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Redazione - pubblicato il 30 dicembre 2007
È online il terzo numero di BombaMag, la e-zine sulla vita delle associazioni di BombaCarta. Fra le altre cose, ampio spazio è dedicato al racconto di BombaCarta Romania sui giorni trascorsi a Roma in occasione della prima Officina dell’anno. Buona lettura!
Con l’occasione la Redazione fa a tutti i migliori auguri di Buon Anno!

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Michela Carpi - pubblicato il 29 dicembre 2007

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Maria Renda - pubblicato il 26 dicembre 2007
Il sesto libro si apre con le lacrime di Enea per Palinuro scomparso in mare. Fin dall’inizio si impone alla nostra attenzione il tema della morte che sarà centrale in questo libro.
La flotta troiana approda presso Cuma, vicino l’antro della Sibilla, la profetessa ispirata da Apollo. [Continua »]

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Antonio Spadaro - pubblicato il 24 dicembre 2007

Ogni Vita Converge verso un Centro
Espresso – o Tacito -
Esiste in ogni Natura Umana
una Meta -
Ch’essa stessa ammette a mala pena – forse
Troppo bella
Per l’audace Credibilità rischiare.
Adorata con cautela – come un Fragile Cielo -
Raggiungerla
Sarebbe senza speranza, come la Veste dell’Arcobaleno
Toccare -
Eppure per chi persevera – è più sicura – quanto Distante.
Come alto -
alla lenta diligenza dei Santi -
Il Cielo -
Non guadagnato – forse – dalla povera Impresa di una Vita -
Ma poi -
l’Eternità rende possibile lo slancio
Di nuovo.
Emily Dickinson
(traduzione mia)
Sotto le apparenze di un neonato tra le braccia della Madre, Tu sei penetrato nella mia anima. Ed ecco ripetendo e prolungando in me il cerchio della tua crescita, la tua umanità palestinese si è via via espansa in tutte le direzioni, quale un’iride dalle innumerevoli sfumature per cui la tua Presenza, senza nulla distruggere, impregnava animandola ogni altra presenza attorno a me… E tutto ciò perché, in un Universo che mi si rivelava in stato di convergenza, Tu avevi preso la posizione chiave del Centro totale in cui tutto si raccoglie… Fantastico sciame di corpuscoli che – cadendo come la neve dalle profondità dell’ Infinitamente Diffuso ci riporta nel suo turbine…
Pierre Teilhard de Chardin

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Redazione - pubblicato il 24 dicembre 2007
ventuno storie di Natale scritte da vibrisselibraie e vibrisselibrai
Quella del Racconto di Natale è una tradizione pericolosa. Ci si sono cimentati, e magari divertiti, molti Grandi Scrittori: da Christian Andersen, Charles Dickens e Lev Tolstoj fino a – tanto per stare a casa nostra – Luigi Pirandello, Grazia Deledda, Dino Buzzati, Italo Calvino. Senza contare le Poesie di Natale: ci hanno provato, tanto per dire, Guido Gozzano (la famigerata «Il campanile scocca / lentamente le sei», e le sette, le otto, le nove, eccetera), Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti.
Peraltro, è difficile immunizzarsi dal Natale. Perfino chi cerca di ignorarlo snobisticamente (ad esempio incontrandoti per la strada e dicendoti gaio: «Buon solstizio!») o chi, per le sue ragioni che non discutiamo, arriva addirittura a detestarlo, finisce con il confermarne la centralità nel nostro sistema cronologico, familiare, economico, affettivo, gastronomico, religioso («È la dialettica, baby»).
Non sarà un caso se i Pronto Soccorso degli ospedali e i centralini di Telefono Amico sono intasati, il giorno di Natale, dalle richieste di conforto di persone sole e depresse. Perché col Natale bisogna farci i conti: non si può semplicemente decidere di farne a meno.
continua a leggere e scarica l’antologia

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saverio simonelli - pubblicato il 23 dicembre 2007
Nella Poesia Epica l’irlandese Patrick Kavanagh conclude la sua riflessione su localismo e universalità di un tema evocando nientemeno che il fantasma di Omero il quale per fugare ogni suo dubbio afferma testualmente “io in fondo ho fatto di un bisticcio locale un Iliade”. Come può risultarci utile questa citazione? Procediamo con ordine, anzi: ricominciamo. In queste ultime settimane riferendosi dell’ultimo romanzo di Pietro Grossi “L’acchito” (Editrice Sellerio), molti recensori hanno rispolverato la desueta e a volte ostentatamente schifata categoria di epica, giustapponendole, bontà loro, inevitabili cautele in forma di aggettivo del tipo “locale, minimale” e via dicendo. Proviamo allora a sfogliare l’Acchito, seconda opera pubblicata da Sellerio che già aveva dato alle stampe la precedente raccolta di Grossi, quel “Pugni” che arrivò lo scorso anno addirittura in finale allo Strega. La situazione di questo romanzo è [Continua »]

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Antonio Spadaro - pubblicato il 21 dicembre 2007
Mark Rothko (1903-70) è tra le figure più note e amate dell’arte contemporanea. Nella sua produzione matura egli ha abbracciato in modo esclusivo la forza emotiva della luce e del colore. Per Rothko l’opera d’arte ha come vocazione quella di essere non un «messaggio», ma una finestra sulla realtà, capace di trasformare il modo ordinario di vedere le cose. Sfidando l’osservatore a una partecipazione intensa e senza vie di fuga, egli, con le sue tele, apre un abisso che non avrebbe potuto avere che due esiti: Prosegui qui

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Cristiana Dobner - pubblicato il 20 dicembre 2007
Ogni giorno percorrevo la stessa strada, penso di aver inventato il navigator incorporato con qualche decennio di antecedenza e senza alcun brevetto fonte di guadagno.
Salivo una collina e la ridiscendevo, camminavo fra alberi e giardini, respiravo i profumi della terra d’inverno ed i tigli e i caprifogli dell’incipiente estate. Una strada di cui conoscevo ogni svolta e ogni rettilineo. Penso che la pianta dei miei piedi si fosse impressa sull’asfalto e io penetrassi sempre nella stessa, invisibile, orma per attrazione.
Diluviasse o splendesse il sole, salivo la mia collina e dominavo il golfo con il mare ora liscio come l’olio, ora lievemente increspato, ora furioso sotto le sferzate della bora.
I cancelli con i loro ricami metallici, le siepi, le finestre e i loro abitanti di cui ormai le abitudini mi erano ben note.
Incontravo l’astronoma [Continua »]

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Elena Buia - pubblicato il 19 dicembre 2007
Nel cinquantenario della pubblicazione di On the road, BombaCarta, “associazione di riflessione creativa”, e la Casa delle Letterature hanno organizzato il 18 dicembre a Roma un omaggio a Jack Kerouac. Oltre a laboratori di scrittura, letture e proiezioni video, un convegno, intitolato “L’altro Kerouac”, ha proposto un profilo a tutto tondo dello scrittore americano, la cui immagine è sclerotizzata nello stereotipo dell’artista ribelle, gaudente e trasgressivo. Ecco un’intervista ad Antonio Spadaro che è intervenuto al convegno come relatore apparsa su L’Osservatore Romano (18 dicembre 2007)
di Elena Buia Rutt
L’inquieta ricerca spirituale di Kerouac, il suo corpo a corpo con il terribile enigma della vita sono stati recentemente indagati da Antonio Spadaro, dalle colonne de “La Civiltà Cattolica”. Addentrandosi nelle pagine dei diari di Kerouac, recentemente pubblicati da Mondadori col titolo Un mondo battuto dal vento, Spadaro smonta i falsi stereotipi che sullo scrittore si sono accumulati nel tempo e sottolinea come tutta la sua opera sia pervasa da una profonda sensibilità cattolica; una sensibilità viva, pulsante e inequivocabilmente presente alle radici della sua ispirazione.
Jack Kerouac, in una sua autopresentazione, scriveva di essere “non un “beat”, ma uno strano solitario pazzo mistico cattolico”. Quali sono le ragioni per cui questo lato spirituale dell’autore di Sulla strada, in Italia è stato ignorato dalla critica?
In Italia la critica ha restituito un’interpretazione parziale di Kerouac, quella ribelle e trasgressiva, relegando il suo cristianesimo a puro e semplice bigottismo. Sicuramente Kerouac stesso – le cui radici familiari, ricordiamolo, erano cattoliche – mal sopportava una religione intesa come moralismo e visse la sua spiritualità in forme inusuali, selvagge, [Continua »]

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Antonio Spadaro - pubblicato il 19 dicembre 2007

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Antonio Spadaro - pubblicato il 18 dicembre 2007
«Dio, devo vedere il tuo volto questa mattina, il Tuo Volto attraverso i vetri polverosi della finestra, fra il vapore e il furore; devo sentire la tua voce sopra il clangore della metropoli. Sono stanco, Dio. Non riesco a scorgere il tuo volto in questa storia» (1): è la preghiera dello scrittore Jack Kerouac ventiseienne. Riecheggiano le parole del Salmo: «Non nascondermi il tuo volto…», che ritorneranno ancora, in interviste e saggi. Così dieci anni dopo: «Cosa sta cercando? mi chiedevano. Rispondevo che aspettavo che Dio mi rivelasse il suo volto» (2).
«Salmi» è il titolo di una sezione dei diari di Jean-Louis Lebris de Kerouac (1922-69), conosciuto come Jack Kerouac, una delle icone di culto della letteratura (3). Egli tenne nota delle sue vicende e dei suoi pensieri sin dal 1936, quando era ancora adolescente [Continua »]

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Michela Carpi - pubblicato il 16 dicembre 2007

SULLA STRADA DI JACK KEROUACK
Nel cinquantenario della pubblicazione di On the Road, la Casa delle Letterature del Comune di Roma e BombaCarta presentano una giornata dedicata a Jack Kerouac.
Sono previsti: convegno, laboratorio di scrittura creativa, reading letterario e proiezioni video.
Vi aspettiamo martedì 18 dicembre 2007, dalle ore 10.00 alle ore 21.00, presso la Casa delle Letterature in Piazza dell’Orologio 3, Roma.
PROGRAMMA
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Antonio Spadaro - pubblicato il 16 dicembre 2007
(Rosa Elisa Giangoia vertit)
In itinere de via nemo declinare potest. Via non amoena regio sed iter est, quod linea quae assurgit et aliquo ducit. Haud dubie regio falsa esse potest. Enim si Rhegium adire volo et contra Mediolanum peto, tota via erro. Sed me non perdo , ut mihi in regione sine vestigiis fieri posset. Simpliciter…erro. In errorem cado. Via ad perditionem ducere potest, sed donec in medio sumus procedimus, contendimus. Errare sed non in perniciem incurrere possumus. Summum nos distrahere, id est e fascia exire possumus, ad confinia allidere, precipue contra finem quem nunc guard rail appellamus. Limitem tangere vulnerarium quod iter abrumpit est. Viae limes non in longitudinem sed in latitudinem est. Limen non ante nos in caelo ubi oculi non perveniunt est. Iuxta nos esse, nos comitari, interdum nos quoque servare dicere possemus. Limes re vera in ipsa viae natura est. [Continua »]

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Stas Gawronski - pubblicato il 15 dicembre 2007
Quando alcuni anni fa lessi lo splendido La masseria delle allodole di Antonia Arslan, la storia della famiglia di suo nonno Yervant nei giorni in cui il governo turco attuò lo sterminio di oltre un milione di armeni nel 1915 , rimasi colpito soprattutto dalla descrizione della viva semplicità, bellezza e armonia della quotidianità vissuta dagli uomini e dalle donne vittime del genocidio. Il maggior pregio del romanzo dell’Arslan mi era sembrato non solo il contributo alla memoria di un fatto storico che viene tuttora ostinatamente negato dalle autorità turche, ma la possibilità di gustare la mitezza e la vitalità, la fiducia nella vita e la dignità, l’orgoglio e la creatività del popolo armeno. Un libro che denuncia uno dei più grandi crimini contro l’umanità del Novecento senza però lasciarci nello sconforto perché nelle vittime, soprattutto le donne, l’attaccamento alla vita e l’amore per la propria famiglia e per i propri amici sono radicati nel profondo, in una dimensione che pare inattaccabile, anche quando il corpo viene violentato, sgozzato, affamato fino alla morte. Oggi mi sono stupito nel ritrovare questa stessa dimensione di calda e autentica umanità in Heramusch mia nonna di Fethiye Çetin, un’altra storia scaturita dall’inferno patito dalle donne e dai bambini armeni deportati (dopo l’uccisione a sangue freddo di tutti gli uomini) nella cosidetta “marcia della morte” fino ad Aleppo. [Continua »]

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Rosa Elisa Giangoia - pubblicato il 14 dicembre 2007
Margherita Faustini
Conoscevo già tutte le poesie di Elena Bono, per lunga ed antica consuetudine di lettura, ma poter seguire, grazie alla recente pubblicazione di POESIE Opera omnia (Le Mani, Recco – Genova, 2007), le varie sillogi consecutivamente, mi ha permesso di apprezzare, con maggiore senso critico, la loro levatura sia tematica che stilistica. Permeate da intensa spiritualità, le liriche della Bono si collocano tra terra e cielo; condotta in questa dimensione, ho potuto assumere in toto la visione esistenziale dell’autrice. Pur accogliendo, partecipe, le sofferenze del mondo, mai lei dimentica il calvario di Cristo che, ubbidiente al volere del Padre, è giunto all’estremo sacrificio della Croce per donarsi a tutti gli uomini della terra.
Vorrei aggiungere altre considerazioni, ma oggi, giorno in cui il volume Poesie Opera omnia (Le Mani, Genova-Recco, 2007) viene presentato a Chiavari, da Elio Gioanola, preferisco rivolgere alla poetessa delle domande, alcune delle quali costituite da suoi stessi versi.
La sconfitta di Cristo davanti agli accusatori racchiude in sé l’indelebile segno del Suo trionfo? Trionfo che ha cambiato il volto della Storia?
Il trionfo di Gesù consiste nella perfetta accettazione della Croce e nella totale obbedienza al Padre. Davanti a Erode e Pilato, usando la Sua infinita potenza, poteva incenerire con un solo pensiero i suoi accusatori e non lo fece. Ma fino dall’orto degli ulivi, sudando sangue, accettò la volontà del Padre: Sia fatta non la mia ma la Tua volontà.
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