BombaBibbia – Report di aprile

Serata intensa per il primo BombaBibbia nella nuova sede di via Panama! Un rincorrersi di keywords davvero sorprendente. Cominciamo con il Libro del profeta Isaia 30,18-26, una promessa di pace… guadagnata!

«Anche se il Signore ti darà il pane dell’afflizione e l’acqua della tribolazione, tuttavia non si terrà più nascosto il tuo maestro [...] il Signore curerà la piaga del suo popolo e guarirà le lividure prodotte dalle sue percosse».

Il Signore non si nasconde più al suo popolo, ma invece che nutrirlo di latte e miele… lo ciba di afflizione e tribolazione. Lo cura, sì, ma dai lividi che lui gli ha procurato. E’ il realismo della correzione che il «maestro» – sorprendente che compaia questo titolo – dispone prima di dire: «Questa è la strada, percorretela». Ed ecco la prima keyword: strada. Il brano successivo, infatti, è il Vangelo secondo Giovanni 14,1-8: «Io sono la via, la verità e la vita». Beh, wow. Alla faccia della coincidenza. Tutt’altra atmosfera nella conclusione del Libro di Qohelet 12,1-8[Continua »]

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[Bombafoto] combattere

Premessa necessaria del combattere è l’avere un ostacolo e doverlo superare.  Ma l’ostacolo non è neutro; il termine infatti sottointende qualcosa che agisce contro.

Un nemico, qualcosa di attivamente avverso al nostro obiettivo.  La cosa che mi da da pensare è che spesso siamo noi, il nostro avversario.

Ma detto questo, cosa vuol dire fotografare il “combattere”?

Fotografare un combattimento?  E che combattimento?  Una rissa, una battaglia, un incontro di pugilato?

Un momento di battaglia interiore?  E nel caso, cosa mi da’ evidenza di questo conflitto?  La battaglia interiore di qualcuno che ho inquadrato nel mio obiettivo o la mia battaglia interiore, che viene resa visibile nella mia pellicola (o nei miei pixel)?

A voi la risposta, vi aspetto qui http://www.flickr.com/groups/bombafoto/

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Isole da Nobel

Grazia Deledda, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo:
la metà dei Nobel conferiti all’Italia provengono dalle isole…


Sardegna e Sicilia, “isole felici” della narrativa italiana? Da oltre una decina di anni a questa parte, gli scrittori insulari hanno scalato le classifiche dei bestseller, sbancato ai premi letterari, spopolato sul piccolo schermo. Quasi fosse in atto una rivincita del locale sul globale. Quasi che la narrativa delle grandi città, incolore e standardizzata, non riuscisse a colmare la nostalgia per ambientazioni più delimitate, perfino isolate, ma ancora ben identificabili, ricche di gusti e sapori caratteristici, di dialetti legati all’esperienza quotidiana. E di storie antiche, e di usanze ataviche, tramandate alle generazioni tra tante incertezze, ma senza smarrirsi nel meccanismo anonimo di una vita frenetica. Isole, scogli sicuri che resistono all’assalto quotidiano dell’eterno movimento: il mare, l’infido e sconfinato mare, legame e divisione con gli Altri… quelli della terra ferma, quelli che conoscono solo metà del mondo. Gli scrittori già noti sono Vincenzo Consolo e Andrea Camilleri per la Sicilia; Marcello Fois, Salvatore Niffoi e la cagliaritana d’adozione Milena Agus per la Sardegna. Ma, oltre a questi “assi pigliatutto”, quali altri nomi vanno segnalati? [Continua »]

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WEb 2.0 Reti di relazione

Tempo fa «tecnologia» era solamente sinonimo di progresso, automazione, sviluppo industriale, e non aveva nulla a che fare con i concetti e le esperienze di amicizia e relazione. Oggi invece il suo riflesso  immediato e decisivo sui rapporti umani in generale è semplicemente un dato di fatto, una ovvietà. Se una volta i due termini «tecnologia» e «relazione» sembravano stonati se usati insieme, oggi invece nel nostro tessuto sociale ha fatto irruzione una rilevante mediazione tecnologica: è un fatto con il quale bisogna confrontarsi.

Il mondo delle comunicazioni sta unificando l’umanità rendendola davvero un «villaggio globale». Il web 2.0 non è che questo: la Rete trasformata in un network sociale, luogo di partecipazione e di condivisione. Un social network collega persone comuni (e dunque non tecnici o esperti) aperte a condividere pensieri, conoscenze, ma anche pezzi della loro vita. La loro caratteristica è quella di essere aperti a tutti sia nella fruizione sia nella costruzione. Blog, YouTube, Facebook, aNobii,… sono tutti termini che identificano piattaforme di social networks. Il cambiamento delle abitudini e dei modelli di relazione appare significativo. [Continua »]

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Luctari

Ex Antonii Spadari charta Rosa Elisa Giangoia vertit

Mihi me quietum pacatumque esse semper dixerunt. Nescio utrum ita sit an non, sed quod cum mihi dicunt reminiscor illius diei qua, gymnasii alumnus, condiscipulus meus me sine mora deridebat. Difficillime me more solito agebam: animus meus timidus me contrariorem esse vetabat. Quo loco exire, quod antea semper evenerat, sed tunc ita non fuit, conatus sum. Nescio quod accidit, sed me repente ei pugnum naso ictum quod eum stravit incussisse memini. Qui non repugnavit. Nulli repugnaverunt. Ne ego quidem. Tempus subito consistit. Spiritus tempus. Nemo me ita contra acturum esse putaverat. Certamenne mihi fuit? Provocationine cessi? Ita non fuit, certamen mihi non fuit. Repercussus necopinatus fuit.  Irae impetus.  Parva mora,  collare meae tunicae manicatae sublato, ivi. Certamen impetus non est. Certamen progressus, “incrementum” quoque est. Irae impetus communis, necessarius, naturalis est: animi effusio est. Certamen contra ad consilium studium est. [Continua »]

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La lottatrice Charlotte Gainsbourg [feat. Beck]


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La bellezza infinita di Ende

(Il presente articolo è stato pubblicato domenica 11 aprile su RomaSette)

«L’essenza della bellezza è il mistero e la meraviglia». Su questa affermazione ruota il volume inedito di Michael Ende, lo scrittore tedesco morto nel 1995 autore del celebre romanzo fantasy “La storia infinita”, che contiene sei testi mai pubblicati in Italia, diversi per dimensioni, destinatari e argomenti, che ora il filologo e giornalista Saverio Simonelli ha raccolto, tradotto e curato per l’editore Rubbettino. Diversi tra loro, questi testi sono legati da alcuni «fili rossi», il primo dei quali è proprio l’amore per la bellezza, intesa come fonte e frutto di mistero e meraviglia. Come spiega il curatore nella preziosa introduzione, questa difesa della bellezza non è una posa o una battaglia astratta, al contrario è il richiamo concreto alla responsabilità di ogni poeta perché c’è un compito da svolgere: «La perorazione della causa della fantasia come patrimonio di sensibilità che il poeta può offrire come strumento di guarigione dell’animo del singolo e quindi, indirettamente, di progresso del vivere sociale». Può colpire la presenza di questo impegno sociale in Michael Ende, quasi da scrittore «civile», ma essa è invece un nodo centrale di questi testi che va compreso bene per evitare facili equivoci.

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Report Laboratorio O’Connor – aprile 2010

Un Laboratorio O’Connor sui generis? Forse un po’.

Di certo un Laboratorio O’Connor pieno, partecipato e coinvolto, che ha fatto seguito in termini temporali e spaziali, al Laboratorio di Cinema. Insomma un “mega-laboratorio” come ha detto qualcuno, viste le innegabili “intersezioni” fra le parti. Pubblico attivo e partecipativo, attento e con quel pizzico di provocazione che rende equilibrato lo scambio. Come sempre, nessun tema portante, eppure, come sempre, i testi letti hanno evidenziato incroci di contenuti, personaggi, immagini, sensazioni evocate. Alcuni brani, tuttavia, avevano una certa connessione con l’azione scelta per il mese di aprile, ovvero lottare, combattere.

Bella la “novità” introdotta nel corso delle discussioni: ogni testo ha evocato il riferimento ad una pellicola cinematografica, dando così prosecuzione al Laboratorio di Cinema che poco prima aveva proposto una serie di titoli davvero “cult”. [Continua »]

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Dicono di BombaCarta…

«Se “Carmilla” o “Nazione Indiana”, proprio per il loro successo, tendono a diventare siti chiusi  e unidirezionali, che danno poco spazio all’interazione con il proprio pubblico, altri siti mantengono aperto un dialogo vivace con i propri utenti, sebbene anch’essi dotati di una redazione chiusa. Tre esempi anche qui: l’articolato sito “Bombacarta” fondato nel 1998 dal critico cattolico Antonio Spadaro, “laboratorio sull’espressione creativa” con forum, mailing list, rivista letteraria, eccetera (www.bombacarta.com)».

(da: Giancarlo FERRETTI – Stefano GUERRIERO, Storia del’informazione letteraria in Italia dalla Terza pagina a Internet 1925-2009, Milano, Feltrinelli, 2010, 339-340)

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Si può ridere di Dio? / 3

Ricordiamo tutti l’orbo monaco che, ne Il nome della rosa, avvelena quanti si avvicinano alle pagine dove Aristotele difende la commedia e il riso. E’ proprio vero che la tristezza intossica… ma sulla veridicità di questa visione storica ci sarebbe molto da discutere. Eric Auerbach, nel suo immortale studio Mimesis, ha documentato che la struttura portante della narrativa cristiana, a partire dai Vangeli, è proprio la commedia… non la tragedia. E Dante ne è la pietra miliare. Lo affianca il prologo che Francois Rabelais – frate francescano (a suo modo), monaco benedettino (a suo modo), parroco diocesano (a suo modo) – antepone al Gargantua et Pantagruel. Altrettanto si potrebbe dire per il suo predecessore padano, Teofilo Folengo. La tradizione del grottesco e del caricaturale crebbe febbrilmente in Occidente, dalle statue gotiche alle pagine di Flannery O’Connor. La mesta vulgata dirà: ovvio, per contrapposizione. Fosse pure, il fatto è che la tradizione comico-grottesca crebbe qui, crebbe come non avvenne altrove. Prolificò qui l’umorismo religioso, un umorismo anche dissacrante. Le barzellette più sconce girano in sacrestia. Come si rapporta, allora, Dio con il ridere? Una possibile risposta in questi versi di un grande poeta irlandese…

* * * * *

PATRICK KAVANAGH, Una visione di Dio e del Diavolo
(
A View of God and the Devil
)

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Si può ridere della morte? / 2

Oggi, Venerdì Santo, scende il silenzio. Il silenzio di un lutto cosmico. Quasi che la morte avesse l’ultima parola. Un sentimento ingovernabile ci assale davanti alle grandi tragedie: solo il dolore ci rende tutti uguali, solo la morte non fa differenze. Così lugubremente democratica. Ma se fosse così egualitaria e parificante, non dovrebbe toglierci la pace. “Se fosse…”. Mi sono ricordato delle lettere che il giovane Chesterton scrisse alla fidanzata Frances in un’occasione poco felice. La sorella di Frances, Gertrude, venne investita da un autobus. Morì pochi giorni dopo e Frances cadde in depressione. Chesterton non smise per questo di scherzare, come suo solito, ma per lo meno spiegò alla sua futura moglie il perché…

* * * * *

GILBERT K. CHESTERTON, Lettere alla fidanzata (luglio 1899)

«Io, prima di tutto, ho giurato – non esito a dirlo – per la spada di Dio che ci ha colpito e davanti al bel volto della morta, che la prima frase scherzosa mi fosse venuta in mente l’avrei detta, la prima poesia assurda avessi pensato l’avrei scritta; ho giurato che, tra gli altri doveri, pur con il cuore pesante, avrei assolto quello di essere spudoratamente sciocco, stravagante, perfino spudoratamente triviale e, per quanto possibile, divertente. Ho giurato che Gertrude non avrebbe mai dovuto sentire, dovunque fosse, che lo spirito allegro della commedia aveva lasciato il nostro teatro. [Continua »]

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Non temere

“Non temere di prendere con te” è una pagina di diario, scritta tra Assisi e Catanzaro nel marzo 2010, dal padre francescano Guglielmo Spirito, amico di BombaCarta e critico letterario che dialoga in queste righe con scrittori come Jonathan Franzen, Raymond Carver, Flannery O’Connor e dialoga-prega con San Giuseppe, a cui è legato da grande devozione. Pubblichiamo quindi volentieri ampi stralci delle pagine del suo diario:

«Alzo lo sguardo. I raggi sparsi cadono senza ritegno né distinzioni, spade d’oro nel fango. Difficile resistere alla potenza del tramonto. ‘Cerimonia sproporzionata’ la chiama Eraldo Affinati.  La luce del crepuscolo passa attraverso le fessure dei mattoni sbriciolati, s’intreccia tra i fili d’erba, ne fa un gomitolo rossastro; a poco a poco il sole diventa un corpo unico coi cespugli sparsi, con le rocce aguzze o tondeggianti, i nostri volti color senapa. O forse, meglio, color pietra di Assisi…

Passa qualche settimana. Il cielo che si oscura rapidamente avrebbe potuto essere un cielo tedesco pieno di Weltschmerz, ‘dolore del mondo ’. Rammento l’inizio di un saggio di Karl Strauss, La muraglia cinese,  il quale inizia con una frase un po’ forte: ‘C’è stato un omicidio, e l’umanità vorrebbe chiedere aiuto ’. La leggo oggi, inscindibilmente assieme a un’altra frase, questa volta di Rilke (I quaderni di Malte Laurids Brigge): ‘Sto imparando a vedere. Non so perché, ma ogni cosa penetra in me più profondamente e non rimane la dove, finora, ha sempre avuto fine. Ho un’interiorità che non conoscevo. Ora va tutto là dentro. Non so cosa vi accada’. E’  Jonathan Franzen -lo scrittore americano, splendido autore di Zona disagio-,  mio ospite per qualche giorno ad Assisi, a farmele conoscere. [Continua »]

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Lottare

Mi hanno sempre detto che sono un tipo calmo, dalle reazioni pacate. Non so se è così, ma quando me lo dicono mi viene sempre in mente quel giorno in cui, da studente di ginnasio, un mio compagno mi prendeva in giro senza tregua. Mi sentivo a disagio, ma ero un po’ abituato: la mia timidezza mi preveniva dall’essere troppo reattivo. Cercai di trovare una via d’uscita dalla situazione. In altri casi mi era sempre riuscito. Quella volta no. Non so come ma a un certo punto gli tirai un pugno dritto sul naso che lo stese. Non reagì. Neanche gli altri reagirono. Neanch’io. Il tempo si fermò d’improvviso. Il tempo di un respiro. Nessuno si faceva capace del fatto che io potessi reagire così.

E’ stata una lotta la mia? Ho accettato la sfida? No, non è stata una lotta. E’ stata una reazione puntuale. Uno scatto d’ira. Dopo la pausa di respiro ho solo alzato il bavero della mia giacca e me ne sono andato. La lotta non è uno scatto. La lotta è un processo, è un’«impresa». Lo scatto d’ira è comune, necessario, istintivo: è uno sfogo. La lotta invece è tensione verso un obiettivo. Imparare a lottare significa imparare ad avere un obiettivo nella vita e faticare per [Continua »]

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