aperture n.2

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Cuteness

In un saggio pubblicato lo scorso anno sul numero estivo della rivista “Critical Inquiry” (*), Sianne Ngai, professore di letteratura a Stanford, presentava una lista di concetti estetici recenti quali glamorous, whimsical, luscious, cozy rileggendo il modernismo americano (in particolare Tender Buttons di Gertrude Stein) alla luce di uno di essi: il cute.
Questo termine, oggi d’uso comune negli U.S.A. e traducibile con grazioso, carino, tenero, assunse il significato corrente all’inizio del Novecento quando l’incremento della produzione industriale americana, spingendo al lavoro fuori casa gran parte della popolazione, ridefinì la visione del focolare domestico e le aspettative degli adulti nei confronti della prole.
Si diffuse allora l’immagine di quello che lo storico Gary Cross chiama il New Kid: un bambino ideale in cui le attitudini alla vivacità e alla vulnerabilità caratteristiche dell’infanzia sconfinano nell’animalità e nell’inferiorità, concorrendo a rinforzare negli adulti l’idea di una superiorità compiaciuta e amorevole. Nacque, dall’idealizzazione vittoriana del fanciullo, [Continua »]

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Morrissey: Ringleaders of the Tormentors

Ogni nuovo disco di Morrissey, sia chiaro, è ben altro che una semplice uscita discografica. Come è chiaro che per lui la musica non è mai contata troppo: pace fatta con la stampa dopo le accuse (infondate?) di sostegno dell’estrema destra nazionale da quel di Finsbury Park quando si presentò avvolto nell’Union Jack per essere cacciato tra fischi e insulti, ogni sua dichiarazione, ogni intervista supera per forza comunicativa la sua produzione artistica.
Ringleader of the Tormentors è stato scritto e registrato a Roma, città che sembra aver avuto una certa influenza su di lui considerando gli ultimi scatti fotografici che lo ritraggono nella posa di un San Sebastiano martire con tanto di frecce e ferite sanguinolente. Agli ultimi concerti, inoltre, Morrissey ha preferito presentarsi in abiti clericali piuttosto che la bandiera, e sembrerebbe che God e Jesus siano diventati quasi gli unici interlocutori dei suoi ultimi testi.

Dopo anni dallo scioglimento degli Smiths che, ormai è evidente, nel cuore degli inglesi e non solo, occupano uno spazio simile a quello dei Beatles (dubito che siano in tanti ancora a non esserne d’accordo), il loro ex-leader ritorna dopo svariati dischi solisti di alterne reazioni, cambi repentini di collaboratori e non so quanti processi alle spalle a difendersi da alcuni di questi, con un lavoro che rinvigorisce il seguito dell’artista annoverando giovani, che ignorano il suo glorioso passato, tra gli eterni fan che invece quel passato, lo ricordano, spesso a malincuore, benissimo.
Morrissey, forse a sua insaputa, si ritrova ad essere quel personaggio influente che aveva per un po’ smesso di rappresentare. Le sue canzoni tornano alla radio, il suo nome nei cartelloni dei festival internazionali più importanti e le copertine dei mensili specializzati sembrano chiedersi chi aveva preso il suo posto fino a questo momento… [Continua »]

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La mia "storia infinita" di letture

Mi sono chiesta spesso il motivo per cui rileggo volentieri libri già letti, una seconda o una terza o anche un’ennesima volta, e ho trovato in me varie risposte: ho bisogno di essere rassicurata, il nuovo mi spaventa con le sue incognite, in un libro già letto mi muovo come in un territorio conosciuto, in una storia di cui conosco lo svolgimento e la conclusione, … desidero rinnovare sensazioni, emozioni già provate….

Sono risposte che non mi convincono, pur avendo in sé una parte di verità, perché sono curiosa verso il nuovo, mi piace scommettere su un progetto che ho costruito da sola o insieme ad altri, affrontare le incognite della realizzazione sia pure con lo sguardo volto sempre alle possibilità positive: mi piace vedere nel seme la pianta o l’albero che possono nascere, evidenziare in una persona che apparentemente non ha qualità eccezionali, possibilità preziose che intuisco, anche se non mi nascondo le difficoltà e gli ostacoli che potranno forse deludere le mie aspettative.
Tanti i motivi.
Poi ho cominciato a riflettere su che cosa mi spinge a riprendere in mano un “vecchio” libro e mi è apparso chiaro che non è certo un’idea, anche bella ma astratta a darmi l’input, non una riflessione profonda che ricordo, ma piuttosto le emozioni, impressioni, sensazioni ad esse collegate: non è tutto un libro a tornarmi in mente e spingermi a riprenderlo in mano, ma quasi sempre singole parti, passaggi, parole, anche in un contesto che giudico magari non di grande valore.
Per questo ho talvolta difficoltà a ritrovare un passo, una frase, che non ricordo dove [Continua »]

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aperture n.1

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Mamma Saffo

Anticipiamo dal sesto numero di BombaSicilia

saffo
Cerco nella mia libreria qualcosa che possa illuminarmi sul tema della genitorialità. Dapprima prendo in considerazione le vicende del mito: forse sarebbe interessante partendo dalla tragedia analizzare come le colpe si trasmettono inesorabilmente di padre in figlio, in una sorta di perversa contaminazione genetica che finisce con l’annientamento della stirpe, ma immediatamente tutto ciò mi pare troppo esasperato. Vado in cerca di lidi più quotidiani.
Cerco nella mia mente e tra i libri qualche immagine femminile che possa soccorrermi. Immagino Andromaca che stringe tra le braccia il piccolo Astianatte, Ecuba che si lacera il petto pensando ai figli morti, Medea che dice sulla scena «è cento volte meglio imbracciare lo scudo piuttosto che partorire una volta sola» [Continua »]

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Gas-o-line n° 56 – Maggio 2006

Gas-o-lineCari Bombers,
finalmente, dopo lunghe attese ecco a voi pronto e tirato a lucido l’ultimo numero della e-zine di BC: il numero di Maggio di Gas-o-line.
Lo trovate, insieme a tutti gli arretrati di Gas-o-line, nella pagina dedicata a Gas-o-line del sito: http://www.bombacarta.com/?page_id=16.

Auguriamo a tutti una buona lettura.

La Redazione

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Sguardo ottimista

Sapevate che essere ottimisti fa bene al cuore? E che la serenità è contagiosa?

Tuttavia, è ancora possibile al giorno d’oggi essere ottimisti? E’ possibile ovvero guardare al futuro e farlo serenamente? E, soprattutto, l’ottimismo è fattibile a tutti? Come spiegarlo, per esempio, ai tanti giovani, spesso demotivati, del nostro Paese ed in modo particolare a quelli del Sud?

Queste domande sono strettamente connesse alle caratteristiche proprie del tempo e dello spazio in cui viviamo e, soprattutto, sorgono come esigenza propria della vita, che non si può concepire se non aperta al futuro e ad un futuro che comprenda, soprattutto per una persona giovane, la possibilità di realizzare sé stessi nella maniera più completa possibile. Pare che il termine “ottimismo” sia stato usato per la prima volta da un gruppo di Gesuiti di Trevoux, nei “Memoires di Trevoux” del 1737, in riferimento alla dottrina di Leibniz, anche se il concetto che esprime risulta di gran lunga più antico. Il termine fu particolarmente [Continua »]

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e la presente / e viva, e il suon di lei…

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Compagni segreti

Ho appena terminato Compagni segreti. Storie di viaggi, bombe e scrittori, l’ultimo libro di Eraldo Affinati, e il primo pensiero, dopo questa appassionante lettura, è andato ai ragazzi della scuola.

Non perché il sottoscritto abbia qualche particolare legame con il mondo dell’istruzione. Ma per il gusto d’avventura, meraviglia e profonda solidarietà umana che ho provato nel leggere questa raccolta di recensioni e di racconti (autobiografici) di viaggio dello scrittore romano nella sua prima opera pubblicata da Fandango (i romanzi, ahimè introvabili, sono pubblicati da Mondadori).

E cioè il gusto di certi libri di grande potenza della mia infanzia e prima adolescenza (penso, ad esempio, a L’isola del tesoro di R.L. Stevenson, La storia del terzo Reich di W.L. Shirer o a La verità perduta di Bruno Tacconi), un periodo in cui purtroppo la letteratura incontrata a scuola mi giungeva insipida, legnosa o addirittura ostile.

C’era una grande differenza tra i libri che trovavo a casa o che mi dava mio padre e le letture che dovevo affrontare per l’ora di italiano. E la differenza era data, il più delle volte, per la mancanza di passione o, al contrario, per la passione astratta, idealistica e per me, quindi, incomprensibile, con cui i professori di italiano mi davano da mangiare bocconi di versi e di prosa. La solita vecchia storia dell’insegnamento, niente di nuovo.

Ma, proprio per questo, credo che il libro di Affinati sia un libro importantissimo, anzi fondamentale. Un libro da leggere a scuola. Al posto di Calvino, per esempio. Perché sono pagine che fanno venire la passione per la letteratura, gli scrittori, i viaggi, i luoghi del mondo, la grande Storia e – lo dico senza il timore di essere retorico – per la vita: la propria vita, percepita come occasione irripetibile di indagine e sorpresa, ma anche la vita intera, dall’alfa all’omega, quella del cosmo misterioso nel quale passa il tempo di ognuno e di tutta l’umanità. [Continua »]

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Affidamento, intimità e rigenerazione: l'arte di dormire

Alcyon Sleep di Rodney Graham

Disteso sul sedile posteriore di un furgone, mentre le immagini della periferia di Vancouver si riflettono sul suo pigiama di seta blu, Rodney Graham dorme beato. Autore e protagonista del video di 26 minuti, intitolato Alcyon Sleep, l’artista canadese sperimenta e rappresenta una delle caratteristiche principali del dormire:l’affidarsi. Come un bambino si abbandona al movimento cullante della macchina, come un bambino si fa portare. Eppure nel video chi guida non si vede, ma ci deve essere…perché in quel guidatore ogni fiducia è riposta. [Continua »]

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L’arte della Fuga nelle mani di un talento

Ramin BahramiComunicato stampa

L’arte della Fuga nelle mani di un talento.
La nuova stella del pianismo internazionale, Ramin Bahrami, a Urbino per eseguire l’opera di Bach.

Martedì 16 maggio rappresenta una data che tutti gli appassionati di musica devono segnare in rosso: al Teatro Sanzio di Urbino, alle ore 21,00, l’acclamato pianista Ramin Bahrami, indicato come l’erede naturale di Glenn Gould, eseguirà L’Arte della Fuga (Die Kunst der Fuge BWV 1080) di Johann Sebastian Bach.

Il concerto costituisce una delle due uniche date italiane del tour europeo che l’artista ha concesso prima di dedicarsi alla incisione dell’opera per la Decca.

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Un nodo d'acciaio

Nell’antologia Un nodo d’acciaio, pubblicata dalla casa editrice ExCogita e curata dall’associazione TarantoViva, non c’è posto per disfattisti, piagnoni o narratori dall’inchiostro d’aria. La questione non è di certo nuova – purtroppo – ma resta estremamente seria, e perciò non si scherza: Taranto e Ilva. E il nodo che li lega e che li stringe, soffocando via via ora un capo ora l’altro.
Cronache, racconti, resoconti, ricordi, riflessioni e analisi economico-sociali gettano luce su alcune delle tante sfaccettature di una città al cospetto di un ingombrante stabilimento siderurgico. Due mondi paralleli – dalla ormai comune polverosa anima rossa − le cui vite si incrociano, si invadono e si fondono, talvolta annullandosi. Ilva come erma bifronte? Anche, ma non solo. Lavoro e sostentamento da un lato, infortuni e inquinamento dall’altro. Ma Ilva anche come tassello fondamentale di un processo che porta il capoluogo jonico a meditare sulla possibilità di ricercare una nuova vocazione economica.
A firmare gli svariati contributi sono stati giornalisti, scrittori, fotografi, illustratori, [Continua »]

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Domenico di Tullio: occupazioni e culture non conformi

Centri Sociali di DestraGiovedì 18 maggio,ore 21.00, A Roma in Via Napoleone III n. 8, presso l’associazione di Promozione sociale CASAPOUND si terrà la presentazione del libro “Centri Sociali di Destra – Occupazioni e culture non conformi”. Interverranno Alberto Castelvecchi, editore e uomo di Sinistra, Pietrangelo Buttafuoco, scrittore e giornalista gioiosamente oltre la Destra.

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TEENWRITERS parte I: “Un'espressione che mostrava un cuore lacerato”

La storia non è male. Scena prima. Benedetta incontra Sergio e capisce (dal suo sguardo) che qualcosa è accaduto: il nonno dell’amico è morto e Benedetta, dopo un momento di indecisione, si offre di accompagnare Sergio al funerale.
Scena seconda, il giorno seguente, in chiesa. Pur rimanendo tutto il tempo della funzione vicino a Sergio, Benedetta si percepisce isolata: la cerimonia e le persone che vi partecipano le sono estranee e i loro sentimenti, troppo intensi, la sovrastano. “La rendeva parte di quella gente solo la nervosa mano di Sergio intrecciata nella sua”. Benedetta piange.
Scena terza, al cimitero. È il momento “più toccante”, ci dice l’autore. Benedetta scoppia ancora in lacrime e poi mentre tutti sono (presumibilmente) concentrati sul nonno, lei invece nota altri uomini e altre donne e ne rimane incantata: “lenti, amorevoli, minuziosi, staccavano i petali delle rose ormai appassite, cambiavano l’acqua e pulivano tutto intorno, ognuno compiva le medesime azioni, ogni gesto a totale beneficio e nella totale perdita dell’amore per il defunto”. Fine? No.
Benedetta (che è anche il nome dell’autore) si lascia tentare: Benedetta (personaggio) capisce ora “che è possibile amare una persona anche quando non è più su questa terra”, che “il dolore è forse uno dei sentimenti che più difficilmente puoi controllare” e, infine, “imparò molte cose, provò emoizioni e sentimenti che non conosceva, apprese (…) il massimo dell’amore che si può provare”. Capisce, insomma, la morale della favola.

Benedetta (autrice) ha diciassette anni e [Continua »]

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