L'esperienza poetica in un bagno pubblico.

La grotta azzurra è una prosa poetica di Roberto Mussapi che sulle pagine de Il Sole 24ore il critico Giovanni Pacchiano ha recentemente segnalato come uno dei gioielli della letteratura italiana degli ultimi dieci anni. Protagonista di questo racconto definito dall’autore “un poema teatrale in versi, dominato dal suono dell’acqua”, è una ragazza addetta alla pulizia e al presidio di un bagno pubblico sull’autostrada.
Maria è attraente, sensibile, intelligente, ma ha scelto di abbandonare la scuola e di fare questo lavoro umile per aiutare i genitori nello sforzo di ripianare i debiti di suo fratello. Molto diversa da come se l’era immaginata, la vita trascorre nel sotterraneo dell’autogrill dove, passata l’ora di punta, quando la toilette è poco frequentata, spesso la ragazza si addormenta e sogna. Allora l’acqua che scorre nelle tubature del cesso diventa un’acqua immobile, come lustrata da un azzurro eterno, l’azzurro delle mattonelle si trasfigura in quello del mare e Maria ne avverte il respiro profondo /non interrotto come il nostro, / ma lungo, continuo, eterno e incessante / come il ronzio dell’acqua nei tubi. E in mare c’è un uomo giovane e bello appoggiato al parapetto di un piroscafo che la vede nuotare tra le onde mentre lei lotta per rimanere a galla e rimanere in vista. [Continua »]

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When the Wind Blows…

tatiCi sono alcuni uomini che sono “uomini del vento”, che vengono trascinati dal vento oppure che portano con loro il vento, una ventata di novità e vitalità. Per una strana coincidenza (ma poi esistono, le coincidenze?) l’altro ieri ho letto un bell’articolo su Avvenire di Fulvio Panzeri sull’uscita del romanzo “Uomovivo” (Manalive in originale) di G.K.Chesterton e, nello stesso giorno, mi sono rivisto quel grande film che è “Le vacanze di Monsieur Hulot”di Jacques Tati (vedi foto). Ecco due esempi di “uomini del vento”: Innocenzo Smith e Hulot, oppure, ma è uguale, Chesterton e Tati.

Mi sono ricordato di una vecchia officina dove affrontai questo “tema”. Vi è mai capitato di incontrare persone “ventose”? Esistono. Sono persone trascinanti, e quindi molto irritanti. Niente è più irritante del vento, che sbatte le porte, che mette disordine, getta scompiglio, paura, panico… Ma ci sono e forse queste persone, a volte, incarnano anche la santità (e qui viene facile facile citare Giovanni: “il vento soffia dove vuole…”).  [Continua »]

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LMVDM

Di Gipi, Gian Alfonso Pacinotti all’anagrafe, avevo già letto il pluripremiato “Appunti per una storia di guerra” e “Questa è la stanza” (entrambi Coconino Press) e tanto era bastato per farmelo considerare il migliore della nuova generazione di autori di fumetti italiani. Un tratto personalissimo (una vignetta di GIPI la riconoscerei a 10km di distanza), un’incredibile immediatezza comunicativa, una magica capacità di fare disegni “maleducati” ma pienamente appaganti sul piano estetico. Tutte grandi qualità che avevo già riconosciuto, ma nessuna scintilla. Nessun brivido.

Finché, allegato a “l’Internazionale”, è arrivato “LMVDM – La Mia Vita Disegnata Male”, e la scintilla è scoccata. LMVDM ha fatto strike nella mia testa e quando leggo una cosa che fa strike non mi do pace finché non capisco perché. Perché? Cosa aveva in più questo fumetto rispetto ai precedenti? La risposta, udite, è arrivata dalla TV. [Continua »]

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Le strade di Antonia Arslan

Il 24 aprile si celebra la strage degli armeni per mano dei nazionalisti turchi nel 1915. Il primo genocidio del ‘900 (circa 1,2 milioni di morti) è un evento storico rimasto sconosciuto ai più in Italia fino al 2004, quando Antonia Arslan pubblicò il suo primo romanzo. Il sorprendente La masseria delle allodole vinse il Premio Campiello ed ebbe un grandissimo successo di pubblico. Anche perché rivelò un’autrice capace di raccontare fatti drammatici realmente avvenuti senza recriminazioni, ma facendo vibrare la parola scritta di bellezza e di amore per la vita. Alcune settimane fa Rizzoli ha pubblicato il sequel del primo romanzo della Arslan, La strada di Smirne, un altro grande libro. In esclusiva per BombaCarta, ecco la trascrizione di una mia intervista del 26 marzo scorso ad Antonia Arslan in cui emerge tutto lo spessore umano, culturale e spirituale di questa autrice unica nell’attuale panorama letterario italiano.

Sono passati cinque anni dalla pubblicazione del tuo primo romanzo e oggi ci sorprendi nuovamente con un altro splendido racconto. Cosa lega questi due libri?

Ho sempre saputo di dover dare un seguito a La masseria delle allodole. Sentivo dentro di me che le storie narrate in quel libro erano appena iniziate ma non sviluppate completamente. Restava in sospeso tutta una dimensione del racconto ovvero ciò che sarebbe accaduto negli ultimi due anni di guerra e subito dopo. La masseria delle allodole si conclude con la salvezza dei bambini, ma poi cosa succede? Che ne sarà di questi bambini che trascorrono un anno della loro vita in uno scantinato di Aleppo prima di partire per l’Italia con passaporti falsi? [Continua »]

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Spirit on the Water

dylan-spiritVenerdì scorso sono andato a vedere il concerto romano di Bob Dylan.  E’ stato il suo più bel concerto (di quelli che ho visto io) da molti anni a questa parte, almeno dal 2000, da quando cioè è passato dalla chitarra all’organo. Molte emozioni e pensieri si sono affollati nella mia mente e scrivo più per mettere ordine che per comunicare qualcosa di preciso.  Provo a evidenziare 3 punti:

1) il ritorno a casa. Partiamo dal repertorio, dalla scaletta: Dylan ha cantato canzoni risalenti ai primi anni della sua carriera (1962-67) e agli ultimi anni (1997-2007), cioè ha lasciato aperto un buco di almeno 30 anni, scelta da un certo punto di vista inspiegabile, visto che in quei 30 anni ci sono forse le cose migliori della sua produzione. Questa scelta dei due “estremi” della sua parabola musicale mi ha fatto [Continua »]

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In principio era la polvere

Il gruppo indie italiano Una Pura Formalità pubblica nel 2008 il primo Ep “Canti Didascalici”. Tre i brani che compongono il mini album: “Sgravello”, “Il Disillusionista” (duro attacco al Papa e alla dottrina cristiana) e “Il Mio Elogio della Polvere”. Quest’ultima intercettata per l’amara riflessione sul senso della vita e il suo cominciamento. Sullo sfondo, il racconto della creazione nei primi due capitoli della Genesi: “Il Signore Dio plasmò l`uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” (Genesi 2,7). Secondo la tradizione dei Padri della Chiesa, il termine “divenne” può essere tradotto così: (l’uomo) si trasformò in un essere spirituale. In Genesi 1,26 si parla della creazione ad “immagine e somiglianza” [vedi U2], dunque si fa riferimento all’uomo carnale, diventato anima in Gen 2,7.

La crepuscolare “Il Mio Elogio della Polvere” sembra cercare nella Bibbia una spiegazione scientifica sull’origine dell’uomo carnale e dell’universo. Ed è un brano sull’anima, su quella parte più nascosta e spirituale che gli amanti scoprono nell’amore, imprigionata nei corpi destinati a perire, mutuando così un concetto dalla tradizione platonica: il corpo tomba dell’anima. Il termine “polvere” – sterile nella sua potenza generatrice – chiude le ultime strofe della canzone, un paletto che segna la finitudine di ogni storia umana. Destino ineluttabile “abbracciare la polvere”, la morte. Unica forma dell’eterno conosciuta. [Continua »]

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Ian McEwan, Blues della fine del mondo

di Luca Benedetti

Nato come una lettura presso l’Università di Stanford e poi pubblicato nel volume The Portable Atheist: Essential Readings for the Non-Believer a cura di Christopher Hitchens, Blues della fine del mondo (Einaudi, traduzione di Susanna Basso) è un esile ma robusto saggio sul rapporto tra l’uomo e la sua finitezza.
McEwan inizia proprio con i suoi interlocutori, pensando ad una fotografia del loro incontro che un giorno non rappresenterà altro che qualcosa di ormai finito, concluso, passato e forse antiquato, proprio come lo sono per noi, oggi, delle vecchie foto di appena un secolo fa.
Dopo questo incipit freddo e morboso, McEwan allarga il suo sguardo all’umanità intera, con un aneddotico excursus dei movimenti millenaristici medioevali fino alle più recenti aggregazioni religiose statunitensi.
Se prima la fine del mondo aveva come riferimenti scenari apocalittici e fuori dal controllo dell’uomo, oggi potrebbe essere l’uomo stesso a spingere i bottoni sbagliati. Ma McEwan non fa una polemica sul nucleare. Riflette, più che altro, sul bisogno che l’uomo ha di una compiutezza, di dare un volto o un nome alla propria temporalità.

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Contaminatae litterae

Ex Antonii Spadari charta Rosa Elisa Giangoia vertit.

Liber qui ut capsula ad imagines se moventes videndas apta legitur et ut Romanica fabula aspicitur“: quae verba impressa in tegumenti retro Romanicae fabulae ab illo autore cui nomen Gabriele Romagnoli est compositae et Ad tempu ad caelum inscriptae sunt. Quod dictum mutuatur modum proprium contingenti et aestimandi opus singolari artificio factum, cum imaginibus se moventibus coniunctum, quod nunc video appellamus. Videndi modus capsulam ad imagines se moventes aspiciendas aptam in Romanicam fabulam legendam mittitur.

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BombaRoad: lungo la strada con gli U2

“Voglio correre, voglio nascondermi, voglio abbattere i muri che mi tengono dentro. Voglio protendermi e toccare la fiamma, dove le vie non hanno nome”. E’ la prima strofa di Where The Streets Have No Name, storica canzone degli irlandesi U2, la band rock più famosa degli ultimi vent’anni. Il vocalist e capo carismatico Bono Vox, nelle esibizioni live, canta di strade senza nome, correndo da una parte all’altra del palco, per trovare la via del Paradiso, o di un paradiso. La stessa idea che muove BombaRoad, un percorso musicale su strada, nato nel Lab di BombaCarta. La meta è un album, tutto intero, in barba alle playlist personalizzate dell’iPod e alla pigrizia musicale. Una comitiva ha intrapreso il primo pellegrinaggio, passando ai raggi X la novità discografica degli U2, No Line On The Horizon. Un laboratorio su tutto quello che gli U2 hanno espresso nell’album: il sound, i temi trattati, soprattutto l’idea del sacro, la loro cristianità. Si sale in macchina, un pò di benzina per il viaggio e si ascolta il cd, mettendo in pausa un brano, riavvolgendolo, evitando così un approccio superficiale alle canzoni. In sostanza, il laboratorio itinerante è un paziente esercizio d’ascolto, gradevole per le visioni che il peregrinare offre durante la corsa su strada.  [Continua »]

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Letteratura e radio

Tra gli anni ‘30 e gli anni ‘50 la radio raggiunse una diffusione che la mise in grado di concorrere con la stampa. È questo il periodo nel quale scrittori e pensatori come L. Pirandello, Trilussa, G. Deledda, B. Brecht videro nella radio nuove possibilità per la diffusione della cultura e nacquero i «radiodrammi», testi di spessore letterario scritti appositamente per essere letti e diffusi via radio . Il radiodramma si collega alla tradizione del racconto orale, ma impegna l’autore a far interagire la parola, attraverso il montaggio, con le musiche, i suoni e i rumori.

La B.B.C. vanta forse la più ampia tradizione mondiale nel campo della drammatica radiofonica. La prima opera scritta appositamente per la radio fu Pericolo di Richard Hugues, diffusa il 15 gennaio 1924. Questa tradizione, accuratamente seguita, ha fatto del dramma radiofonico un vero servizio pubblico. La prima opera in assoluto però fu La lente di E. Walter e venne trasmessa il 3 agosto 1922 negli U.S.A. dalla stazione WGY. Il 30 ottobre 1938 O. Welles, direttore di una serie di programmi di fiction per la CBS, mise in onda il «radiodramma» La guerra dei mondi: uno dei massimi esempi dell’impatto del mezzo radiofonico e della sua capacità di far interiorizzare l’emotività. Dagli anni ‘30 si diffuse anche la recitazione di poesia alla radio e si comprese subito come [Continua »]

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