Nelle faccende è l'idea.

Per i Bombers in vacanza alcuni versi di Clemente Rebora visto che la villeggiatura è per molti l’occasione per allontanarsi dalla città e trovare finalmente un po’ di silenzio, pace, bellezza, visioni e ritmi più miti. Magari in collina o in montagna. Ecco il momento per un riposo più profondo, integrale, giocato nella contemplazione della natura. Il tempo della vita di tutti i giorni sembra fermarsi, ritrovare una freschezza e un’innocenza perduta (ruscello è il tempo eguale/che non sembra fluire/e l’universo ingenuo si rivela). Di solito, dopo qualche giorno, c’è una distensione interiore, una rinnovata apertura del cuore che si traduce in un’adesione forte al mistero della natura. La potenza del creato ci penetra e in noi diventa passione che ci ricarica e rivitalizza (Il cuor beatamente è un rapimento/D’infinita adesione,/E su dalla natura l’indistinto/Mister si fa passione/Dove circola il mondo), sentiamo fluire lo slancio della creazione che scaccia via da noi ogni inerzia.

Ma quello stesso slancio, nella vita caotica di tutti i giorni, perde leggerezza e trasparenza, diventa più concreto, quasi più reale, come una dura incrostazione sulle nostre giunture interiori (Slancio di creazione,/Perché si duro s’incrosti/Negli urbani viluppi,/O men chiaro traluci/O doloroso affondi?). Pertanto, dopo la contemplazione, dopo la breve pace delle vacanze, cosa rimane? Solo un sogno che sfugge, il desiderio di dissolversi nell’utopia di una continuità edenica tra ciò che la natura ci ha regalato durante la villeggiatura e la nostra convulsa vita in città? Solo la voglia di perdersi nelle immagini del nostro desiderio di infinito e di amore (Mentre vorrei amare/E giovando dissolvermi in voi,). Giammai! risponde il poeta. [Continua »]

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Nuovo Feed RSS

Attenzione! È cambiato il Feed RSS per articoli e commenti: chi lo stesse usando è pregato di aggiornare con i nuovi link (per la cronaca, il sito è passato a FeedBurner). Il feed del BombaPod invece è rimasto lo stesso.

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Online il nuovo sito

È online il nuovo sito. Abbiamo cambiato grafica, manifestazione esterna di una progressiva e quasi ultimata razionalizzazione dei contenuti.

Attualmente appare tutto funzionante: sono state riattivate le news e le sezioni BombaPod e BombaTV sono state incorporate nel blog. Inoltre, da oggi sono disponibili tutti gli editoriali.

Rimangono alcuni errori di visualizzazione in vecchi articoli, come esito di una migrazione imperfetta da un altro database. Potete segnalare al webmaster altre anomalie o incongruenze.

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Lavori sul sito

Approfittiamo dell’estate per una rinfrescatina al sito.

A tratti potreste osservare dei malfunzionamenti: il lavoro è piuttosto complesso (non si tratta solo di un restyiling grafico ma di una riprogrammazione completa) e potrà capitare che qualcosa sparisca per un certo periodo o che vengano presentati dei messaggi di errore.

Al momento infatti sono sospese le “news” e non è stata ancora incorporata nel nuovo blog la sezione BombaTV (sempre reperibile al proprio consueto indirizzo).

Entro alcuni giorni contiamo di tornare alla normalità.

Il nuovo template si chiama “Raymond 2.0″ ed è basato su quello da me precedentemente sviluppato per Asterione.

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Deportee (Disastro aereo a Los Gatos)

Di Woody Guthrie (traduzione di Alessandro Portelli)

La frutta è raccolta, le pesche marciscono/gli aranci sono ammucchiati negli scarichi sotto il creosote/ li riportate in volo al confine messicano/ dove pagheranno tutti i loro soldi per attraversare di nuovo.

Addio, mio Juan, addio Rosalita/ adios mis amigos, Jesus e Maria/ Non avrete un nome quando sarete sul grande aeroplano/ e vi chiameranno soltanto deportees [Continua »]

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Viaggio attraverso le Georgiche II

La vite è cinta da una siepe perché non sia mangiata da bovi e capre selvatiche. (Georgiche II, 371-396) a cura di Maristella Garofalo

Dopo l’invocazione a Bacco, Virgilio entra in argomento con il trattare degli alberi in generale, la cui procreazione, già di per sé varia in natura, è stata ulteriormente arricchita dall’esperienza dell’uomo. Poi il poeta rivolge un pensiero a Mecenate, per assicurarsi che non venga meno la sua protezione, dato che questo personaggio è visto come l’ispiratore della poesia didascalica.  Successivamente si sofferma sul fatto che l’ingegno e l’attività umani possano migliorare la cultura degli alberi per mezzo dell’innesto e dell’inoculazione, tecniche a riguardo delle quali dà indicazioni molto precise, assicurando sul successo dei risultati, pur nella consapevolezza dell’impegno e della fatica che richiedono. [Continua »]

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I radiosi oggetti di Walcott

Derek WalcottMentre qui da noi le pagine della rete alimentano forse anche troppo una discussione su cosa sia la nuova epica italiana, quali dinamiche abbia messo in movimento e quale sia il suo rapporto con l’italico pubblico, che, com’è noto, non è poi così avvezzo alla lettura e spesso si innamora di oggetti-libro che fanno tendenza per poi riporli sullo scaffale; bene, mentre questa discussione infiamma e fomenta senza produrre un gran costrutto oltre all’illusione di essere sul fronte di una battaglia che comunque altri realmente combatte, ecco che la parola di un poeta, smagliante, concisa, mai ridondante viene in soccorso a chi dalla scrittura si aspetta squarci sull’uomo, sul suo destino, sul suo rapporto con le cose, apertura di questo e altri mondi più che discussione su derive, spiriti del tempo e storie di specie.
In un’intervista rilasciata al quotidiano Il Manifesto, Derek Walcott, Nobel per la poesia – ed uno degli ultimi veramente credibili nella storia del prestigioso riconoscimento – così si esprime sul rapporto tra tra parola e mondo.

Come la pittura, la poesia [Continua »]

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La vertigine e il mistero: Abitare nella possibilità

E’ ancora possibile accostarsi alla letteratura con gli occhi della meraviglia? A leggere Abitare nella possibilità (Milano, Jaca Book, 2008) di Antonio Spadaro la risposta è decisamente affermativa. Non solo perché l’autore restituisce alla letteratura tutto il suo “campo di battaglia”, il suo cogliere “il mistero della nostra posizione sulla terra”, ma perché lo sguardo di Spadaro è esso stesso capace di suscitare stupore, di custodire – nella complessità degli argomenti – la scaturigine dell’esperienza poetica.

Spadaro traccia un percorso densissimo che è impossibile richiamare qui in tutta la sua ampiezza. Il cuore della sua investigazione può essere così formulato: la letteratura come passione per il possibile. Il possibile inteso non come fuga o evasione dal reale, ma come ciò che apre il reale ad una dimensione ulteriore, redimendolo dal mutismo e dal frastuono che lo copre. La letteratura insomma come provocazione, nel senso pieno della parola: come qualcosa che chiama il reale ad uscire dai suoi confini e – in questa fuoriuscita – a rivelare il senso che custodisce. Perché [Continua »]

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La gentilezza che spezza il cuore di pietra

Il De profundis, tra le più intense della produzione di Oscar Wilde, è una lunga lettera a lord Alfred Douglas. Perché Wilde l’ha scritta? Per rispondere è necessario entrare almeno succintamente nella biografia dello scrittore. La vita di Wilde è definibile come “estetica”, catturata dalla bellezza e dai suoi riflessi fascinosi. In fondo poi tutto, fino a un certo punto, andò bene nella sua esistenza:  una brava e affettuosa moglie, due bambini, il successo. Ma non durò a lungo. L’affetto per la moglie era fin troppo spiritualizzato ed estetizzante per resistere. I luoghi dove il giovane Wilde, certe notti, si perdeva erano i bassifondi, dove andava alla ricerca di ragazzi sessualmente compiacenti. L’equilibrio creato non poteva durare a lungo e infatti si spezzò quando Wilde fece la conoscenza di lord Douglas. Quest’amicizia portò lo scrittore insieme all’esaltazione e alla rovina economica e morale. La parabola discendente giunse a portare Wilde in tribunale, giudicato e condannato per pederastia. Siamo nell’Inghilterra del 1895. Il mondo di Wilde, già uomo di successo, si capovolse.

Gli anni di carcere furono durissimi, confortati solo da qualche lettura, [Continua »]

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Il lessico della politica: Roberto Esposito

C’è un “buco nero” che sembra risucchiare il nostro tempo: l’ossessione identitaria. L’11 settembre ne è stata la rappresentazione più sconvolgente e allo stesso tempo l’esito di una traiettoria che appare tutt’altro che esaurita. Ovunque viene riaffermata la necessità dell’identità, ovunque si assiste ad un ripiegamento sul locale, sul particolare, sulla dimensione etnica. In questa deriva – dove tutto diventa patria – come viene pensata l’identità? Quale soggettività emerge da questo schiacciamento sull’identità? La cifra di questa identità “avvolgente” è la piena coincidenza del soggetto con se stesso: l’identità è un “pieno” che non ammette contaminazioni. Che basta a se stessa. A sua volta la comunità – intesa [Continua »]

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La polemica su Spoon River prosegue…

In un post precedente mettevo on line un dibattito pacato che si era sviluppato sulle pagine del quotidiano Avvenire (qui la pagina in questione) circa l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Il dibattito era stato ripreso anche da Il Giornale. Infine aveva avuto una reazione da parte di Giorgio De Rienzo sul Corriere della Sera. Ed è questo intervento che mi ha, lo devo dire, ferito. Io in genere preferisco non indignarmi ma argomentare, specialmente davanti a posizioni argomentate, anche se non condivise.

Nella mia breve intervista apparsa su Avvenire ho cercato di fare così, argomentando nello spazio limitato a mia disposizione. Certo io e De Rienzo abbiamo una visione diversa della critica letteraria. Per me la lettura è pratica di coinvolgimento e compromissione radicale con il testo, che diventa carne della mia carne, e come tale dunque certamente viene anche assimilato. O meglio: io vengo assimilato dal testo, in qualche modo. Non c’è libro senza lettore, dice un critico a me caro. Ma non è di questo che intendo parlare qui, ovviamente. E le differenze di impostazione critica per me sono solamente una ricchezza.

Dico che [Continua »]

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In perpetuo maris motu

Ex Antonii Spadari charta Rosa Elisa Giangoia vertit

In suo intimo sermone qui inscribitur Nostra consolationis necessitas ille Suetius auctor cui nomen Stig Dagermann est maxime perspicuus in disserendo videtur: “mortalium consolationis necessitas nullo modo expleri potest”. In optimis chartis ab illo Dagermann scriptis inopiae sensus contra flagrantis sed interdum vehementis cupiditatis alicuius rei maioris, consolationis scilicet faciei cava lineamenta semper est: [Continua »]

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Nell'incessante movimento del mare

Nel monologo Il nostro bisogno di consolazione lo scrittore svedese Stig Dagermann appare di una lucidità assoluta: «il bisogno di consolazione che ha l’uomo non può essere soddisfatto». Nelle pagine migliori di Dagermann il senso di privazione è però sempre il calco vuoto di uno struggente, e a volte impetuoso, desiderio di qualcosa di più grande, di una forma di consolazione, appunto: «Posso per esempio camminare sulla spiaggia e all’improvviso sentire la spaventosa sfida dell’eternità alla mia esistenza nell’incessante movimento del mare e nell’inarrestabile fuga del vento». [Continua »]

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Processo a Spoon River?

Sul numero di giugno di Studi Cattolici è apparso un articolo di Giovanni Romano dal titolo «Spoon River»: antologia di poca fede. L’articolo tenta una rilettura in controtendenza del capolavoro di Edgar Lee Masters concludendo: «Una situazione di incomunicabilità penosa che finisce per scaricarsi in una ventata di emozioni disincarnate e soggettive, perché il suo Cristo ideologico non veicola nessun Mistero né salva il presente. E l’Antologia che parte alla ricerca dell’infinito finisce per incagliarsi nell’autosuggestione». Insomma qualcosa come una stroncatura o un “j’accuse”, forse, che comunque mette al centro della riflessione quest’opera – oggi forse un po’ più in ombra rispetto a tempo fa – e da una prospettiva inedita.

Su La Civiltà Cattolica tempo fa avevo letto l’Antologia facendo le mie riflessioni che, tutto somamto, giungono a conclusioni molto differenti e, per certi versi opposte, rispetto a quelle di Romano. Il quotidiano Avvenire oggi, 2 luglio, ha così dato conto di questo dibattito.

Come vedo io l’Antologia di Spoon River? Rispondendo alla mia intervistatrice, Bianca Garavelli, dicevo che di fronte alla morte non c’è schermo che resista. Ogni esistenza in questo libro è così dipinta come un microcosmo individuale, che però si innalza a descrivere quel macrocosmo che è la vita umana. Già nel 1931 Pavese affermava che la cosa importante di quest’Antologia sta nell’ardore con cui sono affrontati, oltre il particolare momento storico, il problema del senso dell’esistenza e il problema delle azioni che si compiono nella vita. Lo stesso Pavese riconosceva in questo ardore e in questi problemi essenzialmente morali un preciso sapore biblico. Ecco dove si gioca il valore e il vigore dell’Antologia: nella domanda sul senso dell’esistere e sul significato dell’agire morale in ordine a quel senso.

L’abilità di Master sta dunque nell’aver fatto nascere la domanda sul senso proprio nell’aldilà, cioè in una vita già passata attraverso il setaccio che è la frontiera del suo compimento. Se la poesia parla dall’ [Continua »]

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Inside the Church of Flannery O'Connor

from Image Update #149 – July 1, 2008

Supremely sensible, no-nonsense, and dismissive of those who want to extract “meaning” from short stories as if they were opening a sack of chicken feed, Flannery O’Connor doesn’t seem to have had much patience with bad literary criticism. Hers is an intimidating intellect. In her letters and essays, the humor is dry and unsparing, and her contempt for fools (and in particular for those with foolish opinions about fiction) is withering. Going into the field of O’Connor studies as a professional literary critic would seem to take a certain amount of nerve. For one thing, if one makes it to heaven, one may meet her there and have to answer to her.A new anthology, [Continua »]

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