Viaggio attraverso le Georgiche I

Il I libro delle Georgiche si apre con una breve esposizione dell’argomento generale dell’opera, che tratterà di agricoltura e di allevamento, accompagnata dalla dedica a Mecenate, cui segue l’invocazione agli dèi tutelari dei campi e a Ottaviano, ormai quasi divinizzato. Tutto questo denota l’intento da parte del poeta di creare un poema complesso – pur nel solco della tradizione del genere didascalico –

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Il tempo e la memoria: Savyon Liebrecht

Meir – il protagonista dell’ultimo romanzo della scrittrice israeliana Savyon Liebrecht – non ha memoria della sua infanzia. Una menzogna ha sbarrato il fluire dei ricordi. La sua memoria è inceppata. Finché la verità – che improvvisa gli viene rivelata dalla madre – rimuove quell’ostruzione. La memoria, come un fiume, prima lentamente poi precipitosamente, torna a scorrere.

L’esperienza del tempo, il conflitto tra tempo e memoria, sono centrali nell’opera della Liebrecht. Già nel suo romanzo più noto, Prove d’amore i fanstasmi del passato – della shoah – tornavano a sconvolgere il presente dei suoi protagonisti. [Continua »]

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Abitare nella possibilità. L'esperienza della letteratura

Cari amici, vi segnalo l’uscita del mio

Antonio SPADARO, Abitare nella possibilità. L’esperienza della letteratura, Milano, Jaca Book, 2008, pp. 302, euro 24,00 – ISBN 978-88-16-40832-6

La letteratura ci supera e ci sorprende, implica l’intelligenza delle cose, la domanda sul senso di ciò che si vive, la meraviglia e il giudizio; scopre mondi e li spalanca davanti al lettore, non importa se in modo realista, o fantastico. Se così non fosse sarebbe vuoto e noia.
In questo libro la letteratura è intesa come qualcosa capace di modificare realmente il modo in cui una persona vive la propria vita.

E’ lo spazio di una apertura: spalanca possibilità, come scrive Emily Dickinson nel verso da cui è stato tratto il titolo: I dwell in possibility, abito nella possibilità… E’ un’esperienza decisiva, mai pianificabile o controllabile e soprattutto irreversibile, tale da poter persino costringere il lettore a un «corpo a corpo», circoscrivendo così lo spazio di un ring, una lotta con l’angelo

La prima parte del volume compone un percorso che attraversa e intreccia i sentieri di critici e scrittori alla ricerca di che cosa sia la letteratura, dei modi di viverla e comprenderla.
La seconda parte propone una visione articolata di che cosa sia l’esperienza letteraria, svolgendo in maniera originale i temi dell’ispirazione, della creazione, della fantasia, della narrazione, della lettura e della critica.  (dalla IV di copertina)

Il libro può essere acquistato anche presso le librerie on line Feltrinelli (clicca qui) oppure presso lo stesso editore Jaca Book (clicca qui)

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Intervista ad Antonio Monda

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“Essere innocenti oggi non è né deve essere diverso da quello che è significato essere innocenti da sempre. La presunzione di innocenza è un diritto”.

Inizia così l’intervista ad Antonio Monda, incontrato ancora una volta a Roma, durante la presentazione del suo primo romanzo in una piccola libreria in via Siacci.

Assoluzione nasce dalla voglia di raccontare il diritto che tutti gli uomini hanno a una giustizia giusta, a una giustizia svincolata da quella spettacolarizzazione e da quel compromesso mediatico con cui spesso scende a patti.

E poi ancora l’arte, i film, Napoli e l’affinità elettiva.

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So Brave, Young, and Handsome. Il nuovo libro di Leif Enger

Leif Enger, author of the wildly popular Peace Like a River (2001), has recently published his take on the classic Western tale. So Brave, Young, and Handsome is complete with cowboys, train robbers, whiskey, and even the “tang of gunpowder.” But our hero is not the young cowboy referenced in the book’s title. This is the story of an ordinary man: husband, father, and washed-up novelist Monte Becket of Minnesota. Determined to write a follow-up to his popular 1910 adventure novel, Monte has dutifully penned a thousand words a day for five years–to no avail. Then one day he befriends Glendon, an impish man who lives alone in a barn downriver and spends his days building beautiful boats. Threatened daily by the prospect of failure, and enchanted by Glendon’s mysterious joie de vivre, Monte follows a whim–and his wife’s intuition–and boards a train to Mexico with Glendon, who is off to seek forgiveness from the wife he deserted years ago. Monte is motivated by a vague yearning for adventure, and perhaps by the promise of escaping [Continua »]

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Aspettando Bruce Springsteen

In principio fu Born to run di Dave Marsh. Per i fan di Bruce Springsteen – che allora erano poco più di una setta, custodi gelosi di un culto misterico che non aveva ancora conosciuto i fasti planetari di Born in the Usa – fu un autentico oggetto del desiderio. Diciamoci la verità: a fare gola non erano solo gli aneddoti riportati da Marsh, il minuzioso racconto della genesi degli album e delle torrenziali maratone dei concerti, ma soprattutto quella galleria di foto, a corredo del libro, che mostravano e rimostravano Bruce: Bruce mentre si lancia nel vuoto con la chitarra con sorprendenti doti atletiche, Bruce sormontato dal gigante con il sassofono, Bruce con la barba, Bruce senza barba, Bruce in lacrime, Bruce senza muscoli, Bruce, Bruce, Bruce. Era il fatidico 1983: c’erano già stati Born to run (senza parole), l’oscuro Darkenss, il vitale The river, il criminale Nebraska, c’era stato il concerto a Zurigo nel 1981 con tanto di migrazione di italiani. Ma mancava ancora qualcosa. [Continua »]

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"Assoluzione" di Antonio Monda

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Ad aprile, Antonio Monda, ha presentato il suo primo romanzo: Assoluzione.
Circondato dalla cornice dei suoi affetti provenienti in gran parte dal mondo giornalistico e cinematografico, Antonio Monda ha raccontato le fondamenta, gli ideali e i sogni da cui ha preso forma il suo romanzo d’esordio.

Tantissimi gli spunti suggeriti dall’eclettico autore, nel racconto e nel corso della presentazione.Arte, letteratura, musica, cinema e sport, tenuti insieme dal motivo dominante del libro: lapresunzione d’innocenza, aspirazione alla garanzia di una giustizia per tutti anche per coloro che la società ha già sommariamente condannato.

Tale aspirazione, ad un’ideale di giustizia civile, è indimenticabilmente descritto da un linguaggio limpido, che l’autore ha anticipato leggendo qualche brano del libro e suggerendo anche lo scenario che fa da sfondo. Una Napoli misteriosa e lontana dal tedio di ogni retorica giornalistica, come l’inaspettata presenza di Roberto Saviano ha sottolineato.

…“Non ho mai creduto al mito dell’artista che soffre, o al bohèmien, ma so che chi crede all’ossessione in un ideale è destinato a soffrire. Soprattutto se questo ideale è la bellezza, o la verità, che poi sono la stessa cosa.”…

Antonio Monda, Assoluzione, Mondadori

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Perché rileggere oggi le Georgiche?

Tra i testi della produzione letteraria latina le Georgiche, breve poema didascalico-naturalistico, rappresenta un testo che, anche se lo si è accostato in gioventù, magari con fatica linguistica ed inesperienza della vita, merita un’attenta ri-lettura in età adulta, quando la maturità individuale permette un incontro del tutto nuovo con un’opera che nel suo primo approccio può averci lasciato poco o nulla nella memoria, anche se ha contribuito alla formazione personale dando una matrice ad esperienze future e fornendo modelli e paradigmi che operano inconsapevolmente al di là del ricordo consapevole.
                 Le Georgiche si rileggono per apprezzarne la grande potenza, pervasa dal soffio vitale d’un rapporto incessante tra terra, lavoro umano ed eterna forza creatrice della natura, ma anche per coglierne tutta l’indissolubile bellezza di suono, di parole e di immagini di cui sono intessute. E’ una lettura che comporta un certo impegno, perché è un testo difficile, soprattutto nella lingua originale, di concettosa elaborazione, di allusività mitologica e geografica e sovente anche di controversa interpretazione.

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Su "New Italian Epic", saggio di Wu Ming 1.

Provo a fare un breve discorso a partire da “New Italian Epic” (di seguito NIE), bel saggio di Wu Ming 1 scaricabile qui. La chiarezza con cui Wu Ming comprende molti libri usciti in Italia negli ultimi 10-15 anni individuando, nella eterogeneità, alcune caratteristiche atte a definire un “filone” con un denominatore comune, mi consente di lanciare un allarme su un vicolo cieco in cui, sostengo, certa letteratura italiana (proprio la “letteratura” di cui Wu Ming parla) si sta infilando. Il saggio si svolge seguendo argomentazioni precise a cui corrispondono conclusioni che condivido appieno. Senza provare a sintetizzare il senso del suo ragionamento, che invito a leggere per intero, con questo breve post vorrei fare quello che non si dovrebbe mai: esprimere un giudizio di valore. L’universo della NIE è un universo in catene. Quello della NIE è un mondo noioso.

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La Città dei ragazzi di Eraldo Affinati

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Nasce da un contatto autentico il romanzo-diario di Eraldo Affinati. Nasce dall’incontro con Omar e Faris e con tanti altri ragazzi che come loro sono fuggiti dai loro Peasi di origine per arrivare a Roma, nella Città dei ragazzi, storica comunità fondata nel secondo dopoguerra dal sacerdote irlandese John Patrick Carroll-Abbing. In questa comunità, Affinati si ritrova a essere per loro non solo un insegnante ma anche un padre, e come tale decide di accompagnarli da dove sono partiti e guardare assieme a loro la terra che hanno lasciato da bambini e che ora li accoglie “italiani”.

“Tu ti senti italiano o musulmano”, chiede a uno di loro Affinati. “Be’, musulmano dentro e italiano fuori”.

Vestono con jeans e maglietta, questi ragazzi, amano la pizza e la televisione ma conservano le radici di una cultura diversa, fatta di silenzio, di regole tacite, di poche cose essenziali. Hanno imparato l’italiano e con esso la magia di suoni e parole nuove, magia dimenticata per chi come noi ne fa un uso automatico.

Eraldo Affinati, La città dei ragazzi, Mondadori

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G. K. Chesterton. Intervista a Ian Boyd

Alla produzione meno nota di Gilbert Keith Chesterton appartiene La Resurrezione di Roma – riscoperta peraltro in anni recenti – quasi un reportage di viaggio dello scrittore inglese nella capitale italiana. Parafrasandone il titolo si può dire che questo sabato, a Roma, ci sarà invece la “risurrezione di Chesterton”. Il merito di questo portentoso evento è senz’altro da ascriversi a “La Civiltà Cattolica”, la rivista dei gesuiti che ospiterà un convegno internazionale sul creatore di Padre Brown, il primo di tale livello in Italia, dedicato al noto narratore.
Ospite d’onore sarà padre Ian Boyd, sacerdote della congregazione di San Basilio, esperto di Chesterton, fondatore e direttore della “Chesterton Review” nonché Presidente del Chesterton Institute for Faith & Culture della Università di Seton Hall nel New Jersey che insieme a “La Civiltà Cattolica”, e all’associazione culturale BombaCarta, ha organizzato la manifestazione. Lo incontriamo al suo sbarco a Roma e ci dichiara subito di essere alquanto colpito dall’apprendere come in Italia Chesterton oggi sia poco conosciuto.
“Mi sembra che le notizie riguardo all’oblio di Chesterton siano esagerate. Negli Usa esiste di recente un grande revival di Chesterton: molti suoi libri sono stati [Continua »]

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Aspettando Chesterton.

In attesa del convegno di domani (14 giugno, alle ore 18.00 presso la sede de La Civiltà Cattolica invia di Porta Pinciana 1, Roma) sul tema: G. K. Chesterton: l’ortodossia del buonumore, ecco alcuni dei mitici detti di GKC, giusto per incuriosirvi:

1) La misura di ogni felicità è la riconoscenza.

2) Tenete  per voi il vostro Byron che commemora le disfatte  degli uomini.  Io verserò lacrime di orgoglio leggendo l’orario  delle ferrovie.

3) Non  e’ l’immaginazione che produce la pazzia; e’ la ragione.  I giocatori di scacchi diventano pazzi, non i poeti; i  matematici, i   cassieri  possono  diventare  pazzi,  non  gli  artisti   che creano… [Continua »]

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Chesterton, un po’ Whitman un po’ Stevenson

CONVEGNO SU CHESTERTON

organizzato da Civiltà Cattolica insieme a BombaCarta e al Chesterton Institute di Seton Hall nel New Jersey

sabato 14 giugno a partire dalle ore 18.00

presso la sede de La Civiltà Cattolica in

via di Porta Pinciana 1, Roma.

Ho conosciuto Gilbert Keith Chesterton (detto per brevità GKC dalle sue iniziali) grazie a Borges. Il poeta argentino non è stato solo grande con i versi e con i racconti, ma anche come critico letterario. A molti autori che poi ho tanto amato sono stato condotto per mano da questa sapiente guida cieca. Borges era uno sfegatato ammiratore di Chesterton di cui scrive:

“Nella sua scrittura restano marcate tracce pittoriche. I suoi personaggi usano entrare in scena come attori e i suoi paesaggi vivacemente sbozzati s’appiccicano alla memoria. GKC visse nel corso degli anni intrisi di malinconia a cui si riferisce con la definizione fin de siecle. Da questo ineliminabile tedio venne salvato da Whitman e da Stevenson. Eppure qualcosa gli rimase attaccato addosso, rintracciabile nel suo gusto per l’orrido. Il più celebre dei suoi romanzi “L’uomo che fu Giovedì”, ha come sottotitolo ‘Un incubo’. Avrebbe potuto essere Poe o magari un Kafka; lui comunque preferì- e gli siamo grati della scelta – essere Chesterton e coraggiosamente optò per la felicità o finse di averla trovata. Dalla fede anglicana passò a quella cattolica, che, secondo lui, è basata sul buon senso. Arguì che la stranezza di tale fede si attaglia alla stranezza dell’universo, come la strana forma di una chiave si adatta perfettamente alla strana forma di una serratura. In Inghilterra [Continua »]

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Audiolibri, cosa sta succedendo in Italia?

Segnalo questo post di Maura Gancitano sugli audiolibri: 

Nelle ultime settimane le librerie italiane sono state invase dagli audiolibri. Le grandi case editrici stanno lanciando sul mercato, infatti, la versione audio dei propri bestsellers. A questo si aggiungono, come si è detto in un altro post, la nascita di nuove società di produzione e la possibilità di comprare anche su iTunes Store laversione audio di grandi classici della letteratura (si legga: “libri liberamente riproducibili, ovvero opere che non sono più protette dai diritti d’autore”). [...]

» da asterione:techno 

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Citofonare Interno 7

citofonoQualche giorno fa mi sono trovata a fare il mio ingresso in una casa in cui non ero mai stata. Dopo aver passato la giornata a parlare di Ingresso (il tema dell’ultima Officina di BombaCarta Roma di quest’anno), infatti, lo scorso 24 maggio, nel tardo pomeriggio, ho preso un taxi che dal Massimo mi ha portata a Via della Marranella.
Sono arrivata con un anticipo a dir poco imbarazzante. Non sapevo se citofonare o meno, dal momento che conoscevo molto poco le persone con cui avevo appuntamento e le immaginavo indaffaratissime, e mentre decidevo cosa fare mi sono resa conto di trovarmi esattamente nella condizione di cui avevamo parlato per tutta la giornata!
Mentre aspettavo che l’anticipo diventasse quantomeno accettabile (siamo tutti bene o male abituati a scusarci per il ritardo, scusarsi per l’anticipo è molto meno naturale!) è arrivata una ragazza, anche lei diretta all’interno 7, così siamo salite insieme. [Continua »]

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