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Stas Gawronski - pubblicato il 29 dicembre 2006
Ecco la pagina del Diario del laboratorio di scrittura creativa di Bombacarta a Roma relativa all’incontro del 13 Dicembre 2006. Ha collaborato alla stesura del testo Agata Fuso.
Ogni testo di narrativa rivela la percezione della vita del suo autore. Ci sono testi amari, imbevuti di disincanto e di sfiducia. Altri, invece, anche quando raccontano episodi drammatici, sono capaci di speranza. Ce ne rendiamo conto a partire da una bella prima stesura di un racconto di Stefania. È la storia dell’incontro tra un uomo dagli “occhi liquidi”, seduto tra alcune baracche di lamiera sotto i ponti di una tangenziale, la sigaretta in bocca e un cane tra le braccia, e una giovane donna giunta a un punto di non ritorno della sua esistenza. Una donna bisognosa a tal punto di una parola che l’aiuti a superare lo stallo in cui si è fermata la sua vita che, nel prestare attenzione a quest’uomo e nel guardarlo intensamente negli occhi, le sembra di “nuotare in un lago e più parlava più la consistenza del tempo cambiava”. [Continua »]

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Redazione - pubblicato il 29 dicembre 2006
di Rita Lia
Cutro, 27/12/2006
Aria di festa. Atmosfera delle grandi occasioni a Cutro, la sera di mercoledì 27 dicembre. Un parterre super, con rappresentanti delle istituzioni politiche e civili. L’Associazione culturale “Le Madie” Cutro – Crotone e l’Amministrazione comunale sono riuscite a inventarsi una manifestazione all’insegna dell’originalità [Continua »]

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Antonio Spadaro - pubblicato il 25 dicembre 2006

“Untitled, 1985″ di Keith Haring
Il vero Natale si nasconde a me da qualche parte ed è immobile, è sacro, è scuro, è pazzo… Coni Re Magi che vengono dal sottosuolo, una Vergine Marina del ghiaccio e della neve, un Giuseppe degli alberi, Gesù come una stella… Presto sarà l’alba, il rosa si spanderà sui campi di neve senza macchia…
The real Christmas is hiding somewhere from me and it is still, it is holy, it is dark, it is insane… With Wise Men from underground, a Virgin Mary of the ice and snow, a Joseph of the trees, a Jesus like a star… Everythings is saved… Soon dawn, the rosy spread over pure snowfields.
(Jack Kerouac, from “Home at Christmas”)

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domenico di tullio - pubblicato il 24 dicembre 2006

Thor Kunkel, che nella quarta di copertina dispiega la sua zazzera spiovente e lo sguardo allucinato da montatore di film porno, è uno dei più controversi e discussi scrittori di lingua tedesca, pur non avendo, anche per motivi anagrafici, divise delle Waffen SS in armadio (cfr. il premio Nobel G. Grass). Con Pornonazi (Fazi, 2006) si cimenta in un temi difficili, capaci di incendiare il più timido dei critici letterari. Nel libro i due elementi che compongono l’astutamente ardito titolo vengono mescolati con mestiere, insieme a sfondi Berlino e Tripoli anni ‘40, Marlene Dietrich plus Afrika Korps [Continua »]

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Elena Buia - pubblicato il 23 dicembre 2006
Horrors… not me, orrore, non io, fu la prima reazione di Flannery O’Connor, alla lettera di Suor Evangelist, dove le veniva richiesto di scrivere la storia di Mary Ann Long, una bambina morta di tumore all’età di dodici anni e curata per nove dalle suore della casa per malati di cancro “Nostra Signora del Perpetuo Soccorso” di Atlanta. Correva la primavera del 1960 e la grande scrittrice cattolica, diffidando di quelle vicende di pargoli devoti che “tendono ad essere false”, suggeriva alle suore di scrivere loro stesse la storia della bambina, mentre da parte sua avrebbe provveduto all’introduzione del racconto. Nasce così A Memoir of Mary Ann originale, coraggiosa (e diciamo pure sconcertante) visione del problema del male secondo Flannery O’Connor. E’ cosa nota che l’autrice, seppure affermasse di scrivere non benché cattolica, ma perché cattolica, con le sue storie violente [Continua »]

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Redazione - pubblicato il 23 dicembre 2006
Cari Bombers,
è stato pubblicato sul sito l’ultimo numero dell’anno della e-zine di BombaCarta: il numero di Dicembre di Gas-o-line.
Lo trovate, insieme a tutti gli arretrati di Gas-o-line, nella pagina dedicata a Gas-o-line all’interno del sito: http://www.bombacarta.com/?page_id=16.
Auguriamo a tutti una buona lettura.
BUON NATALE e FELICE ANNO NUOVO
La Redazione

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Stas Gawronski - pubblicato il 20 dicembre 2006
Cari Bloggers di BC, ecco una pagina del Diario del Laboratorio di scrittura creativa di BombaCarta a Roma. Il Diario, curato ogni settimana da uno dei partecipanti e dal sottoscritto, consente a chi frequenta il laboratorio di ritornare sull’esperienza fatta qualche giorno prima e di mettere a fuoco alcuni aspetti particolari del “narrare” emersi durante il lavoro comune di lettura e scrittura.
Condizione fondamentale per vivere con continuità e pienezza l’esperienza della lettura e della scrittura è il raccoglimento. Ne parliamo dopo aver letto un breve testo di Marcel Proust in cui viene descritta la “pergola” in cui “il silenzio era profondo” e “ogni rumore cessava”; un luogo nascosto che lo scrittore francese ricercava per mettere una distanza tra sé e gli altri, per raccogliersi in se stesso. Il testo di Proust è lo spunto concreto per un esercizio (da svolgere durante la settimana) che vuole essere un’occasione per prendere coscienza della propria capacità e volontà di riservare uno spazio alla scrittura e alla lettura. [Continua »]

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Marco Piferi - pubblicato il 19 dicembre 2006
Guillemots, Through the Windowpane
Visto che il Mercury Music Prize, il premio più prestigioso del panorama musicale inglese, consiste in una vincita in denaro, sarebbero bastati solo un po’ più di decenza ed un minimo di coraggio ad assegnare il riconoscimento ad una delle più preziose sorprese del 2006 piuttosto che agli Arctic Monkeys, che di quei soldi davvero non sanno che fare dall’alto delle classifiche di mezza Europa. I Guillemots, nome controverso del rock britannico – urie in italiano, cioè animali simili ad uccelli marini – gruppo composto da musicisti che [Continua »]

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Redazione - pubblicato il 17 dicembre 2006
Questo racconto di Demetrio Paolin è una riflessione sulla scrittura. Nella mailing list di BombaCarta ha acceso un ricco dibattito che, sicuramente, finirà sulla nostra e-zine. Non resta che augurarvi buona lettura.
C’è la chiesa che praticamente è sul fiumiciattolo.
Ha le pareti di pietra grigia e misera. Non sta in alto, questa chiesa, ma sotto.
Tutto il paese incombe. Il campanile, per dirti, arriva all’altezza del ponte, che collega l’abitato alla via Salaria. Quindi se siamo quaggiù, come ora che è notte e tira un vento umido che ti fa le ossa molli, non vediamo niente del paese. Siamo intabarrati e io ho tirato pure su il cappuccio della giacca, mentre tu tieni i capelli sciolti e sei bella, di una bellezza strana che s’intona a questa pietra a questa notte a quest’acqua corrente.
Qui, ci dice l’uomo, erano le prigioni. Le ultime persone che furono chiuse dentro – e ci indica una porticina che si apre su di un muro, senza finestre o sbocchi, ma chiuso – erano delle partigiane.
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Marco Piferi - pubblicato il 17 dicembre 2006
Sodastream, Teatro Sanzio, Urbino, 10 dicembre 2006
Dieci anni di musica insieme, quattro album, un live ed una manciata di ep, hanno suonato in giro per il mondo tutto questo tempo e a loro dire il teatro di Urbino che li ospita per questa tappa italiana è lo spazio più bello nel quale abbiano mai suonato. E’ difficile pensare quanto siano stati tenaci i Sodastream, duo australiano originario di Melbourne, in questi anni sempre più difficili per la musica internazionale. E loro lo sanno bene, visto che è anche attraverso la vendita diretta dei loro cd alla fine dei concerti che si sorregge finanziariamente il loro progetto. I Sodastream sono [Continua »]

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Andrea Monda - pubblicato il 16 dicembre 2006
Di recente, anche in lista, si è discusso sul fatto, sollevato da qualche critico italiano, che la narrativa italiana sarebbe poco avventurosa perchè troppo “piena” di famiglia. Invece la realtà è l’esatto opposto: c’è poco avventura perchè c’è poca famiglia. Lo aveva detto, un secolo fa, con la solita grande intelligenza, Gilbert Keith Chesterton. Ecco qua un brano tratto dal saggio Eretici, buona lettura!
Alcuni saggi della nostra decadenza hanno portato un serio attacco alla famiglia. L’hanno contestata, a mio giudizio, su basi errate; e i suoi difensori l’hanno difesa, e difesa su basi errate. La comune argomentazione a favore della famiglia vuole che, nella tensione e nell’instabilità della vita, essa sia pacifica, piacevole e armoniosa. E c’è un’altra difesa della famiglia che è possibile e, ai miei occhi, evidente; che essa non è pacifica né piacevole né armoniosa. [Continua »]

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Andrea Monda - pubblicato il 11 dicembre 2006
Mentre ascolto le note dell’ultimo, struggente (già dal titolo: Orphans) album di Tom Waits, goloso lettore di Kerouac, rifletto (e scrivo così, quasi di getto) su quanto ha detto Eraldo Affinati su Kerouac, nella tavola rotonda del 9 dicembre sul tema della frontiera nella letteratura americana. Affinati, tra l’altro, ha raccontato la fine di On the road, il famoso romanzo del suddetto scrittore. Pare che (io, lo confesso, non ho mai letto On the road) il protagonista del romanzo, dopo aver a lungo viaggiato, si ritrovi davanti alla propria casa a gridare come un matto finché qualcuno da sopra non lo invita a salire su a prendersi una tazza di cioccolato. Più o meno questo il finale.
Più o meno il finale de Il signore degli anelli. [Continua »]

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Katia Marino - pubblicato il 11 dicembre 2006
Prendo spunto per questa riflessione da un articolo di Marco Bobbio, pubblicato sul numero di Panorama di sabato 2 dicembre.
Scrisse ai suoi tempi Pablo Neruda in Cento sonetti d’amore: “Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio o freccia di garofani che propagano il fuoco: t’amo come si amano certe cose oscure, segretamente, tra l’ombra e l’anima”. I giovani di oggi, invece, quando non sfogano le proprie passioni amorose attraverso giganteschi e coloratissimi murales, imbrattando intere facciate e pareti di scuole ed altri luoghi pubblici [Continua »]

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Rosa Elisa Giangoia - pubblicato il 10 dicembre 2006
Mundum intueri homines videre et res videre valet.
Homines et res semper varii sunt. Igitur mundum videre colores videre valet. Sed haec alium super alium, alium in alio non variant. Machinae ad potionem coffeam parandam color ravus in roseo meae manus colore non variat. Color ravus ravus est et roseus color roseus est, etiam si rosea manus mea ad illum raveum sumendum cum eius rei forma se exaequanda est. Etiam duo corpora nuda quae appropinquant [Continua »]

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Antonio Spadaro - pubblicato il 9 dicembre 2006

• Non si può parlare dell’avventura se non si ha una idea della «frontiera». Leggo nel classico The liberation of American Literature (1932) di Calverton: It was the frontier which … released energies of impulse and aspiration.
• Parlare di avventura significa parlare di qualcosa che ad-viene da «altrove».
• E parlare di altrove significa riferirsi a un limite che separa e congiunge due territori.
La letteratura statunitense ha una delle sue più profonde radici proprio nella figura della frontiera. Già nel 1784 John Filson invitava nel suo Kentucke a non perdere l’occasione di raggiungere «la terra della promessa, dove scorre latte e miele (the land of promise, flowing with milk and honey)». Da Filson a Jack Kerouac si sviluppa l’archetipo culturale legato alla frontiera e la figura del Nuovo Adamo che cerca di mantenere intatta la propria innocenza nell’Eden del Nuovo Mondo, fuggendo dalla civiltà verso la wilderness. In Filson è il Kentucky, in Kerouac – cioè nel mezzo dell’era industriale e della motorizzazione di massa – è il viaggio on the road lungo la raw land that rolls in one unbelievable huge bulge over to the West Coast (terra nuda che [Continua »]

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