Viaggio attraverso l'Eneide IX
Inviata da Giunone, Iride appare a Turno, lo informa dell’assenza di Enea e lo incita a rompere gli indugi e ad assalire il campo troiano. Riconosciuta la dea, l’eroe latino la saluta e si dichiara pronto al combattimento, dopo aver elevato preghiere agli dei. Guidato da Turno, l’esercito italico si fa avanti in armi; i Troiani, vedendolo avvicinarsi minaccioso, rientrano precipitosamente nelle mura e si dispongono a resistere. Mentre il grosso dell’esercito è ancora lontano, appare sotto le mura Turno con venti cavalieri scelti; dà il segno dell’attacco, ma invano cerca un varco per penetrare nel campo troiano. Allora conduce i suoi contro le navi troiane ancorate nel fiume e tenta di incendiarle. Ma un prodigioso intervento di Cibele salva le imbarcazioni dalla distruzione. Infatti, sotto la minaccia dell’incendio, le navi rompono gli ormeggi, [Continua »]
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La campagna elettorale Usa è non solo l’evento politico per eccellenza, ma anche una gigantesca macchina comunicativa. Abbiamo chiesto ad Alberto Simoni, giornalista di Avvenire, autore di G.W. Bush e i falchi della democrazia (Falzea) e Cambio di rotta. La dottrina Bush e la crisi della supremazia americana (Lindau) e curatore del blog blogwolfie.com, da poco rientrato dal Sud Carolina, di aiutarci a capire come è cambiata e come funziona questa macchina.
Cosa fa di una città una città? Quando la somma dei comportamenti individuali – casuali discordanti conflittuali – diventa città? E’ un gioco di tensioni, fratture, balzi in avanti, scollature a cucire addosso ad una città la sua identità? O qualcosa di più materico: l’intrico delle sue strade, la mappa dei suoi monumenti, il suo tessuto urbanistico, l’umidità delle sue mura, le offese del tempo? Oppure la sua voce, il suo dialetto, il respiro concitato delle parole? E ancora: cosa definisce la vocazione di una città, la sua storia o la sua classe dirigente? Una città può incarnarsi in un progetto e quanto la mancanza di progetto può inquinare una città? Quando le compromissioni, le storture, i vizi diventano abito, diventano “passività”, “recita”, “inganno”, fino a farsi sistema, pelle sulla pelle? E infine: cosa definisce l’identità di una città del sud? La sua distanza, il suo ritardo, la sua irriducibilità rispetto ad una del nord? Come tutti i grandi libri, “Napoli ferrovia” di Ermanno Rea semina domande. E inquietudini. L’io narrante – lo stesso Rea – e l’ex naziskin Caracas si muovono tra le pieghe della città: ansioso di mettere alla prova la sua “vocazione” alla fuga, di resistere alla seduzione del ritorno il primo, che ha abbandonato Napoli nel 1957. Di restituire all’interlocutore il proprio vissuto, di scorgere negli avvenimenti della sua vita una trama, il secondo. Avvolto nelle sue reticenze, lo scrittore. A caccia “di verità assolute“, l’ex naziskin.
La recente scomparsa di Julien Gracq, scrittore francese che ha attraversato tutto il Novecento (essendo nato nel 1910) e che l’ha punteggiato con i suoi 19 libri, pubblicati senza grandi tirature per lettori colti, induce a riconsiderare l’opera di questo narratore, poeta, saggista e memorialista, discreto e riservato, ritiratosi da molti anni a vivere nel suo villaggio natale, estraneo per scelta al mondo letterario della capitale, anche se le sue opere compaiono nel catalogo di Gallimard. Tentato in gioventù dall’impegno politico in area comunista, passato poi attraverso il coinvolgimento della guerra e l’esperienza della prigionia, si è in seguito dedicato in maniera esclusiva (oltre al lavoro di insegnante in un liceo di Parigi) alla produzione letteraria, nella convinzione che il linguaggio è lo strumento che permette di comunicare con il mondo e di conoscerlo misticamente.
Il 17 gennaio si è tenuto il 2° laboratorio di Bombamusica. E’ stato un bell’incontro, iniziato con patatine sancarlo e bibite, caratterizzato da commenti via via più approfonditi sull’aspetto prettamente musicale, e concluso con la voglia di rimanere insieme ad ascoltare altri brani. Eravamo in sei, tra i quali Dante Monda con la sua nuova chitarra che ha chiuso la serata con un bel pezzo dal vivo.
Alessandro Di Nocera è autore di un bel libro (e originalissimo nella grafica) sul mondo del fumetto americano “Supereroi e superpoteri. Miti fantastici e immaginario americano dalla guerra fredda al nuovo disordine mondiale” (Castelvecchi). Alessandro ha risposto ad alcune domane sull’universo del fumetto Usa.
Ecco un testo che condensa l’ambivalenza insita nell’ambiente acquatico per eccellenza, il mare, considerato ora in opposizione alla stabilità/immobilità della terra, ora come elemento assoluto e infinito. Si tratta del romanzo
Obscura in nocte eram et e velivoli fenestrella prospectans nihil aliud quam nigrum colorem heri vesperi videbam. Atqui sciebam sub me non nihil esse: aqua, multa aqua erat. Mare Atlanticum erat. Eboraco Novo Romam volabam et tam velociter suspensus in aere memoriam cursus maritimi per fretum Siculum in navigio repetebam, quod iter facilius, si verum dicere volo, erat. Praeteritum vesperum respexi cum mare maximis fluctibus exasperatum erat et, quamvis haud procul abesse a utraque ora maritima scirem, mihi in alto et maximis fluctibus exasperato mari esse videbatur. Volatus turba et aeris vacuum interdum tolerabilia quam fluctus vehemens sunt. Aqua vehemens esse scit quod solida ut terra et fluida pervadensque ut aer esse scit.
Esce in Italia la prima traduzione mondiale delle poesie di Rowan Williams, primate anglicano. Parole ruvide ed essenziali
È Turno che, al principio del libro, sintetizza in sé l’esplodere del conflitto. Basta che egli porti l’insegna di guerra fuori dalla rocca di Laurento; tutto ciò che accade di seguito sembra scivolare, con naturalezza, da questo primo gesto: i cavalli vengono ferrati, le armi impugnate, tutto il Lazio stringe patti d’alleanza.
