Un bel romanzo

Il formidabile protagonista del nuovo romanzo di Eric-Emmanuel Schmitt, fortunato autore del recente Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, è Oscar un bambino di dieci anni, malato terminale di leucemia. Che morirà presto nessuno glielo dice ma proprio questo glielo fa capire. Tutti mentono e non dicono le cose come stanno, perché “..se dici “morire” in un ospedale, nessuno sente. Puoi star sicuro che ci sarà un vuoto d’aria e che si parlerà d’altro”. Tutti mentono, soprattutto gli adulti e, in primis, quei “vigliacchi” dei suoi genitori. Per fortuna c’è Nonna Rosa.

Così Oscar chiama, a causa dell’età avanzata, la dama di carità che come molte sue colleghe francesi, col tipico camice rosa, assiste volontariamente i malati terminali. Nonna Rosa è per Oscar la Verità. [Continua »]

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Il potere e la gloria

Il potere e la gloriaIl potere e la gloria, scritto dal cattolico inglese Graham Greene nel 1940, a seguito del suo viaggio in Messico, è un libro “sanamente” scandaloso (non a caso all’epoca fu messo all’indice dal Sant’Uffizio): le peripezie di questo prete, di cui l’autore non indica nemmeno il nome, vigliacco e peccatore, possono tranquillamente turbare la coscienza dei cattolici più chiusi e rigidi. Eppure ci troviamo di fronte ad uno dei grandi romanzi cattolici del ‘900.

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I Racconti di Padre Brown

Chesterton“Quando Chesterton scrive un racconto poliziesco scrive qualcosa che va al di là di quel genere, che non ha d’altra parte niente di disonorevole, visto che fu inventato da Poe e coltivato da Dickens. Ma i racconti di Chesterton sono anche altro: intanto qualcosa come un quadro, poi come un dramma, infine come una parabola. E i suoi paesaggi, e i suoi personaggi che appaiono come attori al momento di entrare in scena, sempre così vivi, evidenti”.

La riflessione è forse del più grande estimatore dello scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton e dei suoi racconti polizieschi, il poeta argentino Borges …
il poeta argentino Borges che di quei racconti profetizzò anche l’immortalità: “nei suoi racconti è sempre suggerita una spiegazione magica, grazie alla quale se il genere poliziesco morrà – cosa non impossibile, dato che il destino dei generi letterari sembra sia quello di sparire – i racconti di Chesterton saranno ancora letti in virtù della poesia che racchiudono e di quella magia”. [Continua »]

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I colori di una federazione: 27-29 ottobre 2006

Dal 27 sera al 29 ottobre si è svolto a Roma l’incontro annuale della Federazione BombaCarta. Grande la ricchezza dell’esperienza vissuta. Sono stati splendidi giorni nei quali abbiamo condiviso storie e passioni (che insieme fanno l’esperienza).

Riportiamo un articolo tratto da Romasette che ha anticipato l’incontro.

Colori. Quello che forse più ci colpisce del visibile, i raggi solari che diventano oggetti, luce, movimento. È questo il tema che accompagnerà, per il 2006-2007, gli amici di BombaCarta, associazione per «l’esercizio e la riflessione sull’espressione creativa», come recita il sottotitolo nella home page del sito internet, fondata dal gesuita padre Antonio Spadaro. «È un “tema generatore” – dice a proposito dell’argomento scelto per il nuovo anno –. Non è un rigido binario lungo cui portare avanti le discussioni, ma serve a ispirare il lavoro futuro». Secondo padre Spadaro, si tratta di «un ponte interessante per comprendere la realtà: essa ci si manifesta attraverso il colore, che invece spesso è visto come qualcosa di accessorio, come un belletto». [Continua »]

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aperture n.11

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La piramide arcuata

Bruno ROMBI, La piramide arcuata, Liberodiscrivere, Genova 2006, pp. 94, € 13,00

Il recente romanzo di Bruno Rombi, La piramide arcuata, è un testo ardito e impegnativo, innovativo nel modo stesso di concepire e organizzare il romanzo di cui assottiglia la componente dell’intreccio a tutto vantaggio di un complesso approfondimento della riflessione esistenziale. La trama diventa quindi un pretesto, o meglio una struttura esile che fornisce spunti ed occasioni di meditazione, nonché situazioni di forte valenza simbolica in un intreccio tra realtà e sconfinamento nell’immaginario. Il protagonista è un uomo di nome Eros, nomen omen come si comprenderà pienamente alla conclusione della vicenda, che compie un viaggio, secondo la più antica, tradizionale e consolidata, ma sempre aperta a valenze plurime, tipologia del testo narrante, sia in poesia che in prosa. Eros, individuo, ma anche dantescamente espressione dell’umanità tutta, visita l’Egitto, attraversa l’Africa, solca anche il Mar Rosso giungendo fino al Sinai e alle terre teatro di scontro oggi tra Ebrei e Palestinesi, ma non è un turista in cerca di souvenir o di emozioni superficiali, bensì un uomo che ha sofferto l’esistenza e che spende, nella ricerca della verità, quanto gli rimane d’essa (p. 12). [Continua »]

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Gas-o-line n°61 + Il Giornalino di BombaBimbo – Ottobre 2006

Gas-o-lineCari Bombers,
in una veste grafica tutta nuova, più leggera e compatta,, ecco che arriva il numero di Ottobre di Gas-o-line.
E per la quinta volta quest’anno viene allegata una nuova uscita del Giornalino di BombaBimbo.
Li trovate entrambi, insieme a tutti gli arretrati di Gas-o-line, nella pagina dedicata a Gas-o-line all’interno del sito: http://www.bombacarta.com/?page_id=16.

Auguriamo a tutti una buona lettura.

La Redazione

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L'anima mangiata di Martino Bux

Bux, il protagonista di Vita precaria e amore eterno di Mario Desiati (Mondadori), cammina sulle onde.
Sono i rumori assordanti che spezzano i cieli siciliani, rombi di aerei militari in transito sulla grande base NATO aeronavale nel Mediterraneo, quella di Sigonella negli anni Ottanta, quelli del riarmo nucleare, degli euromissili Cruise destinati a Comiso e arrivati a Sigonella, utilizzata anche come scalo tecnico delle forze aeree americane dirette nel golfo Persico per la guerra in Iraq.
I missili Cruise a Sigonella sono nell’83, nell’85 ci saranno il sequestro dell’Achille Lauro, Abu Abbas in aereo egiziano e Craxi difensore della integrità del territorio italiano, nell’82 a Palermo c’era stato l’omicidio Pio La Torre. [Continua »]

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Colors

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Colorati, individuati, unici

Andrew Rutt, Everything That Rises Must Converge (hand woven wool carpet, 133 x 107.5, 2005)

Il colore non è la patina esteriore delle cose, non ne è il rivestimento spalmato in superficie. Il colore è inerente alle cose e di queste è proprietà essenziale. L’infinita molteplicità dei colori insieme con la percezione soggettiva di questi può facilmente far cadere in errore, portando a considerare il colore come attributo illusorio e passeggero della cosa.
Mentre infatti percepisco questo rosso, questa mela ad esempio, proprio ora, proprio qui, al tempo stesso intuisco il rosso, la forma, l’universale. Le essenze sono nelle cose e attraverso le cose le conosciamo.
Se entriamo in una stanza al buio, la nostra vista è oscurata, mentre il chiarore riflesso da una superficie illuminata abbaglia il nostro sguardo. È impossibile guardare in faccia l’assoluto: l’assoluto sfugge, non si mostra, si rarefà. Il colore è uno dei pochi elementi sensibili rispetto a cui l’altisonanza del concetto si piega spontaneamente all’umiltà della cosa: i nostri pensieri sono neri, vediamo rosso, and sometimes we feel blue. Tra gli estremi del bianco e del nero, i colori, con la loro specificità, dettaglio, varietà, individuazione. Colori separati, ma in relazione tra di loro e compresi tra due estremi.
Così siamo noi, le cose, il mondo: colorati, individuati, unici. E presenti a una domanda di assoluto.

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La semplice complessità di Claudio Damiani

Claudio Damiani è un poeta che stimo molto. Quando ho letto le sue due principali raccolte, Eroi e La miniera (Fazi), non ho potuto nascondermi il mio stesso stupore: dunque si può fare poesia anche così? Indubitabilmente era poesia, anche se scritta con le parole più semplici di questo mondo; niente di artefattamente prosastico, nessun artificioso prosciugamento del testo; ma un parlare blando e mansueto, e non per questo meno vero. La poesia non ha per lui alcuna aura sacrale, piuttosto è uno strumento della vita quotidiana, un atteggiamento, una compostezza che caratterizza ogni gesto. Anche nella sua ultima raccolta (Attorno al fuoco, Avagliano, 2006, pagg. 100, euro 10,00) ho trovato le parole-chiave a lui care: ordine, naturalezza, pulizia, stare fermi, stare zitti. Parole che s’impongono delicatamente, come uno stupefatto silenzio di bambini.
Caro Claudio, a sei anni da Eroi affronti alcune tematiche nuove…
«Attorno al fuoco l’ho scritto tra il 2000 e il 2004, e racconta della famiglia come cellula che contiene in sé un fuoco polemico, che si rompe e si ricompone in un altro modo. E poi c’è il terremoto quotidiano di una guerra senza fronti, [Continua »]

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What does "color" mean?

What does “color” mean? What is the relationship between color and my life?

The answer would appear obvious, to the point of seeming rather banal. Could you consider life without considering color? Can you begin to think about a black-and-white life, or your life in black and white? For even black and white are colors too, are they not?
A life without color would be a void. Being for us is colored.

Color is the way through which the world comes to me. It is a powerful channel of relationships, of communication. Color establishes attraction and repulsion, sets up combinations and atmospheres. Color changes the reality of an environment.

There are those who identify color with something changeable or superfluous, like fashion, or illusive. Lips colored with lipstick, or the latest shade of cashmere tie… As «color» in these instances is optional and interchangeable, then surely we can live without it…

But, this isn’t true. Or better still, the fact that color is variable and changing may be a clear sign of life. The poetry written by Gerard Manley Hopkins (that Attilio Bertolucci defines “powerfully explosive”) helps us to understand that true beauty is always pied beauty.
«Pied beauty» is the title of one of his best known poems and in which Hopkins gives glory to God

for dappled things –
For skies of couple-colour as a brinded cow;
For rose-moles all in stipple upon trout that swim;
[...]
All things counter, original, spare, strange;
Whatever is fickle, freckled (who knows how?)

Passion for what is unstable and original, for what is changing, is not a simple interest for strangeness. It is passion for what comes forth, exuberant like water rising from a spring. This pied beauty, multicolored, variegated, flecked and speckled is the sign that nature is never spent. It is never exhausted, it doesn’t run out.

Death is there; ready to snuff our exuberance, ready to blot and to black out all things. The realty seems to be drawn into an enormous darkness. But to these dark thoughts we hear Hopkins shout: Enough!! From his view point, darkness wrestles color in a constant, but hopeless duel because color will not relinquish the mantle. Our destiny is not the darkness, but the dayspring, the day that springs forth from the dawn, the beginning and fresh origin of the day.

But to understand all this we need to have our eyes open, for if we see the world’s vivid palette in all it’s color, our voices can join Hopkins in saying

There lives the dearest freshness deep down things.

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Qual è il senso del colore?

Qual è il senso del colore? Cosa hanno a che fare i colori con la mia vita?

La risposta sembra ovvia. Anzi: la stessa domanda può apparire quanto mai banale. Si può pensare una vita senza colori, una vita in bianco e nero? No!
Ma, in realtà, anche il bianco e il nero sono colori! Dunque una vita senza colori per noi sarebbe vuota. L’essere per noi è sempre radicalmente colorato.
Il colore è uno dei canali attraverso il quale il mondo viene a me, è un potente canale di relazione, di comunicazione: il colore crea attrazione e repulsione, crea abbinamenti e atmosfere. Il colore contribuisce a fare della realtà un ambiente.
Eppure c’è chi identifica il “colore” con qualcosa di cangiante, superfluo, come il trucco, ad esempio, nel senso più illusorio del termine: i capelli tinti, le unghie smaltate, etc… A volte sembra che il colore sia opzionale nel senso che, dato che può cambiare, se ne può fare a meno.

E invece non è così. Anzi: proprio il fatto che il colore sia mutevole e cangiante può essere un chiaro segno di vita. La poesia di Gerard Manley Hopkins (che Bertolucci definisce un «piccolo pacco d’esplosivo ad alto potenziale») ci aiuta a capire che la bellezza vera è sempre “pied beauty“, cioè “bellezza screziata”, da cui prende il titolo una sua splendida poesia. In essa Hopkins dà gloria a Dio

per le cose chiazzate ­
per i cieli d’accoppiati colori come vacca pezzata;
per i nèi rosa in puntini sulla trota che nuota
[...]
Per tutte le cose contrarie, originali, impari, strane;
quel ch’è instabile, lentigginoso (chi sa come?).

La passione per l’instabilità, l’originalità, per ciò che è cangiante non è puro interesse superficiale per la stranezza. Essa è invece passione per ciò che è sorgivo, esuberante come acqua di fonte. Questa bellezza variopinta, picchettata, macchiettata, instabile nella durata (fickleness) e nella forma (speckled) è il segno che la natura non è mai esausta (nature is never spent), non si esaurisce e non si spegne.

Certo, ci sono cose, come la morte, che sembrano sporcare e spegnere (blots black out): tutto sembra invece affogare in un enorme buio (enormous dark). Eppure a questi pensieri “bui” Hopkins grida: Enough!, cioè Basta! Il buio lotta con i colori un duello che, a suo parere, non lo vedrà vittorioso.
Perché il destino dell’uomo è ” dayspring“, alba, momento iniziale e sorgivo del giorno.

Ma per comprenderlo è necessario un occhio acuto, capace di vedere i colori del mondo, le sfumature e i colori pastello, capace di cogliere, per dirla con Hopkins, la “freschezza più cara” che “vive in fondo alle cose”.

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