Voi siete qui, best off 2007 – lettura di Maura Gancitano

Best Off 2007Il 30 gennaio alle ore 21, in Roma, Libreria Minimum fax, Piazza S. Maria in Trastevere, la nostra Maura Gancitano leggerà un estratto del suo racconto pubblicato nell’antologia Voi siete qui, che raccoglie 16 esordi narrativi, curati da Mario Desiati.

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Scrivere storie in un centro commerciale

E’ stato stupefacente scoprire ancora una volta che è possibile condurre un laboratorio di scrittura nel viavai di un centro commerciale in un sabato pomeriggio. E’ accaduto ieri per la quarta volta in un anno all’IperCoop di Ravenna dove, per tre ore, 45 persone hanno letto testi di narrativa (Cechov, Carmine Abate e Giovanni Lindo Ferretti), hanno svolto diversi esercizi di scrittura e si sono messe in gioco pubblicamente per il desiderio di esprimersi in modo creativo e di imparare a raccontare delle storie. [Continua »]

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Giallo due

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Giallo uno

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Di chi è questa giornata?

«…eppoi il silenzio scenderà su tutta questa avventura e la trepidazione dei cuori di placherà». Alessandro Dietrich pone quest’epigrafe al racconto della sua prigionia a Dachau-Wietzendorf, con la consapevolezza che “quella faccenda” era conclusa, e che in fondo era meglio così. Troppo il dolore, troppe le umiliazioni subite… meglio non parlarne né ai figli né alla moglie. E così il faldone dei suoi appunti rimase dentro una cartellina, dopo la sua morte, per vent’anni buoni. Ricordare. Cosa significa questo spolverìo di cassetti? di chi è questa Giornata della Memoria? a chi e a cosa serve? [Continua »]

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Ricordando Kapuscinski

E così un’altra vecchia quercia se n’è andata. Restiamo senza parole, noi piccole ghiande. Era un magnanimo. Nelle sue parole sentivi il mondo che aveva visto, le persone con cui aveva condiviso il pane, anche quand’era un tozzo; c’erano spazi immensi dentro i suoi silenzi, ore di attesa negli aeroporti, e il silenzio rattrappito di chi sta rintanato in una trincea, senza sapere se in questo minuto, o in quello successivo, ci cadrà dentro una granata. Era venuto a Roma due mesi fa per presentare, in anteprima mondiale, l’uscita di una raccolta di poesie del suo grande amico Czeslaw Milosz. Incontrarlo, ascoltarlo, è stato un dono inaspettato (leggi qui l’ULTIMA INTERVISTA). Al Caffè Greco scelse di leggere una poesia inedita intitolata Cieli; e a rileggerla, avverto tutto il meditato sapore di un testamento spirituale. [Continua »]

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Impegno: forse un nuovo fronte è oltre la Storia?

Non so da dove prenderlo, questo discorso qui. Il tema non è nuovo: letteratura e impegno. La mia idea è che ai fronti tradizionali dell’impegno in letteratura (la denuncia sociale, il romanzo-inchiesta, la testimonianza, la rappresentazione degli sconfitti, la politica in senso lato ecc) se ne sia aggiunto un altro: ritrovare i luoghi della speranza.

Il contesto a cui penso è l’occidente industrializzato contemporaneo. Anzi, piazziamoci un decennio fa, tanto per garantirci un salutare distacco e limitiamoci alla nostra Italia.
Siamo nel 1996, allora, in Italia. La verità: [Continua »]

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Il male senza parole: Stefano Jacomuzzi

All’inizio del 2004, anno che si è rivelato di particolare fortuna per la narrativa breve (1) , è uscita postuma anche un’agile raccolta di racconti di Stefano Jacomuzzi, Il male senza parole e altri racconti per i tipi della Joker, e a cura di Franco Pappalardo La Rosa. L’autore, meglio conosciuto come insigne italianista, negli ultimi anni di vita (è scomparso nel 1996) si è cimentato anche come narratore, pubblicando i romanzi Un vento sottile (1988), Le storie dell’ultimo giorno (1993), e Cominciò in Galilea (1995). Il male senza parole raccoglie sei brevi racconti, non inediti, poiché già tutti pubblicati su diversi quotidiani nell’arco di tempo corrispondente a quello di pubblicazione dei tre romanzi. [Continua »]

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Sul sublime

Sul sublime (Perì ùpsous) è il titolo di un opuscolo redatto in forma epistolare, di cui non è stato ancora possibile accertare l’autore, ma che vari elementi inducono gli studiosi a datare al I sec. d.C., forse intorno al 40. Conservatoci in forma lacunosa da 11 manoscritti, il più antico dei quali, il Parisinus 2036, a cui sembrano risalire direttamente o indirettamente tutti gli altri, è del secolo X, fu fatto conoscere da Francesco Robortelli, che lo pubblicò a Basilea nel 1554. Da allora gli studiosi si impegnarono soprattutto nell’identificazione dell’autore e nella ricostruzione filologica [Continua »]

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La critica "profetica": Giacomo Debenedetti

Giacomo Debenedetti ha vissuto il suo lavoro di critico come un’esperienza ariosa e totalizzante, capace di richiedere un coinvolgimento integrale. Rompendo ogni schematismo, ha vissuto lo studio letterario come un fatto di coscienza, oltre che di competenza, da vivere con un rigore intriso di passione e calore. Forse più di altri ha realmente colto la sostanza di quell’«epica dell’esistenza» che è il romanzo europeo del Novecento, e l’ha saputa raccontare istituendo un patto biografico ed ermeneutico tra se stesso, gli autori, le opere, e soprattutto i personaggi. Debenedetti considera come fare storia del romanzo significhi in realtà fare storia del personaggio. In un colloquio con Cecchi confessava: «quel critico che io vorrei essere, interroga […] le voci, le affermazioni, le negazioni degli artisti, le loro riuscite e i loro errori, appunto per chiarire a se stesso e agli altri il senso e il fine della vita». È esattamente questo ciò che anch’io vorrei essere in quanto critico. Per questo amo Debenedetti. Se la critica dimentica il confronto con il senso della vita è condannata semplicemente ad essere flatus vocis [Continua »]

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Bruciano, bruciano, bruciano…

… A quel tempo danzavano per le strade come pazzi, e io li seguivo a fatica come ho fatto tutta la vita con le persone che mi interessano, perché le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d’artificio gialli che esplodono simili a ragni sopra le stelle e nel mezzo si vede scoppiare la luce azzurra e tutti fanno “Ooooh!”.
                                                                               (da Sulla strada, Jack Kerouac)

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LUTEUM

(L’editoriale di BombaCarta nella traduzione latina di Rosa Elisa Giangoia)

Aliquot diebus ante cum amica mea loquebar. Tunica lanea reticulata rubra cum parva fascia lutea induta erat. Omnia ei aequa erant. Praesertim quod ei crines flavi et coloris candor sunt. Post aliquot temporis puncta non omnia optima esse, etiam si mihi quid discreparet clarum non esset intellexi. Non poteram oculos meos in frontem suam defigere. Postea ei dixi: – A te quaeso ut parvam fasciam tollas.- Sublata parva fascia, oculi mei suam faciem et speciem humanam reciperunt. Luteum in culpa erat. [Continua »]

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… e New York mi guarda dall'alto

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BombaCarta: il fascino della soglia e la felicità bambina

Il 12 gennaio 2007 BombaCarta ha compiuto 9 anni di vita. Festeggiamo questa data con un piccolo post, che è una parte di un messaggio di Angela Caccia, coordinatrice denna nascente associazione di Crotone (le Madie) della Federazione BombaCarta. Si riferisce alla partecipazione a un incontro svoltosi a Cosenza (dove sta nascendo un altro gruppo della Federazione).

Ciò che mi/ci lega a BombaCarta e alla sua struttura è, in fondo, un’incognita. E’ il fascino della soglia: non sei abbastanza dentro una realtà associativa che ti impone un suo grembiulino a cui prestare eterna fedeltà e obbedienza; non ne sei abbastanza fuori per non sentire una comunanza di valori e soprattutto di umanità. Un’umanità strana, connotata dalla diversità eppure legata da un fil rouge. Attraverso la struttura di laboratori tu la ricerchi, la insegui, l’acquisti e la perdi, la recuperi e la smarrisci, ti pesa, ti allieva, ti ingombra [Continua »]

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La cosa più semplice del mondo

Raymond Carver non è fra i miei autori preferiti. Capirete quanto trovi paradossale io stesso il fatto che, se dovessi indicare solo tre brani di narrativa o di poesia fra quelli che amo di più, ebbene tutti e tre sono opera di Carver (“Una pacchia”, “Cattedrale” ed “Ultimo frammento”). Da anni mi interrogo sulla questione ed ormai non posso che accettarla così com’è. L’unica constatazione che mi è possibile è che evidentemente questi brani hanno avuto su di me l’effetto di una rivelazione sorprendente: hanno squarciato un velo, tolto una benda dagli occhi. Voglio concentrarmi solo sul terzo, “Ultimo frammento”; sì per il contenuto, ma anche in virtù del senso (anche biografico) che ha per l’autore stesso: è il suo epitaffio, il che lo fa suonare come una sorta di testamento poetico. Rimando all’articolo di Antonio Spadaro su RaiLibro (o ancor meglio al testo che gli ha dedicato, “Carver – un’acuta sensazione di attesa”, Edizioni Messaggero) altre considerazioni, soffermandomi solo sul punto per me essenziale. [Continua »]

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