Una bambina impudente che vuole imparare

Il talento di Katherine Mansfield, scrittrice di origine neozelandese, ma inglese di adozione, è unanimemente riconosciuto essere nella forma breve del racconto. Amica e rivale di Virginia Woolf, frequentatrice della Londra bohemienne degli anni Venti del Novecento, Katherine Mansfield – il cui vero nome è Kathleen Mansfield Beauchamp – con una prosa scarna e decisa, indaga in modo spietato il nucleo di verità che ogni persona porta dentro di sé, rivelandone spesso e volentieri le caratteristiche di finzione e auto-inganno. Uno sguardo anticonformista, realistico e visionario, capace di veicolare l’inquietudine, l’insofferenza e la ribellione di chi, come lei, fuggendo dal provincialismo dell’ambiente culturale di Wellington, si è gettata nelle passioni a capofitto, travolta da un caos emotivo ed esistenziale, in nome di una libertà senza limiti e norme.
Quando ero uccello e altre poesie (Bagno a Ripoli – Firenze, Passigli, pagine 77, euro 10) è il titolo della raccolta di versi che restituisce di Katherine Mansfield un profilo se non inedito, sicuramente sfumato e complesso. “Ahimé mia cara, non ho poesie. Io non sono un poeta”, recitano le righe di una sua lettera indirizzata a Virginia Woolf. Se la narrativa, [Continua »]

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Una canzone di sintesi e di gloria sul Natale

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 Ex Antonii Spadari charta Rosa Elisa Giangoia vertit

Quomodo scire ubi sim possum? Ad quod sciendum olim mihi circumspicere necesse erat, inspicere locum in caelo positum ultra quem videre non poteram. Ad locum petitum consequendum antea me ad praestitutam orbis partem vertere necesse erat. Intellegere ubi essem significabat me comparare cum caelo quod eodem tempore aspectus incrementum, sed etiam insuperabilis limes, nisi motu: magis procedis magis caelum patet… . Igitur ad sciendum ubi essemus, necesse erat circumspicere.
Nunc, quod nobis nova instrumenta electronica sunt, ubi simus intelligendi sensus mutaturus est: ad videndum ubi simus nos ipsos ut puncta in geographica tabula factos spectamus. Punctum spectans, dicere possum: “Ego hic sum”. Cetera, omnia quae circa me sunt in mappa meis motibus mutatur et movetur. Si ego me moveo omnia in instrumenti electronici mappa movetur. Caelum iam limes non est. Contra: in mappa iam non est.

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e la polvere del domani s'incendia…

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Ancora su Kavanagh, poeta "fuori posto"

Alessandro ZaccuriL’irlandese Kavanagh aprì una finestra sull’infinito (di Alessandro Zaccuri, apparso su Avvenire il 19.12.09)

È la lezione del critico An­ton Ego in Ratatouille: non è vero che chiunque possa essere un artista, ma un vero artista può nascondersi in chiunque. Un poeta, per e­sempio, non è necessariamen­te un vate austero, appartato ed elegante. Immaginate un giornalista di poca fortuna, u­na di quelle persone che risul­tano sempre fuori posto per­ché fuori posto si sentono co­munque. Non per la loro per­sonale inadeguatezza, quanto piuttosto per l’irrimediabile i­nadeguatezza della realtà cir­costante rispetto allo splendo­re della loro visione interiore. «Non so che età io abbia, / Non ho un’età mortale, / Non so nulla di donne, / Nulla di città, / Ma non posso morire / Sen­za oltrepassare queste siepi di biancospini», ammette Patrick Kavanagh in «Innocenza», una delle più belle fra le poesie an­tologizzate e tradotte da Save­rio Simonelli in Andremo a ru­bare in cielo, il volume che, per il pubblico italiano, rappre­senta la prima compiuta occa­sione d’incontro con una del­le maggiori voci del Novecen­to irlandese. Un’autentica sco­perta e, nel contempo, una conferma dell’intonazione in­confondibile da cui la moder­na lirica insulare è contraddi­stinta. [Continua »]

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De Certeau, sulla decisione

Con oltre cinquant’anni dalla loro prima pubblicazione arrivano ora in Italia due brevi testi del gesuita Michel Certeau sul tema del “dopo” della fede cristiana, cioè sul “cosa fare della fede cristiana nell’opacità della vita quotidiana?” Che sfide si trova il cristiano una volta che è diventato seguace di Cristo? Se l’incontro con Cristo porta con sé una grande gioia e una conseguente spinta missionaria, come si fa a portare avanti quella gioia e quella decisione?

C’è senz’altro una dimensione biografica in queste due riflessioni dell’allora trentenne appena approdato alla Compagnia di Gesù. Michel de Certeau nasce infatti nel 1925 e nel 1950 entra nell’ordine dei gesuiti mosso dal rapporto di amicizia e di discepolato con Henri De Lubac  e dal desiderio di diventare missionario in Cina. Ordinato sacerdote nel 1956 (i due testi raccolti in questa edizione, I pellegrini di Emmaus e Le conseguenze della decisione, sono del 1957) de Certeau non andrà mai in Cina ma per trent’anni (muore a 61 anni il 9 gennaio 1986) sarà uno dei più brillanti e originali pensatori cattolici del secondo dopoguerra occupandosi di semiotica, antropologia religiosa, storia, politica rivelando un genio agile e multiforme oggi non ancora del tutto esplorato. [Continua »]

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Califone – Funeral Singers

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Report Officina di dicembre

sturzoIl report su questa ultima Officina (12 dicembre 2009) sul tema “tagliare” arriva con un po’ di ritardo. Però arriva.
Forte e ricco di tutti i contenuti che l’hanno preceduta, pienissimo di tutti gli aspetti (i “tagli”?) che hanno contribuito a realizzarla e renderla viva, in una sorta di attesa per tutti gli stimoli che ha creato e che continua a creare.
Nel corso dell’intera officina sono emersi i tre aspetti del tagliare: l’atto del tagliare in sé; lo strumento del taglio; la conseguenza del tagliare, ovvero il taglio.
Intanto come non iniziare con l’Istituto Sturzo che ci ha accolti. Una sede storica, prestigiosa, elegante, con una sala ben attrezzata per ascoltare, vedere e fare al meglio un’officina di BombaCarta. E dunque in uno dei palazzi del centro, immersi in una città alle prese con lo sfrenato shopping natalizio, abbiamo dato il via ad un pomeriggio tutto basato sul tagliare. [Continua »]

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BombaBibbia – Report di dicembre

Omne trinum perfectum est, dicevano i medioevali: magra consolazione per un laboratoriello prenatalizio con pochi partecipanti. Ma arrendersi, naturalmente – mai! – e quindi ecco il risultato dell’incontro:

«Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura»
(Vangelo di Marco 4,26-29)

Un brano curioso, in cui il seme e il seminatore si confondono, ma a ben vedere il protagonista è proprio il seminatore, osservatore di uno spettacolo misterioso che si sviluppa sotto i suoi occhi. E che egli non manca di raccogliere.

«La carità non abbia finzioni [...] fuggite [...] attaccatevi [...] amatevi [...] gareggiate [...] Non siate [...] siate [...] servite [...] Siate [...] Benedite [...] benedite [...] non maledite [...] Rallegratevi [...] piangete [...] Abbiate [...] non aspirate [...] piegatevi [...] Non fatevi [...]Cercate [...] vivete [...] Non fatevi [...] lasciate [...] Non rendete [...] vivete [...]»
(Lettera ai Romani 12,9-21)

Dopo il “fatalismo” del seme che cresce sempre e comunque, ecco una trafilata d’imperativi per spiegare… la carità! Che, a quanto pare, non cresce altrettanto spontaneamente, ma ha bisogno di indicazioni concretissime e pregne di realismo («Se possibile, per quanto questo dipende da voi, vivete in pace con tutti»).

«…in lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi [...] In lui siamo stati fatti anche eredi, essendo stati predestinati secondo il piano di colui che tutto opera efficacemente conforme alla sua volontà, perché noi fossimo a lode della sua gloria…»
(Lettera agli Efesini 1,3-14)

Un brano molto pretenzioso, che si permette di venirmi a dire chi sono, qual è il mio passato, presente, e soprattutto futuro! Il mio destino! Già, perché io vengo dal futuro…

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Come faccio a sapere dove mi trovo? Una volta per saperlo dovevo guardarmi intorno, vedere un paesaggio collocato su un orizzonte oltre il quale non mi era possibile vedere. Per muovermi verso una meta dovevo prima orizzontarmi. Capire dove sono significava confrontarmi dunque con un orizzonte, che è insieme un ampliamento dello sguardo, ma anche un limite invalicabile se non con il movimento: più vai avanti e più l’orizzonte si disvela… Quindi per sapere dove ci si trovava era necessario guardarsi attorno.

Con l’introduzione dei navigatori satellitari, il senso dell’orientamento sta cambiando: per vedere dove si è si guarda se stessi “ridotti” a un puntino su una mappa. Guardando il puntino posso dire: “io sono qui”. Tutto il resto, tutto ciò che ho attorno cambia e si muove sulla mappa in funzione dei miei spostamenti. Se io mi sposto tutto si sposta nella mappa del navigatore. E l’orizzonte non è più un limite. Anzi: sulla mappa non esiste più.

Ma ecco: tutte le volte che mi muovo (a piedi, in macchina, in moto,…), se uso il navigatore, il mio procedere diventa [Continua »]

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I dischi del 2009 che fanno bene

“Non sopporto le canzoni che ti fanno sentire inadeguato. Non sopporto le canzoni che ti fanno pensare di essere nato per perdere. Destinato a perdere. Non fanno bene a nessuno. Non fanno bene per niente. E perché tu sei troppo vecchio o troppo giovane, troppo grasso o troppo magro, o troppo brutto, e troppo qui e troppo là. Canzoni che ti buttano giù, che non tengono conto della tua cattiva sorte o di quanto hai tribolato”. Woody Guthrie spiegava così le canzoni in cui disquisiva di religione, politica e filosofia. “Canzoni che ci avvicinano a piccoli passi verso la verità finale”. La figlia di Woody, Nora, lo scrive nella premessa al libro “Le canzoni di Woody Guthrie” (edito da Feltrinelli). Nella musica è pressante il desiderio di conoscere la Verità, per riscoprire il senso della vita in un mondo sempre più smarrito e bisognoso della provvidenza divina. E nel 2009 – giunto al termine del suo mandato – il pop, il folk e il rock sembrano aver spalancato definitivamente la porta alla religione cristiana.

Qui una classifica dei dieci migliori album dell’anno che passerà, dischi per riflettere sulla spiritualità e sulla sacralità della vita. Con la solita leggerezza che distingue la musica, una delle migliori espressioni artistiche dell’intrattenimento popolare, quella che fa bene all’anima. [Continua »]

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Laboratorio O’Connor – Report di dicembre

Ciao! Nonostante un inizio in sordina, l’ultimo laboratorio è esploso in una partecipazione piuttosto viva e poliedrica. La scelta dei testi si è basata essenzialmente sul tema del mese, ovvero “Tagliare”, ma ha avuto anche alcune incursioni su “temi altri”. Di seguito i testi che sono stati letti:

Thomas S. Eliot, Gli uomini vuoti: un vero “poema” senza tempo, dove la coralità e la teatralità del linguaggio accompagnano sensazioni sulla vita e sulla morte dentro versi tagliati e parole che traghettano verso un ambiente vuoto eppure colmo di immagini;

Pearl S. Buck, Il segreto di Natale: uno squarcio sulla cena di Natale in una famiglia gravata da un segreto indicibile con tanto di “sacro” taglio del tacchino, naturalmente cotto alla perfezione;

V. Grossman, Vita e destino: un breve passaggio fra sogno e realtà mentre fuori la guerra imperversa; un taglio dentro i ricordi che improvvisamente si tramutano nella necessità di salvarsi;

Walter J. Ong, Oralità e scrittura: da un saggio una molteplicità di spunti di riflessione sul rapporto fra scrittura e tecnologia; una serie di considerazioni che sono in se stesse l’anima dei nostri laboratori, in particolare quando l’oralità e la scrittura si incontrano;

Marco Lodoli, I professori e altri professori: la parte finale del racconto “Il rinoceronte” ci trasporta in una quotidianità fatta di sensazioni semplici quanto banali, ma così vere da segnare la vita di un’insegnante e della sua ex allieva, ora donna e madre;

J.R.R. Tolkien, Il Signore degli anelli: un tuffo con Gollum nella chiosa di un’epopea affascinante, con il famoso taglio del dito adornato dal tesoro;

W. Szymborska, Scrivere il curriculum: se il cinema per Hitchkock è la vita senza le parti noiose, il curriculum è la sintesi della nostra esistenza senza le cose brutte… ma in fondo “una selezione di fatti” a dirla tutta un po’ noiosa. La vita, infatti, è altrove!

Racconti di un pellegrino russo: ecco il brano letto, per intero: «Per grazia di Dio sono uomo e cristiano, per azioni grande peccatore, per vocazione pellegrino della specie più misera, errante di luogo in luogo. I miei beni terrestri sono una bisaccia sul dorso con un po’ di pan secco e, nella tasca interna del camiciotto, la Sacra Bibbia. Null’altro». Più che tagliare, c’è un’apertura verso il tutto, verso la vita, verso l’inizio di qualunque cosa;

L. Doninelli, L’incendio dei sogni: il prologo di un nuovissimo romanzo dove il cinema, il suo linguaggio, le sue invenzioni vivono nella luce, vera protagonista dei momenti salienti dell’incontro fra i due protagonisti, isolati in queste fessure luminose.

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Sole (1979)

Sole 1979

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Imprevedibile come il cuore

oceano(questo testo è di Federica Spini, studentessa della classe V ginnasio sez.A del liceo Albertelli ed è una riflessione su una frase che avevo dato da commentare).

COMMENTA LA FRASE: “Solo l’infinito colma il cuore dell’uomo”

Mmm….Frase interessante…..Decisamente una bella frase, non c’è che dire….Sì il senso è molto profondo…Ok sono nel panico e non riesco assolutamente a trovare un qualcosa da scrivere…. (panico, panico, panico, panico…….)  Va bene, nel tentare di scrivere un commento a questa a frase forse mi conviene provare a procedere con una certa logica, cioè trovarle un senso, perché come posso dire cosa ne penso di un’affermazione se non la capisco? “Solo l’infinito può colmare il cuore dell’uomo”…

Per prima cosa, credo che alcune parole, in questa frase, abbiano un senso davvero vasto, soggettivo ed astratto. Dagli gli uomini, ad esempio, il vocabolo“cuore” è utilizzato in genere con leggerezza da tutti per descrivere un’idea generale dello stato emotivo e affettivo di una persona. A mio parere si intende un grande concetto che varia di significato secondo il contesto del discorso, soprattutto quando non si riesce ad esprimere un’idea riguardante l’uomo e i suoi sentimenti e si utilizza come scorciatoia, anche se a volte il senso può essere diverso. Infatti se uno dice “cuore”, un altro percepirà subito un significato della parola, che però sarebbe difficile da spiegare con altri termini. [Continua »]

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Dal profondo Nord, viaggio "poetico" in Canada.

(ricevo questo articolo che volentieri pubblico dall’amico di BC, padre Guglielmo Spirito) muskoka3

MUSKOKA

 Che sarebbe il mondo, una volta privo

Dell’acquatico e del selvatico? Che restino,

che restino, selvatico e acquatico;

lunga vita alle erbe e anche al selvatico.

                                 Gerard Manley Hopkins

                                                         

Muskoka, Canada, settembre 2009

 Bastone in mano, calzari ai piedi: si direbbe che hanno fatto già un lungo cammino, i Tre viaggiatori in tenuta di marcia.  Alte e frondose querce –possenti, rassicuranti- offrono loro riparo contro la calura. Il bosco si stende, silente e roccioso, rigoglioso di conifere, rivoli e laghi. Pendii scoscesi, solcati da cicatrici lasciate dal remoto strofinarsi dei ghiacciai, bendati tiepidamente da licheni, muschi e felci.  Gli aceri, bruciati dal proprio fuoco interno, fanno sfarzo di foglie in porpora, bronzo, viola, scarlatto, oro vecchio e ruggine. [Continua »]

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