di Andrea Monda - 31 Agosto 2008
Osservo le mani di mia madre. E mi ricordo quelle di sua madre, mia nonna. Fino a qualche tempo fa erano molto diverse tra loro ma ora si assomigliano tanto, in particolare le dita mediane, un po’ storte, deformate dall’artrosi. Ma quando è accaduta questa metamorfosi? Difficile dirlo, la crescita, si sa, se è tale è sempre impercettibile. [Continua »]
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di Rosa Elisa Giangoia - 21 Agosto 2008
Margherita Faustini ha intervistato Elena Bono in occasione dell’uscita del suo nuovo libro che contiene due pièce teatrali, Storia di un padre e di due figli e Sere di Emmaus (Le Mani, 2008). Il primo testo, dedicato dall’autrice all’attrice Claudia Koll, è incentrato sulla costante ed ineffabile azione di Dio Padre nelle vicende terrene dei suoi figli, mentre il secondo, che trae ispirazione anche dalla Cena in Emmaus del Caravaggio, sviluppa con originalità il tema del pentimento di Barabba.
La pièce intitolata Storia di un padre e di due figli mette in luce la parabola del figliol prodigo?
In realtà è ispirata alla parabola del figliol prodigo.
Vicenda da cui emergono, in tutta chiarezza, alcuni sentimenti portanti; in primis: è quasi sempre oggetto di maggiore comprensione, da parte dei genitori, il figlio ribelle, trasgressivo, che non il figlio ubbidiente, fedele agli insegnamenti della famiglia…
Spesso è così, perché siamo portati ad amare di più chi ci procura dolore rispetto a chi non ci dà preoccupazione. Del resto anche Gesù parla spesso di sé come pastore che va in cerca della pecora smarrita, di quell’una piuttosto che di quelle altre novantanove tranquille nell’ovile…
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di Rosa Elisa Giangoia - 13 Agosto 2008
La vita dei testi dipende essenzialmente dal riuso; infatti solo i libri che continuano ad essere letti e studiati attraversano il tempo, sono sempre vivi, mentre altri cadono nell’oblio. Questa sorte è toccata, per ragioni ancora da chiarire, alla Tavola di Cebète, per lungo tempo, sicuramente dalla fine del Quattrocento agli inizi del Novecento, molto diffusa e famosa come strumento per esercitarsi nello studio del greco antico, grazie soprattutto alla chiarezza e semplicità dell’espressione, e molto utile per la riflessione personale e la formazione individuale. L’autore della Tavola, per ragioni linguistiche e di altra natura interne all’opera stessa, non può essere il discepolo di Socrate vissuto nel V sec. a. C., ma è ragionevole supporre che sia uno sconosciuto del I o II sec. d.C. che abbia voluto dare prestigio alla propria opera nascondendosi dietro il nome di un personaggio illustre del passato.
Davvero interessante è il contenuto di questo testo, di carattere morale, in veste allegorica. [Continua »]
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di Stas' Gawronski - 12 Agosto 2008
Mentre rientravo a Roma da un rapido viaggio in Francia ho deciso di fermarmi a Viareggio con l’intenzione di recarmi, malgrado il furore balneare, alla Farmacia di Piazza del mercato. La farmacia appartiene da diverse generazioni alla famiglia di Mario Tobino e volevo incontrare i nipoti per chiedere loro il permesso di visitare la casa - lo studio, in particolare - in cui ha vissuto e lavorato lo scrittore de Il clandestino, Le libere donne di Magliano e altri romanzi preziosi. Sono stato accolto con calore e ci siamo accordati per una visita in settembre (c’è qualche bomber che vuole unirsi a me?). Avrei voluto chiedere anche della casa della madre di Tobino, che si trova nell’entroterra, a Vezzano, per la mirabile descrizione che ne fa lo scrittore ne Le braci dei Biassoli, il racconto dei luoghi e delle storie della famiglia materna, ma non volevo sembrare invadente. Non è la prima volta che seguo l’istinto di vedere le case e i luoghi cari di alcuni scrittori a me cari. E non sono il primo certamente. Penso, ad esempio, alla visita di Antonio Spadaro alla casa di Flannery O’Connor negli Stati Uniti del sud o ai numerosi viaggi di Eraldo Affinati sui luoghi della vita e dei romanzi dei suoi “compagni segreti”. Eppure non solo le dimore degli scrittori. Quante volte sono rimasto affascinato dal mistero di una vecchia casa intravista durante un viaggio in treno o in macchina! Quanti usci, quante persiane chiuse, quanti muri su cui erano evidenti le tracce del tempo, hanno suscitato in me un languore, quasi una nostalgia, il richiamo verso una storia sconosciuta, vita di altri che però sentivo improvvisamente pungermi, chiamarmi in causa. [Continua »]
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di Paolo Pegoraro - 7 Agosto 2008
«Posto riservato ai mutilati ed invalidi di guerra»: è il monito che, dimenticato, occhieggia ancora su tram e autobus. Tanto per ricordarci, anche nella ressa quotidiana sui mezzi di trasporto, che la guerra è meno distante di quanto piace credere. Ma veniamo al romanzo di Marc Dugain, vincitore di ben 18 premi letterari. Francia, 1914. Il ventiquattrenne Adrien Fourner sta partendo per il fronte quando incontra la giovane Clémence. Si amano con la voracità della disperazione. Pochi giorni dopo i bei tratti di cui la ragazza si è infatuata vengono spazzati via. Durante la sua prima perlustrazione come ufficiale, una scheggia di granata gli ha polverizzato la mascella superiore, parte del palato, il naso. Adrien perde gusto e olfatto. Lo nutrono dalle narici. Non può parlare per quasi un anno. Adrien trascorre il resto della guerra - quattro anni e otto mesi - nella «prigione bianca», ovvero il reparto maxillofacciale riservato agli ufficiali sfigurati: una vasta camerata candida con le sbarre alle finestre. [Continua »]
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di Luca Miele - 6 Agosto 2008
In origine fu Happy Days. L’America anni ‘70, già ossessionata da invasioni baccellari e incubi apocalittici, ancora impantanata nella guerra del Vietnam, turbata dal (mal)affare Watergate, trovava rifugio nelle vicende leggere e evanescenti di una famigliola media, che più media non si può. Una riscrittura - quella di Fonzie e soci - degli anni ‘50, l’età dell’innocenza, che dava corpo (o meglio casa) a un sogno: l’illusione di un mondo cristallino e trasparente, scevro di tensioni, nel quale l’irrimediabile non esiste, il conflitto è bandito, la morte epurata, la passione ridotta a ossequioso perbenismo, la famiglia murata nel tranquillo ripetitivo teatro del sentimentalismo. Era l’american way of live che abbracciava l’intero globo.
Fu solo l’inizio: altre famiglie avrebbero raccolto il testimone. Come quella stretta attorno al piccolo [Continua »]
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di Rosa Elisa Giangoia - 6 Agosto 2008
Ex Antonii Spadari charta Rosa Elisa Giangoia vertit
Per feriarum tempus placide somno solvimur. Certae cotidianae rerum vices remittuntur et nos tempus nostrum quietius agimus. Quod me ad singulare momentum, nostri diei temporis pretiosum punctum, cogitandum adducit. Fortasse maximum, sed fortasse etiam minime conscium. Momentum quo mane oculos nostros patefacimus, id est cum somno solvimur.
Somno solvi iter, non actus est. Per tempus protenditur: mores, consuetudines, quae saepe tempus volunt, cuique sunt. In nonnullis casibus inest etiam ientaculum vel primus matutinus aer quem animadvertimus cum in viam descendimus vel fenestras aperimus. Iter non solum intimum est: habet lux, locus, cibus, aqua et aer.
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di Gian Luca Figus - 5 Agosto 2008

Sono in viaggio, ho solo pochi minuti a disposizione per segnalarvi la scomparse di un grande scrittore, Alexander Solzhenitsyn. Giusto la scorsa settimana ho ripreso a leggere per l’ennesima volta il suo “Una giornata di Ivan Denisovic“, un libro per me fondamentale. Un libro utile a riprendere il contatto con la vita, evidenziandone gesti semplici, quotidiani, ma carichi di significato. In questo tempo di vacanza, rallentato, lo consiglio vivamente, e in questo modo, farete amicizia con un grande uomo.
Ecco qui un link ad alcuni articoli su Solzhenitsyn.
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di Antonio Spadaro - 1 Agosto 2008
In tempo di vacanza ci si sveglia con calma. I ritmi quotidiani si rallentano e si vive una gestione del tempo più rilassata. Questo mi aiuta a pensare a un momento particolare, un istante prezioso della nostra giornata. Forse il più importante, ma forse anche il meno consapevole. Il momento nel quale si aprono gli occhi al mattino, cioè il risveglio.
Il risveglio è un processo, non un atto. Si distende nel tempo: ciascuno ha i suoi riti, le sue procedure, che spesso implicano tempo. In alcuni casi include anche la [Continua »]
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