L’appetito d’arte vien mangiando.

Ezia MitoloIntervista di Rossana Mitolo al critico d’arte Vito Caiati.

L’arte, generosa fonte di nuovi ed originali nessi tra noi e le cose, offre preziose chiavi con cui leggere la realtà. Ma a noi, chi offre le chiavi per poter leggere l’arte stessa e, nello specifico, l’arte contemporanea? Molte delle opere d’arte contemporanea, ammettiamolo, non sono di facilissima interpretazione. Chi tra noi, infatti, non ha mai dovuto sollevare bandiera bianca, almeno una volta nella vita, al cospetto di un’opera d’arte dei nostri giorni? In quante occasioni ci siamo scervellati per rincorrere invano sensi capaci di placare la nostra curiosità sul significato di un prodotto artistico moderno? Probabilmente, in alcuni casi, abbiamo additato come unica responsabile della disfatta, la nostra assoluta ignoranza in materia, in altri, invece, abbiamo concluso che, oggettivamente, i sentieri che conducono all’arte contemporanea, sono eccessivamente impervi per noi comuni mortali. Bravi chi li capisce, questi artisti: noi possiamo farne senza.“Ma come, l’arte è la nostra linfa vitale!”direbbe un qualsiasi professorone. E allora, io mi chiedo: un’arte di cui spesso non cogliamo il senso, può comunque essere nutrimento dell’anima?

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Prove tecniche di eternità

di Elio Paoloni

Rispondere immediatamente, senza formulazioni lambiccate. Cos’è l’eternità? Un susseguirsi infinito di tempo, giusto? Un’infilata di secondi, minuti, ore, giorni, mesi, anni, secoli, ere. Una coordinata orizzontale, una fascia millimetrata inteminabile. Un incubo. Al catechismo nessuno di noi aspirava al Paradiso: quella cosa che comincia dopo la morte, da un’altra parte, e va avanti senza interruzione, senza fine. Giorno dopo giorno a contemplare la luce, senza neppure i comfort sensuali dei maomettani. Che palle. Ma l’eternità è un’altra cosa: è verticale, anzi puntiforme. Non si snoda, [Continua »]

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Lettera da Troia

di Guglielmo Spirito

Istanbul, 16 novembre 2007

Mosca. Memoria sbiadita del Museo Puskin. I visitatori si accalcano nella sala, gremita, dove le vetrine custodiscono il così detto “Tesoro di Priamo”, i reperti favolosi, di oro finemente lavorato, che Heinrich Schliemann riportò alla luce durante i suoi fortunosi scavi (1871-1894) nella collina di Hisarlik, ridonando al mondo il sito di Troia, la mitica città cantata da Omero. E, defraudando il governo ottomano, le trafugò in Germania. I russi , sul finire della Seconda Guerra Mondiale, portarono a Mosca la collezione custodita a Berlino…
Così, la Terza Roma (come gli slavofili amavano chiamare Mosca) soppiantò la Seconda Roma (Costantinopoli) anche in questo, così come la Prima Roma credette di essere la discendente e l’erede di Troia, tramite Enea, l’eroico fuggiasco troiano superstite cantato da Virgilio.
Ed io faccio quasi a ritroso il percorso : da Mosca e Roma, via Costantinopoli, fino a Troia[Continua »]

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Il rock'n roll di Marco Denti

Marco Denti, scrittore e redattore della rivista musicale Buscadero, ha appena pubblicato il libro Rock’n roll (Selene edizioni): una scorribanda, emozionante e competente, nei territori del rock. Abbiamo posto a Marco alcune domande.

Nel film documentario Don’t Look Back, scrivi, “Bob Dylan fa scorrere le parole di Subterrean Homesick Blues scritte, nero su bianco, su altrettanti fogli. L’effetto è curioso perché Dylan cerca di seguire il tempo della canzone, con uno strumento, le parole, che in quel contesto sembrano arcaiche”. La rivoluzione del rock è una rivoluzione che mette in qualche modo da parte le parole, la comunicazione verbale, per far posto all’irruzione sulla scena del corpo? Lo stesso videoclip ha affiancato e sovrapposto alla musica le immagini…
Come ogni rivoluzione che si rispetti ci sono cicli che si completano e si ripetono. Senza ombra di dubbio il rock’n'roll ha spostato l’attenzione verso una certa fisicità che, sì, è il corpo, ma anche l’immagine, le pose, la danza, l’attitudine. Elvis ha [Continua »]

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Canto V dell' Eneide

Quando ormai la flotta troiana ha raggiunto l’alto mare, in direzione di Cartagine si vedono levarsi le fiamme e il fumo di un grande fuoco: Enea e i suoi compagni immaginano quanto è avvenuto e ne traggono sinistri auspici. Quasi nello stesso momento una violenta tempesta si abbatte sulla flotta con tale furia che Palinuro, il timoniere della nave di Enea, consiglia di far rotta verso la vicina Sicilia, per evitare la distruzione dell’intera flotta. Enea accetta il consiglio e così le navi, dopo una breve navigazione, riescono a raggiungere la Sicilia senza gravi danni e, per felice caso, approdano proprio nel porto della città in cui regna Aceste, da dove erano partiti pochi mesi prima. Il sovrano accoglie gli esuli e dona due buoi per ogni nave. Enea, il giorno dopo lo sbarco, annuncia ai compagni riuniti la sua volontà di celebrare riti funebri a suo padre Anchise, [Continua »]

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Urbs

Rosa Elisa Giangoia vertit

Nunc scribo postquam oculos meos extra fenestram meam conieci. Quartum haec de urbe verba
scribere conor et quotiescumque incepi antea oculos meos extra fenestram conieci. Cur hoc facio, e me quaero? Ego scribo e interiore urbis parte, cubiculum meum domi cuiusdam in interiore urbe est. Contra mihi inspiciendum extra fenestram est, ut si urbs extra esset et ego animi inflammationem illuc extra quaererem, ut si Roma extra esset et ego alio loco essem. [Continua »]

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Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani

Con la sua opera prima “Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani” il torinese Fabio Geda si presenta come uno degli autori più interessanti dell’anno. Tra i pregi del suo romanzo, che compensano ampiamente ingenuità scontate per un esordio e peraltro trascurabili, il più evidente è la capacità di dare anima e cuore al suo protagonista, Emil, raffigurato con tali accenti di verità da renderlo difficilmente dimenticabile. Emil è un ragazzino romeno di tredici anni, orfano di madre, entrato clandestinamente in Italia su un camion carico di riso parboiled e vive precariamente a Torino. Dopo il rimpatrio forzato del padre, in seguito ad una rissa, trova temporaneo rifugio presso un architetto che assume la compagna del padre come cuoca e donna delle pulizie. Emil ha imparato l’italiano leggendo gli album di Tex Willer ( di qui il titolo), ha [Continua »]

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Save the clean!

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Appunti sul cuore

di Marta Falcone

(Questi appunti personali sul tema del “cuore” sono stati scritti da Marta Falcone, studentessa del 5^ ginnasio del liceo P.Albertelli di Roma, e sono stati raccolti dal suo professore, Andrea Monda)

Quando penso alla parola cuore una serie di immagini, alcune senza senso, mi passano per la mente. Un pezzo del documentario “Cuore” del “Corpo Umano”, visto quand’ero piccola, un corpo con tante linee rosse al posto delle vene, il cuore lampeggiante di E.T., la copertina del libro di De Amicis, il fondo di un vaso e il rosso. Il colore rosso sembra luccicare in tutta la sfilza di immagini-ricordi proposte dalla mia mente. Cuore, basta una sola parola a scatenare un inaspettato vortice di sensazioni contrastanti: dolore, amore, odio, gelosia, gioia, rabbia, felicità… Non associamo forse al cuore tutti i sentimenti che proviamo? Il nostro linguaggio non è ricco di modi di dire costruiti intorno [Continua »]

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Sdegno della nullità e fuoco elettrico

Giacomo Leopardi, Zibaldone 195-6, 1 agosto 1820

Sebbene è spento nel mondo il grande e il bello e il vivo, non ne è spenta in noi l’inclinazione. Se è tolto l’ottenere, non è tolto nè possibile a togliere il desiderare. Non è spento nei giovani l’ardore che li porta a procacciarsi una vita, e a sdegnare la nullità e la monotonia. Ma tolti gli oggetti ai quali anticamente si era rivolto questo ardore, vedete a che cosa li debba portare e li porti effettivamente. L’ardor giovanile, cosa naturalissima, universale, importantissima, una volta entrava grandemente nella considerazione degli uomini di stato. Questa materia vivissima e di sommo peso, ora non entra più nella bilancia dei politici e dei reggitori, ma è considerata appunto come non esistente. Frattanto ella esiste ed opera senza direzione nessuna, senza provvidenza, senza esser posta a frutto [Continua »]

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Presentazione a Messina

Oggi alle 18:00 appuntamento presso il comando militare autonomo della Sicilia Circolo Unificato di Messina, dove Annunziata Antonazzo, responsabile delle Officine di Messina, presenterà il suo libro “La letteratura dimenticata”.

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URBS

città romanacittà romanacittà romanaURBS

Rosa Elisa Giangoia vertit

Nunc scribo postquam oculos meos  extra fenestram meam conieci. Quartum haec de urbe verba scribere conor et quotiescumque incepi antea oculos meos extra fenestram conieci. Cur hoc facio, e me quaero?
Ego scribo e interiore urbis parte, cubiculum meum domi cuiusdam  in interiore urbe est. Contra mihi inspiciendum extra fenestram est, ut si extra urbs essem et ego animi inflammationem illuc extra quaererem, ut si Roma extra esset et ego alio loco essem.
Aedem sacram Sancto Petro dicatam e finestra mea prospicio, sed antequam oculi mei usque ad tholum perveniant, duos homines, quorum solas formas perspicere possum, ad domus cuiusdam tectum struendum intendentes cerno. Illi in urbe sunt. Ego ubi sum?
Me cogitante oculi mei vagant in scriptorio meo ubi liber quidam stat. Qui The Secret of New York Revealed inscriptus est. Alia dicit, non quae vos pro certo ponitis. Non de secretissimo Eboraco Novo peregrinatoribus incognito, de tabernis et de locis ubi vita vera est hoc liber dicit. Sed de Eboraci Novi anima dicit hoc liber cuius ille Thomas  Howard qui illius clarissimi C. S. Lewis scripta curavit auctor est. Tunc animo alias urbes quas novi quod in quibusque totum mensem vixi fingo: Sanctum Franciscum, Neapolim, Genuam, Patavium, Augustam Taurinorum, Londinium, Lutetiam Parisiorum, Messanam. Omnes urbes meae. Quarum cuique anima est, quam descriptiones describere non possunt, quam nullum itinerarium adnotatum explanare potest, ad quam intelligendam contra maxima admixtio et vera corporis contagio necessariae sunt. Cuique urbi natura propria est, quae solum in necessitudinibus nota est. Igitur contra urbs locus qui coniunctiones patet, societates conficit est.
Quomodo hoc facit? In primis cum posita et defixa in radicibus meis sit, si illic, in quadam urbe defixae sunt. Si ego in quadam urbe natus sum, illa urbs hometown mea, id est mea natalis urbs fit.
Urbs natalis mea naturam meam format, me notat; ingenium et mores meos fingit, quid de vita sentiam constituit. Adducere me ad fugiendum vel ad manendum atque adeo potest
Si in maxima urbe nascor, fugere in parvum pagum forsitan cupiam, si contra in vico, in tumultuosam urbem fugere cupiam.
In agresti vico nasci, necessitudinem cum humo, cognationes et usus certos et angustos habere, necesse esse scire ad discendum et ad comparandum labore et industria victum longe ire postulat.
Ruri nasci in animo semper alia loca habere, quod pondus (mihi ad victum comparandum proficiscendum est!) , sed etiam liberatio (proficiscor!) est postulat.
In urbe nasci contra necessitudinem cum itineribus, viis, officinis, tabernis, agribus consaeptis habere et scire te vitam tuam illic, in hoc locorum quibus vis non pulchritudine sed frequentia est reticolo,  agere posse postulat.
Cum urbem primum lustramus ab necessitatibus quae e frequentiis memoriisque nascunt alieni sumus. Tunc vel oritur aliquid quo nobis domi esse videatur (quamvis causam nesciamus) vel extranearum rerum fascinum animadvertimus: res nos quod ipsae pulchrae, non quod frequentes sunt percutiunt. Dum hoc sensus permanet, illa urbs numquam nostra erit.
Sed aliquid subito oriri potest et ergo illa urbs , si nostra natalis urbs non est, urbem electam fieri potest, ubi oculi nostri locos domesticos et ad subigendum faciles videre mirifice possunt. Intellegis non rerum alienarum pulchritudinem loci ignoti venustatem, sed maximum cum vita ipsa, oribus, itineribus, caelo ipso consensum te percuotere. Animadvertis illam urbem sponte sua tecum congruere. Tunc urbs locum ipsum necessitudinem esse, non solum contextum in quo ipsa necessitudo se esplicare (studio et humanitate, negotiis, ludis, etc.) potest ostendit.
Mihi quaestio prima occurrit: ubi sum si mihi ad urbem perspiciendam extra fenestram inspiciendum est? Ita est! Extra mihi inspiciendum est, quod mihi Roma contra intuenda est, facies mea efferenda est ad eam intuendam etiam si in intus ea sum. Ad eam intuendam mihi exire nocesse est, etiam si intus sum. Sum in media necessitudine patente quae me in orbem terrarum immittit.

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L'arte della scrittura

Lu Ji

a cura di Marianna Barilari

Il Wen Fu di Lu Ji è la prima grande dissertazione in cinese antico sull’arte della scrittura, composta in quella che, potrebbe essere meglio definita come poesia in prosa. Se l’inventore della forma fu non è certo Lu Ji, fu comunque lui ad utilizzarla in maniera assolutamente innovativa. In precedenza il fu era stato una forma popolare impiegata quasi esclusivamente nei poemi discorsivi a carattere storico o di elogio nei confronti di capi politici e militari.

Il primo testo cinese dedicato all’uso della lingua è il Da Xue (o Grande Apprendimento) di Kong Zi (Confucio). Il maestro Kong Zi era convinto che tutta la saggezza risiedesse nell’imparare a chiamare le cose con il loro giusto nome e che solo attraverso la “rettificazione dei nomi” fosse possibile progredire verso un’esistenza illuminata. Intuizione doppiamente rimarchevole, se pensiamo che Kong Zi viveva in una nazione più avanzata del pianeta, con una lingua ricca di locuzioni emblematiche, di eufemismi, doppi sensi e ambiguità stratificate carche di polivalenze. [Continua »]

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Ulisse legge

Oggi in quel di Uboldo si è tenuto il secondo appuntamento del Lab Lettura. Gustatevi il report.

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Città: la metropoli è una bestia?

La metropoli è una bestia (scritta in rosso nella foto accanto).

Reduce da un giro telematico nel mondo del fumetto “underground” italiano (anche se la definizione è passata di moda), sono inzuppato di bile. Vulcani in eruzione, bidoni incendiari, palazzi di cenere, recinti per porci, corpi crivellati, teste cubiche, folle ottuse: le migliori energie creative dei giovani disegnatori italiani sono concentrate a spremere acido dalla città in cui vivono. Anche se gli esiti sono spesso di scarsa originalità, l’effetto complessivo è quello di un potente urlo di rabbia, che non può rimanere inascoltato.
Volendo estremizzare, l’idea di fondo è questa: le metropoli sono il luogo ed il simbolo di una grave crisi dei nostri tempi; il percorso del progresso ha subito una inversione a U che vede apparire nelle città gli effetti più evidenti; l’umanità è incamminata verso la propria autodistruzione. [Continua »]

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