Il I libro delle Georgiche si apre con una breve esposizione dell’argomento generale dell’opera, che tratterà di agricoltura e di allevamento, accompagnata dalla dedica a Mecenate, cui segue l’invocazione agli dèi tutelari dei campi e a Ottaviano, ormai quasi divinizzato. Tutto questo denota l’intento da parte del poeta di creare un poema complesso – pur nel solco della tradizione del genere didascalico –
Meir - il protagonista dell’ultimo romanzo della scrittrice israeliana Savyon Liebrecht - non ha memoria della sua infanzia. Una menzogna ha sbarrato il fluire dei ricordi. La sua memoria è inceppata. Finché la verità - che improvvisa gli viene rivelata dalla madre - rimuove quell’ostruzione. La memoria, come un fiume, prima lentamente poi precipitosamente, torna a scorrere.
L’esperienza del tempo, il conflitto tra tempo e memoria, sono centrali nell’opera della Liebrecht. Già nel suo romanzo più noto, Prove d’amore i fanstasmi del passato - della shoah - tornavano a sconvolgere il presente dei suoi protagonisti. [Continua »]
La letteratura ci supera e ci sorprende, implica l’intelligenza delle cose, la domanda sul senso di ciò che si vive, la meraviglia e il giudizio; scopre mondi e li spalanca davanti al lettore, non importa se in modo realista, o fantastico. Se così non fosse sarebbe vuoto e noia.
In questo libro la letteratura è intesa come qualcosa capace di modificare realmente il modo in cui una persona vive la propria vita.
E’ lo spazio di una apertura: spalanca possibilità, come scrive Emily Dickinson nel verso da cui è stato tratto il titolo: I dwell in possibility, abito nella possibilità… E’ un’esperienza decisiva, mai pianificabile o controllabile e soprattutto irreversibile, tale da poter persino costringere il lettore a un «corpo a corpo», circoscrivendo così lo spazio di un ring, una lotta con l’angelo
La prima parte del volume compone un percorso che attraversa e intreccia i sentieri di critici e scrittori alla ricerca di che cosa sia la letteratura, dei modi di viverla e comprenderla. La seconda parte propone una visione articolata di che cosa sia l’esperienza letteraria, svolgendo in maniera originale i temi dell’ispirazione, della creazione, della fantasia, della narrazione, della lettura e della critica. (dalla IV di copertina)
“Essere innocenti oggi non è né deve essere diverso da quello che è significato essere innocenti da sempre. La presunzione di innocenza è un diritto”.
Inizia così l’intervista ad Antonio Monda, incontrato ancora una volta a Roma, durante la presentazione del suo primo romanzo in una piccola libreria in via Siacci.
Assoluzione nasce dalla voglia di raccontare il diritto che tutti gli uomini hanno a una giustizia giusta, a una giustizia svincolata da quella spettacolarizzazione e da quel compromesso mediatico con cui spesso scende a patti.
E poi ancora l’arte, i film, Napoli e l’affinità elettiva.
Leif Enger, author of the wildly popular Peace Like a River (2001), has recently published his take on the classic Western tale. So Brave, Young, and Handsome is complete with cowboys, train robbers, whiskey, and even the “tang of gunpowder.” But our hero is not the young cowboy referenced in the book’s title. This is the story of an ordinary man: husband, father, and washed-up novelist Monte Becket of Minnesota. Determined to write a follow-up to his popular 1910 adventure novel, Monte has dutifully penned a thousand words a day for five years–to no avail. Then one day he befriends Glendon, an impish man who lives alone in a barn downriver and spends his days building beautiful boats. Threatened daily by the prospect of failure, and enchanted by Glendon’s mysterious joie de vivre, Monte follows a whim–and his wife’s intuition–and boards a train to Mexico with Glendon, who is off to seek forgiveness from the wife he deserted years ago. Monte is motivated by a vague yearning for adventure, and perhaps by the promise of escaping [Continua »]
In principio fu Born to run di Dave Marsh. Per i fan di Bruce Springsteen - che allora erano poco più di una setta, custodi gelosi di un culto misterico che non aveva ancora conosciuto i fasti planetari di Born in the Usa - fu un autentico oggetto del desiderio. Diciamoci la verità: a fare gola non erano solo gli aneddoti riportati da Marsh, il minuzioso racconto della genesi degli album e delle torrenziali maratone dei concerti, ma soprattutto quella galleria di foto, a corredo del libro, che mostravano e rimostravano Bruce: Bruce mentre si lancia nel vuoto con la chitarra con sorprendenti doti atletiche, Bruce sormontato dal gigante con il sassofono, Bruce con la barba, Bruce senza barba, Bruce in lacrime, Bruce senza muscoli, Bruce, Bruce, Bruce. Era il fatidico 1983: c’erano già stati Born to run (senza parole), l’oscuro Darkenss, il vitale The river, il criminale Nebraska, c’era stato il concerto a Zurigo nel 1981 con tanto di migrazione di italiani. Ma mancava ancora qualcosa. [Continua »]
Ad aprile, Antonio Monda, ha presentato il suo primo romanzo: Assoluzione.
Circondato dalla cornice dei suoi affetti provenienti in gran parte dal mondo giornalistico e cinematografico, Antonio Monda ha raccontato le fondamenta, gli ideali e i sogni da cui ha preso forma il suo romanzo d’esordio.
Tantissimi gli spunti suggeriti dall’eclettico autore, nel racconto e nel corso della presentazione.Arte, letteratura, musica, cinema e sport, tenuti insieme dal motivo dominante del libro: lapresunzione d’innocenza, aspirazione alla garanzia di una giustizia per tutti anche per coloro che la società ha già sommariamente condannato.
Tale aspirazione, ad un’ideale di giustizia civile, è indimenticabilmente descritto da un linguaggio limpido, che l’autore ha anticipato leggendo qualche brano del libro e suggerendo anche lo scenario che fa da sfondo. Una Napoli misteriosa e lontana dal tedio di ogni retorica giornalistica, come l’inaspettata presenza di Roberto Saviano ha sottolineato.
…“Non ho mai creduto al mito dell’artista che soffre, o al bohèmien, ma so che chi crede all’ossessione in un ideale è destinato a soffrire. Soprattutto se questo ideale è la bellezza, o la verità, che poi sono la stessa cosa.”…
Tra i testi della produzione letteraria latina le Georgiche, breve poema didascalico-naturalistico, rappresenta un testo che, anche se lo si è accostato in gioventù, magari con fatica linguistica ed inesperienza della vita, merita un’attenta ri-lettura in età adulta, quando la maturità individuale permette un incontro del tutto nuovo con un’opera che nel suo primo approccio può averci lasciato poco o nulla nella memoria, anche se ha contribuito alla formazione personale dando una matrice ad esperienze future e fornendo modelli e paradigmi che operano inconsapevolmente al di là del ricordo consapevole.
Le Georgiche si rileggono per apprezzarne la grande potenza, pervasa dal soffio vitale d’un rapporto incessante tra terra, lavoro umano ed eterna forza creatrice della natura, ma anche per coglierne tutta l’indissolubile bellezza di suono, di parole e di immagini di cui sono intessute. E’ una lettura che comporta un certo impegno, perché è un testo difficile, soprattutto nella lingua originale, di concettosa elaborazione, di allusività mitologica e geografica e sovente anche di controversa interpretazione.
Provo a fare un breve discorso a partire da “New Italian Epic” (di seguito NIE), bel saggio di Wu Ming 1 scaricabile qui. La chiarezza con cui Wu Ming comprende molti libri usciti in Italia negli ultimi 10-15 anni individuando, nella eterogeneità, alcune caratteristiche atte a definire un “filone” con un denominatore comune, mi consente di lanciare un allarme su un vicolo cieco in cui, sostengo, certa letteratura italiana (proprio la “letteratura” di cui Wu Ming parla) si sta infilando. Il saggio si svolge seguendo argomentazioni precise a cui corrispondono conclusioni che condivido appieno. Senza provare a sintetizzare il senso del suo ragionamento, che invito a leggere per intero, con questo breve post vorrei fare quello che non si dovrebbe mai: esprimere un giudizio di valore. L’universo della NIE è un universo in catene. Quello della NIE è un mondo noioso.
Nasce da un contatto autentico il romanzo-diario di Eraldo Affinati. Nasce dall’incontro con Omar e Faris e con tanti altri ragazzi che come loro sono fuggiti dai loro Peasi di origine per arrivare a Roma, nella Città dei ragazzi, storica comunità fondata nel secondo dopoguerra dal sacerdote irlandese John Patrick Carroll-Abbing. In questa comunità, Affinati si ritrova a essere per loro non solo un insegnante ma anche un padre, e come tale decide di accompagnarli da dove sono partiti e guardare assieme a loro la terra che hanno lasciato da bambini e che ora li accoglie “italiani”.
“Tu ti senti italiano o musulmano”, chiede a uno di loro Affinati. “Be’, musulmano dentro e italiano fuori”.
Vestono con jeans e maglietta, questi ragazzi, amano la pizza e la televisione ma conservano le radici di una cultura diversa, fatta di silenzio, di regole tacite, di poche cose essenziali. Hanno imparato l’italiano e con esso la magia di suoni e parole nuove, magia dimenticata per chi come noi ne fa un uso automatico.