Le visioni di Doninelli

hopper finestra(questo articolo è uscito su Roma7  il 29 novembre 2009)

 Un uomo prende un taxi e va, in piena notte, a casa di un noto critico cinematografico perché ha qualcosa da raccontargli: “la luce accesa all’ingresso, posta sopra l’uscio, non illuminava tutto l’ingresso ma solo il punto dove ci trovavamo, cioè la soglia della sua casa, e radeva la superficie lunare, glabra, della sua faccia, allo stesso modo in cui doveva fare con la mia. Questa piccola circostanza stabilì tra noi un’intimità decisiva,come tra medico e paziente”. E proprio come un malato al suo analista il narratore comincia a raccontare e a raccontarsi attraverso le sue “visioni”, le trentatrè inquadrature a cui allude il sottotitolo di questo ultimo romanzo di Luca Doninelli, un racconto caleidoscopico di non immediata decifrazione che conduce il lettore proprio su quella soglia illuminata obliquamente della scena iniziale, sull’orlo di un mondo collassato, in un incubo strenuo e claustrofobico.

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L'anestesia estetizzata della ragione

La Prima Linea è una splendida e glaciale storia di un amore invivibile, che si discosta totalmente dai poco convincenti film italiani contemporanei sul terrorismo intrisi di retorica da fiction e di populismo remissivo. Liberamente ispirato all’autobiografia di Sergio Segio Miccia Corta. Una storia di Prima Linea (DeriveApprodi, 2005) il racconto ruota intorno ad un lungo viaggio di Segio nei propri inferi, che lo porta fino al carcere di Rovigo per liberare Susanna Ronconi, sua compagna di vita e di lotta.

Alla sceneggiatura ermetica ed intimista fa riscontro una regia fredda ma indiscreta, che attraverso una sorta di cineocchio vertoviano ci accompagna all’interno della sensibilità dei personaggi. La vicenda è adeguatamente contestualizzata in un film molto poco politico ma intimamente umano. E’ impossibile, infatti, fare un film sul gruppo armato Prima Linea (PL), attivo in Italia dal ‘76 all’81, senza mettere sul piatto l’utopia concreta della giustizia sociale e le radici storiche e politiche della lotta armata rivoluzionaria. Nel caso dell’opera di Renato De Maria, non stiamo però parlando di una storia di PL, come il sottotitolo del libro di Segio, bensì di un percorso interiore estetizzato sullo schermo senza dare giudizi morali o politici. La scommessa è proprio questa: fare un film su un membro di PL senza parlare di PL. [Continua »]

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Diamoci un taglio! (nuovo tema per Bombafoto)

Se penso al tagliare, mi vengono in mente due immagini contrapposte: la divisione e il suo superamento. Un taglio divide, è chiaro, ma basta pensare a Fontana che subito si visualizza il taglio come squarcio in una barriera.

Cosa vedo nel taglio? Divisione o unione?

E soprattutto, dove lo vedo questo taglio? Come lo vedo? Come riesco a comunicarne la sua immagine ad altri?

Vi aspetto qui

http://www.flickr.com/groups/bombafoto/

per vedere che taglio darete alle vostre foto :)


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"Iniziare", un consuntivo per la prima esperienza di Bombafoto

Quando ho pensato di fare un’analisi “a consuntivo” di quanto sarebbe stato espresso in Bombafoto in merito al primo tema avevo appena mandato la mail “inaugurale”. Confesso che mi aspettavo di ritrovarmi a riflettere su come il tema dell’iniziare ci toccasse, su cosa trasparisse in immagini della nostra idea dell’iniziare.

Invece mi sono trovato di fronte a un’evidenza della particolarità della fotografia come mezzo narrativo; non posso dire che fosse un qualcosa di totalmente inaspettato, ma di sicuro vederlo emergere con una tale forza è stato sorprendente.

Sicuramente complice il tema dato, le foto pubblicate sono fra l’allusione e la sineddoche.  Insomma, il meccanismo chiave è il rimando a qualcosa di più grande se non di assoluto, in ogni caso qualcosa che non può essere contenuto nello scatto.

A pensarci bene, questo vale e varrà sempre per qualunque foto che non voglia essere semplice documentazione di quello che rappresenta La parola chiave, insomma è “rimando”, è “induzione”.

Scendendo nello specifico del tema, ritengo si possano distingue tre grandi filoni:

  • l’inizio della giornata
  • l’inizio di un’esperienza
  • l’inizio di un’attività

Li ho elencati in ordine di decrescente efficacia: visto il tema così generale e assoluto, ho bisogno che l’inizio si riferisca a qualcosa il più “in potenza possibile”.   Di sicuro un’esperienza o, ancor di più, una data attività mi definiscono con relativa precisione la cosa che sta iniziando, perdendo quindi capacità di riferirsi ad altro, di interpellare chi guarda.  Questo può essere benissimo una scelta, ma in questo caso il tema è stato affrontato in modo molto generale, assoluto.

Andando nel concreto, quando riesamino questa mia foto

Start

sono contento di come è venuta, ma mi rendo conto che può non dire nulla a chi non usa il computer; questo non tanto perché potrebbe non sapere che quello è il pulsante di avvio del mio portatile, quanto perché non ha l’esperienza di un’attività al computer.  Per me quel pulsante è l’inizio di un’attività creativa e una finestra sul mondo, per lui un interruttore.

Al contrario l’”inizio della giornata” può essere interpretato come metafora per inizi più assoluti: il gioco delle figure retoriche quindi si moltiplica e l’immagine prende forza.  Sotto questo punto la foto inaugurale del gruppo

Waiting for coffee

è decisamente potente, così come anche questa

coffe pot

Questo è possibile perché non ho dati su come si svolgerà la giornata: ho una totale apertura, un inizio “puro”.

A questo proposito vorrei anche segnalare questa foto:

the opening

Devo dire che non la ritengo una foto fatta “bene” (ci sono sottigliezze tecniche che avrebbero potuto renderla formalmente migliore), ma credo sia la più bella di questa prima esperienza di Bombafoto.  Ha tutti i pregi di una foto che descrive l’inizio di una giornata (cosa che, in effetti, fa) e in più ha un’originalità che ad altre manca.  Dove prende questa forza?  Io credo che la prenda dal fatto di essere diretta, senza mediazioni.

Antonio ha usato un riferimento personale (la preghiera mattutina in cappella) per alludere a una metafora universale (l’inizio della giornata come inizio “universale”): ha compresso una molla che ha poi liberato la sua energia.  Inoltre, questa foto usa un accorgimento tecnico notevole: si va da un posto scuro a uno chiaro che sta “esplodendo” la sua luce ma non ha ancora illuminato tutto, dopotutto si sta solo “iniziando”, e, ulteriore finezza, non è ancora a fuoco, il che (non credo ci sia bisogno di dirlo) non fa che aumentare quel senso di tensione proprio dell’iniziare.

Dulcis in fundo, i rimandi sono ulteriormente moltiplicati: ho una metafora (l’altare per la preghiera mattutina) che mi rimanda a un’allusione (la preghiera mattutina per l’inizio della giornata) che mi rimanda a una metafora (la giornata per… fate voi).

Da lasciare senza fiato.

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BombaBibbia – Report di novembre

Qualche sera fa si è tenuta anche la prima puntata di BombaBibbia 2009: tra gli special guests il profeta Giona, l’evangelista Luca, il verme del ricino, l’angelo del Signore e l’asina di Balaam. Ecco un assaggio dei brani letti insieme:

«Egli non sapeva quel che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse;
all’entrare in quella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce»

(Vangelo di Luca 9,28-36)

«Il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia;
la misericordia invece ha sempre la meglio nel giudizio»

(Lettera di Giacomo 2,1-13)

«Dio disse a Giona: “Ti sembra giusto essere così sdegnato per una pianta di ricino?”.
Egli rispose: “Sì, è giusto; ne sono sdegnato al punto da invocare la morte!”»

(Giona 4,1-11)

«Anch’io sono un uomo mortale come tutti,
discendente del primo essere plasmato di creta.
Fui formato di carne nel seno di una madre,
durante dieci mesi consolidato nel sangue,
frutto del seme d’un uomo e del piacere compagno del sonno»

(Sapienza 7,1-30)

«Allora il Signore aprì la bocca all’asina ed essa disse a Balaam:
“Che ti ho fatto perché tu mi percuota già per la terza volta?”.
Balaam rispose all’asina: “Perché ti sei beffata di me!
Se avessi una spada in mano, ti ammazzerei subito!”»

(Numeri 22,4b-35)

Alla fine della serata, una confessione: uno dei partecipanti, che sta frequentando un corso di lectio sul Vangelo di Giovanni, si chiedeva se il modo migliore di leggere la Bibbia non fosse proprio questo… leggere “in libertà”, incappando spesso in brani mai incontrati in tanti (ma davvero tanti) anni. Bye!

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Laboratorio O'Connor – Report di novembre

Dears, si è “appena” concluso il primo Laboratorio O’Connor del 2009. Che dire…? Abbiamo fatto tredici! quattro bombers, tre nuovi amici e affecionados ad libitum. Sarà stato l’influsso della scorsa Officina, ma le “uccisioni” letterarie sono state parecchie.

Ad aprire le danze (macabre) l’immancabile zio Raymond, con il suo racconto più breve: RAYMOND CARVER, Meccanica per tutti (in Di cosa parliamo quando parliamo di amore: cosa succede quando ci si contende un figlio come un oggetto).
Si passa poi alle riflessioni sulle possibilità della scrittura testimoniale (sulla Shoah, in questo caso) con JORGE SEMPRUN, La scrittura o la vita.
Da una riflessione all’altra: di cosa si parla quando le parole non dicono più la verità? Ecco un brano di saggistica filosofica, ospite raro al Lab (GIULIANO MESA, Frasi dal finimondo, in Akusma. Forme della poesia contemporanea).
Arriviamo alla poesia con Orizzonti di ANDREA ZANZOTTO (in Idioma):

«Siamo, anche se io stento, fatti di orizzonte
disadattati a questo tipo di mondo».

Ma la rivelazione della serata sono quattro splendide pagine da In ogni caso nessun rimorso di Pino Cacucci: una vera resa dei conti con la vita, dove il protagonista si dedica con pari intensità alla scrittura e alle pistolettate.
Poi l’inossidabile JACK LONDON con Il richiamo della foresta: ça va sans dire.
Vedi di non morire
di JOSH BAZELL
ci regala due risate, con atmosfere a mezza strada tra Bud Spencer (che ha appena compiuto 80 anni) e Chuck Norris (che a 20 o 80 anni, è sempre lo stesso).
Si passa al surrealismo ironico e pungente di ROBERT L. STEVENSON con tre Favole fulminanti (L’ammalato e il pompiere – Il diavolo e l’albergatore – Il penitente).
Dulcis in fundo, i versi di PATRICK KAVANAGH (L’Uno – Una domanda sulla vita)
e di JAN TWARDOWSKI (Cercavo).

Insomma, noi ieri sera ci siamo divertiti. E voi?

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Shoah par balles (Patrick Desbois)

L’Officina di BombaCarta sul verbo “uccidere” ci ha dato l’occasione di condividere alcune testimonianze raccolte da Patrick Desbois (Fucilateli tutti, Marsilio, 2009) a coloro che hanno assistito da bambini alle fucilazioni degli ebrei nel corso della cosidetta Shoah per pallottole sul fronte orientale durante l’invasione nazista dell’Unione Sovietica nel 1941 (si stima che i morti siano tra il milione e mezzo e i tre milioni). Ma anche di vedere alcune immagini di questo sacerdote francese durante un episodio fondamentale di questo suo straordinario lavoro di mappatura delle fosse comuni e degli eccidi compiuti dalle SS nelle retrovie del fronte orientale: l’apertura di 17 fosse comuni con i resti di migliaia di corpi davanti a un rabbino ortodosso venuto direttamente da Gerusalemme per recitare il Kaddish.

Di seguito, in esclusiva per BombaCarta, un’intervista a Patrick Desbois del settembre 2009.

Come vengono recepiti i risultati delle sue ricerche sull’Olocausto nell’Est dell’Europa?
E’ difficile far capire alla gente tutta la realtà. Molti rifiutano di vedere ciò che gli viene mostrato perchè vogliono vedere solo ciò che hanno voglia di vedere: è una questione di ideologia, di una forma mentale da cui è difficile uscire. Soprattutto in Francia.

Come è cambiata la sua  percezione della Shoah?
Prima di tutto ho capito che gli ebrei venivano uccisi in pubblico. La prima testimone che ho incontrato mi ha raccontato che era con la madre al pascolo e ha visto arrivare tre tedeschi con trenta ebrei a cui hanno fatto scavare una fossa. Ma ne ho incontrati molti di testimoni. Mi ricordo di Anna che si era nascosta in un cespuglio e ha visto il suo fidanzato Itzic nudo insieme alla sua famiglia in attesa di essere uccisi. A un certo punto, un istante prima di essere fucilato lui si è voltato e le ha detto, facendo un cenno con la mano, “addio alla vita”. Questo incontro mi ha fatto capire che la Shoah all’Est consiste nel fatto che c’erano delle persone che uccidevano altre persone. Non si è certo trattato di una catastrofe naturale – voglio dire che è stato qualcosa di diverso da uno tsunami. [Continua »]

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Report di sabato 21 novembre

Officina

A Roma oggi una splendida giornata di sole, alle 9,45 me ne vado in parrocchia a prendere le chiavi ed aprire la sala per il laboratorio di scrittura. Insieme a Stas’ arrivano una decina di persone e intuisco che c’erano dei “veterani” e delle new entry, esattamente come è stato per BombaCinema giovedì scorso, una bella gamma di stratificazioni di partecipanti, un segnale davvero positivo e promettente. Invito Damiano e Stas’ a dirci qualcosa in merito ai due laboratori perché io ne ho avuta una percezione molto positiva. Dopo il laboratorio di scrittura, alle 13 arrivo a via Panama e trovo la fila dei dieci “scrittori” uscenti pieni di entusiasmo per il primo incontro (c’erano persone venute dalla Toscana!), alle 13 e 1 minuto si comincia a “montare” il set acustico per un laboratorio di BombaMusica molto live… una splendida esperienza che invito Gianluca a raccontare. Anche qui “veterani” (come Stas, Michela Tiziana e Mario Maneri) e new entry (come Laura, amica di Tiziana molto in gamba) e musica live alternata con musiche da cd molto appropriate al tema dell’uccisione (Nick Cave, Talking Heads, Cash…).

È stata bella l’atmosfera di vera “officina” che si respirava con tutte quelle chitarre, quei cavi, le chitarre di Stas’, Mario Dante e Gianluca, la batteria di Damiano, l’armonica di Dante.. beh, fatemelo dire, bene, bravi, bis!

Alle 15,25 è iniziata l’Officina con la sala piena (50 persone? forse di più…?) e con due scene di film (Collateral e Anche gli angeli mangiano fagioli) già a scaldare la platea. Poi Damiano affonda il primo colpo con le scimmie di 2001: Odissea nello spazio subito seguito dall’uppercut di Marlon Brando ucciso da Martin Sheen nel finale di Apocalypse now.

Sorgono già i primi dibattiti tra relatori e pubblico, poi Gianluca e Mario con una bella versione di Ohio di Crosby-Still-Nash-Young “risollevano” il morale e preparano il terreno a Domenico che ci parla, con brevità e acutezza, di morte e sacrificio nel mondo romano e ci mostra una notevole scena del film Lezioni di piano (bella la riflessione sul tema del “sacro” già toccato da Damiano con il film di Coppola).

Poi tocca a Stas’ che con l’aiuto di Rachele (e di Vasily Grossman) ci ha parlato del genocidio, un tema che verrà ripreso nella seconda parte dell’Officina da Franco Esposito, invitato da Elena Buia a intervenire sul tema della guerra fratricida tra India e Pakistan così come raccontato dallo scrittore indiano Saadat H.Manto, tradotto e pubblicato da Franco (edizioni fuorilinea). Due momenti molto intensi quelli di Stas’ (“terribili” le immagini mostrate sul genocidio in Ucraina e Bielorussia) e di Franco che si sono intrecciati, a distanza, ma efficacemente, sollecitando anche il pubblico a intervenire.

Nella seconda parte, dopo un mio breve intermezzo con una scena comica del film Un pesce di nome Wanda (non si uccide facilmente, a meno che non tagli tutte le relazioni con la tua vittima), faccio un breve accenno all’intervento “mancato” di Antonio, leggendo un brano del testo di Levinas sul volto, accostandolo ad uno di Greene (“l’odio è mancanza di immaginazione”) è il turno di Giuseppe, il mio alunno fissato con l’arte, con il suo breve ma vibrante intervento sulla rappresentazione dell’uccisione nell’arte visiva (con tanto di Caravaggio, David, Mantegna, Pasolini, Mirò e Michelangelo), anche qui bene, bravo, bis.

Non so se sono del tutto obiettivo ma ho trovato molto bello anche l’intervento di mia cugina Tita e suo marito Antonio Zirilli: molto intensa la sua interpretazione di Nebraska di Springsteen (mentre sullo sfondo scorrevano le immagini mute del film La rabbia giovane di Malick) e breve ma appassionata la relazione di Tita su questa urticante canzone che ha suscitato un bel dialogo con il pubblico.

Il finale è stato tutto di Cristiano che ha ricapitolato le fila del discorso, riprendendo anche la posizione di Antonio – critica – sul punto indicato da Levinas (il volto e la sua “impossibilità a essere ucciso”) e ha concluso con un divertentissimo corto molto “romano” (Non dire gatto) e, quindi, molto umano (il tema del suo breve intervento era proprio sulla “umanità” dell’atto dell’uccidere). Cristiano ha concluso alle 19,20 e la maggior parte del pubblico era ancora lì, pronta e, così mi è sembrato, contenta. Direi che questo dice molto.

Ho dato a tutti i presenti le indicazioni dell’Officina di dicembre (sabato 12 all’Istituto Sturzo), ora sta a noi fare il nostro gioco e confermare le premesse/promesse di oggi. ciao a tutti e ancora bravi!

Andrea

Scrittura

Il laboratorio di scrittura è andato molto bene: tredici partecipanti di cui due venuti appositamente da Perugia, uno da Siena e uno da Terni. Abbiamo lavorato tutta la mattina intorno a una poesia di Pierluigi Cappello. La sala è raccolta, silenziosa e i tavoli sono molto utili.

Stas’

BombaMusica

Trovarsi alle tredici di un sabato qualunque per Bombamusica non sembrava facile.

Pensavo di trovarmi da solo con l’amico Mario Maneri che ho coinvolto portando un sacco di strumenti, cavi microfoni e amplificatori. Quale era la novità, l’esperimento? Inserire BombaLive nella realtà di BombaMusica.. E allora? Siamo stati accolti da Stas’, che come ha visto le chitarre e saputo che avremmo suonato una canzone di Neil Young, è rimasto volentieri e ha imbracciato una Fender Stratocaster nuova di zecca. Alla spicciolata sono arrivati gli altri… Miki era già con me e fuori ha accolto Laura, amica di Tiziana, che non si è fatta problemi e si è inserita subito nel gruppo, poi Dante con la sua chitarra e Andrea (entrambi Monda) con al seguito una teglia di pizza fumante (che presidente). Poi Damiano con rullante e charleston, Tiziana con una giacchetta alla Sergent Pepper’s… dopo Elvira, cuore di mamma..

Che dire? Alternare video musicali (altra novità) a brani su cd a performance live in maniera estemporanea è stato molto divertente. Abbiamo ascoltato e commentato:

1. Nick Cave Where the wild roses grow (video) – Una ballata da “Murder Ballad” tanto per entrare subito nel tema… (Andreone Monda)
2. Talking Heads Psycho Killer – dal primo disco delle teste parlanti.. canzone in inglese e francese molto anni ottanta centratissima con alcune frasi del testo molto interessanti. (Laura)
3. Wilco I’ll fight – dall’ultimo disco, splendido, del gruppo di Chicago. (Michela)
4. Zu (brano strumentale) – Brano molto incisivo di sapore metal jazz hardcore der tufello, che ci ha spiazzato ma anche interessato (almeno al sottoscritto..amo BM per questo..). (Damiano)
5. Johnny Cash Folson Prison Blues – Classico di Cash reinterpratato live da Dante Monda, accompagnato da Mario e me alla chitarra e da Damiano alla batteria. Non si poteva iniziare la
stagione Live di BM in modo migliore.
6. Mario Maneri Last blues – su testi di Cesare Pavese, un delicato blues suonato live, un “giallo” da come è stato definito dall’autore…

It was only a flirt you sure did know,
someone was hurt long time ago..

7. Crosby Stills Nash & Young Ohio – live anche questo suonato e cantato da Mario Stas e me, con Damiano, tosto, alla batteria, e Stas alla elettrica con sorprendenti suoni alla Stills..
8. Dante Monda The farm – Brano composto da Dante su un misterioso omicidio in una fattoria… Dante ha suonato e cantato accompagnato dalla Bombaband.. ci siamo talmente divertiti che l’abbiamo ripetuta 2 volte…

Sul finire, iniziavano ad arrivare le prime persone per l’officina, abbiamo concesso un altro paio di brani live.

Tutto qui. Fico. Ci rivediamo a dicembre..

Gian Luca

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Lo scrittore è un asceta

Che cos’è la letteratura? Risponderebbe André Blanchet:  “La letteratura? È un’esplorazione dell’abisso:  quello dell’autore, e anche il nostro”. La letteratura permette l’ingresso in quest’abisso, discernendo sensi sotterranei, motivazioni e significati, al di là di quel prosaico e scialbo significato letterale, di quella letteralità che “uccide”. La vita letteralizzata è quella ridotta al senso comune, all’apparenza, alla banalità illuministica della superficie. Allora la vocazione alla letteratura è quella di “resistere alle forze della disumanizzazione” attraverso la capacità di lettura della vita come un testo ricco di significati:  ogni vita può essere letta nei suoi punti forti e nei suoi punti deboli, può essere interpretata, o meglio ancora, “eseguita”:  ogni vita ha la sua cifra.

Certo qualcuno, molti forse, non saprebbero che farsene della polisemia, della ricchezza di significati della propria vita, ma scoprirla è accedere a un territorio in cui si acquista consapevolezza di sé e del mondo. La passione per la lettura – che è anche passione per la polisemia della vita – richiede delle condizioni, vi è uno “straniamento”, per il quale il mondo in cui ci si immerge nella lettura non è più il nostro, il solito (la Yourcenar e i suoi lettori entrano nel tempo di Adriano, come i lettori di Kafka si muovono verso l’irraggiungibile Castello e i lettori di Carroll entrano nel Paese delle meraviglie) [Continua »]

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Officina di dicembre: "Tagliare"

Concetto spaziale 'Attesa' (Lucio Fontana, 1960)

Tagliare. Ovvero abbassare, abbreviare, accoltellare, accorciare, affettare, aprire, asportare, barrare, censurare, decurtare, defalcare, diminuire, disattivare, falciare, ferire, incidere, incrociare, intersecare, ledere, lesionare, mietere, mozzare, mutilare, passare, recidere, regolare, resecare, riassumere, ridurre, sagomare, scalare, scontare, scucire, sezionare, sfoltire, solcare, sottrarre, spezzare, spezzettare, spuntare, sminuzzare, graffiare, eliminare, levare, amputare, attraversare, fendere, percorrere, arrestare, far cessare, bloccare, fermare, tagliuzzare, tarpare, tranciare, trinciare, troncare, stringere, sopprimere, cancellare, togliere, alzare, separare, interrompere, mescolare, mischiare, dividere, intagliare, radere, rasare, scorciare, sfaccettare, segare, potare, smazzare.

Dunque dopo “uccidere”, un’azione simile, molto vicina. E ugualmente un po’ “negativa”.

Ma i sinonimi aprono possibilità insospettabili: sagomare è un’azione creativa; spezzare può avere un’anima generosa, di condivisione (“Prese il pane; lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli…”); attraversare fa sognare, andare lontano con il pensiero e con il corpo; separare e mescolare ci spediscono dritti in cucina ai fornelli, alle prese con una ricetta, mentre mietere, solcare e potare ci portano alla cura dei campi, di un giardino e delle piante da preparare per la nuova fioritura (la talea). [Continua »]

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L'infinito in una frase

infinitoQuante parole possono stare in una frase? E’ un interrogativo buffo, ma non certo privo di senso e incredibilmente ricco di spunti. A proporlo (indirettamente) è nientemeno che Piergiorgio Odifreddi, professore ordinario di logica matematica presso l’Università di Torino. Sull’ultimo numero del mensile “Le Scienze”, Odifreddi punta l’attenzione sul’eclettico letterato francese Raymond Queneau e sul suo “Fondamenti della Letteratura secondo David Hilbert” (1973).

Ne “I fondamenti della geometria” (1899), il celebre matematico tedesco David Hilbert presenta gli assiomi che costituiscono i fondamenti della geometria, perfezionando dopo due millenni il lavoro di Euclide.
Ma la Matematica è meravigliosa perchè le sue leggi sono invarianti rispetto all’oggetto del contendere. Se al posto di “punti” e “rette” si trattasse di “parole” e “frasi”, gli assiomi matematici rimarrebbero comunque validi. Si passerebbe solo da una sistemizzazione della Geometria a una della Letteratura. “Voilà” deve aver pensato monsieur Queneau, che nel suo libro ha effettuato esattamente questa trasposizione, cercando poi di comprenderne le implicazioni. [Continua »]

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Il blues delle donne perdenti

Janis“Ti sento che parli del mio dolore, ma tu non conosci la mia pena. Tu sai che c’è una specie di intimo dolore. Signore, che fa sempre cantare i blues alle donne…”. E’ un verso di Ego Rock, espressione di un pensiero più volte sviscerato dall’icona rock Janis Joplin durante la sua carriera discografia. Celebre per il suo impegno politico a difesa dell’uguaglianza fra bianchi e neri; la Janis ha mostrato interesse soprattutto per la sofferta condizione della donna. Il libro “Mistica della femminilità” scritto nel 1963 da Betty Friedan, ridefiniva il ruolo della donna in ambito sociale, economico e politico. Janis Joplin, con una capacità vocale e interpretativa straordinaria, diede forma e sostanza al dolore di ogni femmina americana. In qualche modo, i suoi dischi sono conseguenze del patriarcato, considerato un sistema oppressivo contro le donne. Quattro album (dal ‘67 al ‘71) segnati dal vocativo “Oh Signore”, un uso copioso della declinazione del nome di Dio che avvicinò il blues della Joplin ai generi “spiritual” e “gospel”. Lei cantava e pregava per la liberazione della donna dalla schiavitù degli uomini. [Continua »]

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BombaMusica!!!

Riparte Bombamusica il laboratorio di Bombacarta dedicato alla musica. Quest’anno ci sono un paio di novità: intanto il luogo, gli incontri mensili si terranno a

Via Panama 9 dalle 13.00 alle 14.45 (dopo il laboratorio di scrittura e prima dell’Officina).

Il tema di riferimento per la scelta del brano di questo mese è lo stesso scelto per l’Officina e cioè Uccidere. Ciascun partecipante sceglie un brano da portare con sé su cd o ipod insieme al testo della canzone (circa 10 fotocopie),  dopo l’ascolto seguiranno brevi riflessioni e commenti. E’ questa una modalità già sperimentata dai Laboratori di Lettura Flannery O’Connor. Per il primo incontro è previsto l’allestimento di un piccolo set acustico per la proposta live di alcuni brani scelti per il laboratorio (da parte di alcuni di noi che suonano).Questo esperimento (se ci piacerà) potrà essere riproposto anche nei prossimi laboratori.

In ogni modo per partecipare  non è necessario essere musicisti ma semplici fruitori di musica, che desiderano confrontare i propri orientamenti musicali con gli altri.

Se c’è qualche musicista interessato mi contatti… Chi non è musicista porti semplicemente un brano su cd,  magari si divertirà ad ascoltare le proposte live di qualcuno di noi..

Per ulteriori informazioni e per scrivermi andate alla pagina dedicata al Laboratorio di BombaMusica

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Tondelli, temporale di grazia

La letteratura è un fatto umano e non è mai qualcosa di neutro nei confronti della vita: questa è una lezione che lo scrittore emiliano Pier Vittorio Tondelli – nato nel 1955 e prematuramente ucciso dall’aids a soli 36 anni – ha dato con lealtà e coerenza fino ad avvertire i propri scritti, come leggiamo nel suo ultimo romanzo, Camere separate, con gelosia e vergogna: «Sente insomma quel libro, o altri che ha scritto, come il suo corpo spogliato. Non una emanazione di sé, una proiezione, un transfert, ma proprio, realmente, il suo corpo». Mi sono occupato della sua opera per anni, a partire dal 1995, colpito dal profondo desiderio si salvezza che esplode in quelle pagine, assumendo ora accenti dionisiaci ora forme legate profondamente a simboli religiosi e a una vita di fede compiuta. Ho voluto studiare Tondelli nella sua biblioteca privata di Correggio, nella quale sono stato accolto dai suoi familiari. Nel totale rispetto dei ricordi dei suoi cari e della vita personale dello scrittore, ho potuto aggirarmi tra i suoi libri, i suoi appunti, le sottolineature… alla ricerca del suo volto più profondo.

Dopo mesi di lavoro, mi restava ancora oscuro il Tondelli che fa il bilancio della sua vita, il Tondelli degli ultimi giorni. Esaminando uno per uno i volumi della sua libreria, nell’estate del 1996, però è letteralmente saltato fuori un volume bianco Longanesi. Si trattava della [Continua »]

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Come si fa a essere un genio?

Che cosa caratterizza una persona che si possa definire “geniale”? Certamente l’ingegno, la sapienza, la cultura, l’intuizione, la capacità di analisi e di sintesi:  tutte queste cose o almeno alcune di esse. Una persona geniale possiede anche caratteristiche apparentemente contraddittorie, per esempio l’intuizione e la capacità di analisi, oppure la creatività e il metodo. Ma queste sono le doti di un genio, ciò che lui possiede in se stesso, che ha sviluppato nel tempo e che lo fanno essere la persona che è. Ma non basta questo per essere una persona geniale. Infatti sono necessarie anche le idee, cioè, anche etimologicamente, le “visioni”, le grandi prospettive piene di contenuti.  Nel suo Journal d’une passion il gesuita François Varillon aveva definito la genialità come “il dono sublime che consente, a chi ne è il fortunato possessore, di comprendere la vita e di esprimerne in modo armonioso la verità e l’universalità”.
Ma quali idee animano la persona geniale? Quelle “chiare e distinte”? Certamente esse sono necessarie, ma il vero “genio”, in realtà è innanzitutto mosso da idee indistinte e non del tutto chiare. I grandi protagonisti delle idee o dell’innovazione in ogni campo, anche di quella di ordine spirituale, in genere non sono mossi da idee prefissate ed evidenti, ma da intuizioni che, alla fine – sebbene prendano forma persino in invenzioni, istituzioni, opere d’arte o sistemi di pensiero – restano sempre mobili, attive, indefinite. La persona geniale ha intuizioni che sono sorgive, colte nel loro momento iniziale:  è visitata da una idea confusa e luminosa. Pierre Teilhard de Chardin, nel suo unico breve saggio sull’arte, ha tradotto questa esperienza con espressioni quali exubérance d’énergie, bouillonnement d’énergie, trop plein de la vie.
In quel che pensa, il genio è mosso da un’idea luminosa, confusa e ribollente per la quale non ha parole adeguate e forse neanche pensieri adeguati. Essa muove e illumina tutta la sua attività, a volte in maniera contraddittoria persino, rimanendo confusa fino alla [Continua »]

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