata al cambiamento? D’altronde Ignazio di Loyola, il fondatore dei gesuiti, colloca al cuore della spiritualità «il primato del fare» e un filosofo lontanissimo dalla sensibilità cristiana – come Michel Foucault riconosce che «la spiritualità postula la necessità che il soggetto si modifichi, si trasformi, cambi posizione, divenga cioè, altro da sé, per avere il diritto di accedere alla verità. Non può esserci verità senza una conversione o una trasformazione del soggetto».

Il gesuita Antonio Spadaro, scrittore di ‘Civiltà Cattolica’, compone una grammatica della spiritualità e della spiritualità contemporanea: non un’insieme di regole che sigillino l’esperienza ma al contrario una mappa che orienti, custodendo l’apertura, l’accoglienza di quel “sovrappiù” [Continua »]

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Se exuere

Ex Antonii Spadari charta Rosa Elisa Giangoia vertit

Hodie hortus solis luce fulget et arbores viridant. Flores quoque suis vividis coloribus micant. Hodie verior sententia videtur: “Considerate lilia agri quomodo crescunt; […] nec Salomon in omni gloria sua copertus est sicut unum ex istis.” (Mt, 6, 28-29) Flores et arbores ipsi ipsos non exuunt: deponere florum folia et frondes nequeunt. Se ipsos exuere, nudos fieri, naturale, invitum, anni temporum maturitatibus est. Homines contra se sponte exuunt. Quae magna differentia est. Arbori nudo pulchritudo ipsa est. Arbor nudus ossea forma non est: vis virtusque incubantes sunt, apto secundoque tempore erumpturae.  Nudum [Continua »]

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Più vero della storia vera

Nel suo diario, alla data del 26 dicembre 1980, don Divo Barsotti appunta: “Da giorni leggo Il signore degli anelli e la lettura mi avvince come una storia vera. Mi fa meditare. Chissà che la storia vera del mondo non somigli più alla storia di Tolkien che a quanto appare, a quella che si dice la storia degli uomini. Come la Chiesa è simile ad un iceberg che solo per la sua cima emerge dall’acqua ed ha la sua massa nascosta nella profondità dell’oceano, così la storia degli uomini. La vera storia è nascosta. Non so come, queste riflessioni mi hanno portato a considerare la mia vita [...] Sì, il racconto di Tolkien è più vero della verità della storia degli uomini perchè almeno ci avverte di un mistero che è la sola vera realtà“.  Queste poche ma fulminanti parole sono contenute nell’Appendice di un bel libro appena pubblicato dalla Marietti (Tolkien, l’uomo e il mito, di Joseph Pearce) di cui raccomando la lettura. Anch’io negli stessi anni di don Divo leggevo Il signore degli anelli e “sentivo” quello che lui è riuscito a mettere per iscritto in modo così preciso e acuto. Non aggiungo altro, mi sembra che come pro-vocazione ci sia pure troppo.

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Spogliarsi

Oggi il giardino splende alla luce del sole e gli alberi sono di un verde brillante. Anche i fiori squillano con i loro colori vivaci. Oggi sembra quanto mai vera la frase: “Osservate come crescono i gigli del campo: neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro”. I fiori e gli alberi non si spogliano da soli: non possono deporre petali e foglie. Il loro spogliarsi, il loro divenire “spogli”, è un fatto naturale, involontario, dovuto al ciclo delle stagioni. L’uomo si spoglia invece. E questa è una grande differenza.

L’albero spoglio ha una sua bellezza: L’albero spoglio non è uno scheletro: è una energia in piena incubazione, pronta ad esplodere al momento opportuno, al momento giusto. L’essere spoglio dice attesa, preparazione, adeguamento a condizioni ambientali che sono fuori dal suo dominio,  inconsapevole “obbedienza” a un ciclo vitale. Per l’uomo è diverso. Innanzitutto, certo, nel freddo, l’uomo si copre, al contrario degli alberi. Ma ecco già una sottile differenza che investe un gesto fatto delle medesime procedure: coprirsi e vestirsi, e dunque, al loro opposto, scoprirsi e spogliarsi (e anche svestirsi). Sono cose simili ma differenti. Coprirsi serve a proteggersi dall’esterno, vestirsi serve a prendere una forma. Così scoprirsi significa “mostrare il fianco”, mettersi in una posizione in qualche modo vulnerabile, esporsi mettendo l’accento sul proprio corpo; spogliarsi invece significa il gesto di togliersi ciò che si ha addosso, mettendo l’accento su ciò che riveste il corpo, dandogli una forma per l’esterno.

Ma c’è un’altra differenza: lo scoprirsi è sempre parziale, lo spogliarsi è totale. Si dice: “scopri il viso” non “spoglia il viso”. Si scopre qualcosa, ci si spoglia tutti. E si dice così anche se non si vuole o si deve restare completamente nudi. Dunque che significa spogliarsi? Significa togliersi di dosso qualcosa che comunque riguarda tutto il nostro corpo, anche se alla fine questo gesto non ci porta alla nudità completa.

Perché ci si spoglia? Che cosa implica lo [Continua »]

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Lab. O’Connor – report di maggio

È il laboratorio dei contrasti quello di maggio. I contrasti che fanno ridere e quelli che inumidiscono gli occhi.

La carità ipocrita di fronte alla disperazione (La notte, Elie Weiser), l’amore che prova a giocare con il dramma della malattia (Solomon Silverfish, da Questa è l’acqua di D.F. Wallace), la violenza sanguinaria che irrompe dentro una risata (Suttree, Cormac McCarty), l’arroganza che si tramuta in pietà (Mia sorella è una foca monaca, Christian Frascella), l’infanzia tutt’altro che ingenua che turba gli adulti (Trilogia della città di K, Agota Kristof), l’uomo preistorico che ritorna sugli alberi messo in fuga dal progresso (Il più grande uomo scimmia del Pleistocene, Roy L. Lewis).

A completare la batteria 121 anni di solitudine (Paul Collins) e i versi di R. S. Tomas (dalla raccolta Il senso è nell’attesa). [Continua »]

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Svolta di respiro

Antonio SPADARO, Svolta di respiro. Spiritualità della vita contemporanea, Milano, Vita e Pensiero, 2010, pp. 240.

Che cos’è, dunque, Svolta di respiro? Mi permetto di trasferirvi in semplicità l’esperienza personale che ne ho fatto…

“Svolta di respiro” è una citazione dal poeta Paul Celan, il quale intende affermare che il poeta “espira” in forma poetica la realtà che egli ha “inspirato” perché gli sta intorno come l’aria e subito Spadaro precisa che l’esperienza è sempre una forma di respiro.

L’autore stesso nella prefazione definisce il libro come una “giuda spirituale all’esperienza ordinaria del mondo d’oggi”. C’è posto nella vita dell’uomo d’oggi, immerso nel caos degli impegni e segnato da ritmi faticosi, per la spiritualità? E’ forse qualcosa di riservato solo a quelle poche persone che riescono di tanto in tanto a ritirarsi in qualche eremo immerso nel verde? Decisamente no.
Scrive Spadaro:

…quando si parla di spiritualità bisogna partire col piede giusto: essa è una cosa che interessa tutti gli uomini in quanto tali perché tutti sono toccati dalla grazia di Cristo. Dunque la spiritualità riguarda ogni uomo ogni giorno: non solamente i giorni festivi, ma anche e soprattutto quelli feriali. (…) L’uomo “inspira” il mondo che lo circonda e lo espira rielaborando in visioni, immagini, tensioni, comprensioni della vita, del destino, che hanno un significato di ordine spirituale. Qui a noi interessa questo passaggio, questo momento di espirazione, di “svolta di respiro” che dice che il mondo è toccato dallo spirito dell’uomo e viceversa.

Per affrontare la questione della spiritualità nel mondo contemporaneo l’autore intende, attraverso questo prezioso scritto,  provare a compiere una perlustrazione dei territori nei quali è possibile riconoscere più facilmente la spiritualità del mondo contemporaneo. E mentre perlustra i territori ci offre “un sentiero verso la cascata”… per [Continua »]

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Sgradevole è brutto

Ieri, lunedì 3 maggio, ho partecipato come relatore alla presentazione del saggio “La falce spezzata.Morte e immortalità in Tolkien” (Marietti), un incontro moderato da Saverio e con relatore, oltre a me, anche il giornalista e saggista Roberto Arduini. Bel po’ gente, bella gente, bel dibattito.. ma prima nel pomeriggio ero stato alla presentazione di un altro libro, presso la Casa del Cinema a Roma. Il libro era quello dell’amico Diego Mondella “Sgradevole è bello”, un saggio (forse il primo in Italia) sul regista americano Todd Solondz. E’ intervenuto Roberto Cotroneo, noto critico letterario e ha fatto un discorso che non mi ha convinto del tutto. Lo avevo già visto sempre alla Casa del Cinema che difendeva spassionatamente il film (sgradevole anch’esso) Lourdes, e anche in quella occasione non mi aveva convinto del tutto. [Continua »]

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