di Luca Miele - 1 Dicembre 2007
Nelle prime pagine de L’insostenibile leggerezza dell’essere Milan Kundera scrive: “L’opposizione pesante-leggero è la più misteriosa e la più ambigua tra tutte le opposizioni”. Quale scegliere, si chiede subito dopo l’Autore? Quale privilegiare? La pesantezza che schiaccia o la leggerezza che invece libera? A dare “densità” all’uno e l’altro dei due termini dell’opposizione, è un altro “elemento”: è il tempo. Solo il tempo (e la memoria del tempo passato) dà pesantezza alla pesantezza. Solo la cancellazione del tempo, solo l’ignoranza, solo l’oblio sottrae, alleggerisce, dà leggerezza. Più ancora che l’opposizione leggerezza-pesantezza, sotto l’opposizione leggerezza-pesantezza, lavora dunque un’altra e più misteriosa opposizione: quella tra memoria e oblio. Tutta l’opera di Kundera non è che una riflessione continua (”una interrogazione meditativa” come la definisce lo stesso Autore ne L’arte del romanzo) su una costellazione di opposizioni: forza-debolezza, pudore-impudicizia, fedeltà-tradimento, [Continua »]
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di Redazione - 29 Novembre 2007
Intervista di Rossana Mitolo al critico d’arte Vito Caiati.
L’arte, generosa fonte di nuovi ed originali nessi tra noi e le cose, offre preziose chiavi con cui leggere la realtà. Ma a noi, chi offre le chiavi per poter leggere l’arte stessa e, nello specifico, l’arte contemporanea? Molte delle opere d’arte contemporanea, ammettiamolo, non sono di facilissima interpretazione. Chi tra noi, infatti, non ha mai dovuto sollevare bandiera bianca, almeno una volta nella vita, al cospetto di un’opera d’arte dei nostri giorni? In quante occasioni ci siamo scervellati per rincorrere invano sensi capaci di placare la nostra curiosità sul significato di un prodotto artistico moderno? Probabilmente, in alcuni casi, abbiamo additato come unica responsabile della disfatta, la nostra assoluta ignoranza in materia, in altri, invece, abbiamo concluso che, oggettivamente, i sentieri che conducono all’arte contemporanea, sono eccessivamente impervi per noi comuni mortali. Bravi chi li capisce, questi artisti: noi possiamo farne senza.“Ma come, l’arte è la nostra linfa vitale!”direbbe un qualsiasi professorone. E allora, io mi chiedo: un’arte di cui spesso non cogliamo il senso, può comunque essere nutrimento dell’anima?
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di Redazione - 28 Novembre 2007
di Elio Paoloni
Rispondere immediatamente, senza formulazioni lambiccate. Cos’è l’eternità? Un susseguirsi infinito di tempo, giusto? Un’infilata di secondi, minuti, ore, giorni, mesi, anni, secoli, ere. Una coordinata orizzontale, una fascia millimetrata inteminabile. Un incubo. Al catechismo nessuno di noi aspirava al Paradiso: quella cosa che comincia dopo la morte, da un’altra parte, e va avanti senza interruzione, senza fine. Giorno dopo giorno a contemplare la luce, senza neppure i comfort sensuali dei maomettani. Che palle. Ma l’eternità è un’altra cosa: è verticale, anzi puntiforme. Non si snoda, [Continua »]
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di Redazione - 26 Novembre 2007
di Guglielmo Spirito
Istanbul, 16 novembre 2007
Mosca. Memoria sbiadita del Museo Puskin. I visitatori si accalcano nella sala, gremita, dove le vetrine custodiscono il così detto “Tesoro di Priamo”, i reperti favolosi, di oro finemente lavorato, che Heinrich Schliemann riportò alla luce durante i suoi fortunosi scavi (1871-1894) nella collina di Hisarlik, ridonando al mondo il sito di Troia, la mitica città cantata da Omero. E, defraudando il governo ottomano, le trafugò in Germania. I russi , sul finire della Seconda Guerra Mondiale, portarono a Mosca la collezione custodita a Berlino…
Così, la Terza Roma (come gli slavofili amavano chiamare Mosca) soppiantò la Seconda Roma (Costantinopoli) anche in questo, così come la Prima Roma credette di essere la discendente e l’erede di Troia, tramite Enea, l’eroico fuggiasco troiano superstite cantato da Virgilio.
Ed io faccio quasi a ritroso il percorso : da Mosca e Roma, via Costantinopoli, fino a Troia… [Continua »]
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di Luca Miele - 25 Novembre 2007
Marco Denti, scrittore e redattore della rivista musicale Buscadero, ha appena pubblicato il libro Rock’n roll (Selene edizioni): una scorribanda, emozionante e competente, nei territori del rock. Abbiamo posto a Marco alcune domande.
Nel film documentario Don’t Look Back, scrivi, “Bob Dylan fa scorrere le parole di Subterrean Homesick Blues scritte, nero su bianco, su altrettanti fogli. L’effetto è curioso perché Dylan cerca di seguire il tempo della canzone, con uno strumento, le parole, che in quel contesto sembrano arcaiche”. La rivoluzione del rock è una rivoluzione che mette in qualche modo da parte le parole, la comunicazione verbale, per far posto all’irruzione sulla scena del corpo? Lo stesso videoclip ha affiancato e sovrapposto alla musica le immagini…
Come ogni rivoluzione che si rispetti ci sono cicli che si completano e si ripetono. Senza ombra di dubbio il rock’n'roll ha spostato l’attenzione verso una certa fisicità che, sì, è il corpo, ma anche l’immagine, le pose, la danza, l’attitudine. Elvis ha [Continua »]
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di Rosa Elisa Giangoia - 24 Novembre 2007
Quando ormai la flotta troiana ha raggiunto l’alto mare, in direzione di Cartagine si vedono levarsi le fiamme e il fumo di un grande fuoco: Enea e i suoi compagni immaginano quanto è avvenuto e ne traggono sinistri auspici. Quasi nello stesso momento una violenta tempesta si abbatte sulla flotta con tale furia che Palinuro, il timoniere della nave di Enea, consiglia di far rotta verso la vicina Sicilia, per evitare la distruzione dell’intera flotta. Enea accetta il consiglio e così le navi, dopo una breve navigazione, riescono a raggiungere la Sicilia senza gravi danni e, per felice caso, approdano proprio nel porto della città in cui regna Aceste, da dove erano partiti pochi mesi prima. Il sovrano accoglie gli esuli e dona due buoi per ogni nave. Enea, il giorno dopo lo sbarco, annuncia ai compagni riuniti la sua volontà di celebrare riti funebri a suo padre Anchise, [Continua »]
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di Antonio Spadaro - 21 Novembre 2007
Rosa Elisa Giangoia vertit
Nunc scribo postquam oculos meos extra fenestram meam conieci. Quartum haec de urbe verba
scribere conor et quotiescumque incepi antea oculos meos extra fenestram conieci. Cur hoc facio, e me quaero? Ego scribo e interiore urbis parte, cubiculum meum domi cuiusdam in interiore urbe est. Contra mihi inspiciendum extra fenestram est, ut si urbs extra esset et ego animi inflammationem illuc extra quaererem, ut si Roma extra esset et ego alio loco essem. [Continua »]
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di Luigi Preziosi - 20 Novembre 2007
Con la sua opera prima “Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani” il torinese Fabio Geda si presenta come uno degli autori più interessanti dell’anno. Tra i pregi del suo romanzo, che compensano ampiamente ingenuità scontate per un esordio e peraltro trascurabili, il più evidente è la capacità di dare anima e cuore al suo protagonista, Emil, raffigurato con tali accenti di verità da renderlo difficilmente dimenticabile. Emil è un ragazzino romeno di tredici anni, orfano di madre, entrato clandestinamente in Italia su un camion carico di riso parboiled e vive precariamente a Torino. Dopo il rimpatrio forzato del padre, in seguito ad una rissa, trova temporaneo rifugio presso un architetto che assume la compagna del padre come cuoca e donna delle pulizie. Emil ha imparato l’italiano leggendo gli album di Tex Willer ( di qui il titolo), ha [Continua »]
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di Antonio Spadaro - 19 Novembre 2007
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di Andrea Monda - 18 Novembre 2007
di Marta Falcone

(Questi appunti personali sul tema del “cuore” sono stati scritti da Marta Falcone, studentessa del 5^ ginnasio del liceo P.Albertelli di Roma, e sono stati raccolti dal suo professore, Andrea Monda)
Quando penso alla parola cuore una serie di immagini, alcune senza senso, mi passano per la mente. Un pezzo del documentario “Cuore” del “Corpo Umano”, visto quand’ero piccola, un corpo con tante linee rosse al posto delle vene, il cuore lampeggiante di E.T., la copertina del libro di De Amicis, il fondo di un vaso e il rosso. Il colore rosso sembra luccicare in tutta la sfilza di immagini-ricordi proposte dalla mia mente. Cuore, basta una sola parola a scatenare un inaspettato vortice di sensazioni contrastanti: dolore, amore, odio, gelosia, gioia, rabbia, felicità… Non associamo forse al cuore tutti i sentimenti che proviamo? Il nostro linguaggio non è ricco di modi di dire costruiti intorno [Continua »]
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