Galline in fuga!

Galline in fuga (Chicken Run è il titolo originale) “fa il verso ai film” che raccontano storie di grandi evasioni da carceri e dai carceri militari come The Great Escape con Steve McQueen e, soprattutto, il bellissimo film Stalag 17 di Billy Wilder con William Holden. Le galline del film vivono in un allevamento che però assomiglia molto da vicino ad un campo di concentramento con tanto di filo spinato tutto intorno e gli alloggiamenti che raccolgono le galline che si chiamano Stalag (e quello delle protagoniste è proprio il numero 17). In questa prigione-allevamento le galline vivono una vita da..gallina: covano, beccano, spettegolano, consumano e si nutrono di grano ed erba e soprattutto producono uova in quantità industriale per la gioia dell’avida Mrs.Tweedy, acida e arida proprietaria della triste fattoria-lager. Sono solo consumatrici e carne da macello, nient’altro e, questo è peggio, non se ne accorgono nemmeno. Insomma sono proprio galline, anzi “oche”.

Però c’è qualche gallina che si oppone a questo stato di cose [Continua »]

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Scrive Rossana Mitolo da Officine Meridiane:

Il 23 aprile, in coccasione della Giornata Mondiale del Libro, Punto A Capo e Officine Meridiane hanno organizzano un reading sul tema
“Parole migranti: Il viaggio come esilio, migrazione, ricerca interiore, libera espressione di sé”

Partecipazione aperta a tutti Ore 21.00, Madonna della Scala Via Duomo (Città vecchia) – Taranto
E’ stato possibile dare la propria testimonianza attraverso la lettura di un brano legato al tema proposto (narrativa, poesia, canzoni).
L’UNESCO ha proclamato il 23 aprile “Giornata Mondiale del Libro e dei Diritti d’Autore” per affermare il libro come un potente strumento di conservazione e diffusione della cultura. La data prescelta rappresenta un omaggio a tre fra i più grandi autori di tutti i tempi, la cui vita si spense proprio in quel giorno del 1616: William Shakespeare, Miguel de Cervantes e l’Inca Garcilaso de la Vega. Il 23 aprile segna altresì la nascita o la morte di altri grandi scrittori come Maurice Druon, K. Laxness, Vladimir Nabokov, Josep Pla e Manuel Mejía Vallejo.
Per l’occasione sono state donate delle rose alle donne presenti a celebrazione della concomitante Giornata del Libro e della Rosa [Continua »]

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Oltre le Zucche da sballo

Billy Corgan, una figura di spicco del rock alternativo, è uno dei fondatori degli Smashing Pumpkins («purè di zucca», ma anche «zucche da sballo»). Con alle spalle un’infanzia sbandata e marcata dall’isolamento, Corgan sembra fratello del più tristemente famoso Kurt Cobain. I suoi ritratti sono inquietanti, il suo temperamento da «topo in gabbia», la sua formazione segnata da una visione nichilista secondo la quale «il mondo è un vampiro». Dal maggio del 2000 gli Smashing Pumpkins sono un ricordo, e Billy Corgan è il solista autore di TheFutureEmbrace (2005).

Qualcosa è cambiato o sta cambiando. Pugni e battiti di ciglia è un libro di poesie, non di canzoni. Contiene il sismografo di un profondo cambiamento, sebbene lento e dialettico. Innanzitutto appare il recupero del rapporto con la madre Martha, fuggitiva ma ritrovata prima della sua precoce morte, a cui dedica il libro. E poi, a epigrafe, il messaggio: «Tutto il merito è nelle mani di Dio, che ha architettato l’intera opera. Dio mi benedice ogni giorno con grandiose meraviglie, e mi indica la via di luce e di ombre. E in fondo non mi dispiace così tanto». Nel suo ultimo disco Corgan canta: All Things Change. [Continua »]

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Come un fiume come un sogno

Strana storia, quella di Elena Bono, scrittrice di punta, insieme a Pasolini, della scuderia Garzanti negli anni Cinquanta e Sessanta, tradotta in diversi paesi stranieri, ma pressoché sconosciuta al pubblico nostrano. Giovanni Casoli, nella sua antologia del Novecento, nel 2002 la definiva «la più grande scrittrice vivente». Ligure d’adozione, ma nata nel 1921 nel Lazio, Elena Bono ha esordito da Garzanti, come poetessa nel 1952, con I galli notturni e quattro anni dopo come narratrice con Morte di Adamo, raccolta di racconti notata da Emilio Cecchi per una violenza espressiva, attraverso cui lo scandalo del male, la via stretta della responsabilità, il salto al buio della salvezza prendevano forma sulla pagina. Temi forse giudicati all’epoca non di grande interesse e attualità dall’editore Garzanti, che restituiva a Elena Bono il manoscritto successivo, quello del romanzo Come un fiume come un sogno, pubblicato, come tutta l’opera a seguire della scrittrice, da «Le Mani», una piccola e coraggiosa casa editrice di Recco, vicino Chiavari. Il rifiuto e la smemoratezza da parte di critica ed editoria attingono forse, oggi come allora, al pregiudizio [Continua »]

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Gas-o-line n° 55 + il Giornalino di BOMBABIMBO

Gas-o-lineCari Bombers,
finalmente, dopo lunghe attese ecco finalmente pronto l’ultimo numero della e-zine di BC corredato da un fantastico inserto: il numero di aprile del GIORNALINO DI BOMBABIMBO.
Trovate entrambe le uscite, insieme a tutti gli arretrati di Gas-o-line, nella pagina dedicata a Gas-o-line del nuovo sito: http://www.bombacarta.com/?page_id=16

Auguriamo a tutti una buona lettura.

La Redazione

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Il pesce dopo due giorni puzza

Creata nel 1991, l’opera in questione, intitolata L’impossibilità fisica della morte nella mente di qualcuno in vita, rappresenta un gigantesco squalo tigre australiano, conservato in formalina in una teca di vetro. Il tema è quello solito di Damien Hirst: l’ossessione della morte e il tentativo di controllarla. Ma gli sforzi dell’artista sono destinati a fallire, dal momento che il suo pescione, punta di diamante del MoMA di New York, versa ora in un cattivo stato di conservazione. La teca, infatti, non è stata neppure esibita nella prima retrospettiva della carriera dell’artista, che Hirst, rifiutando le offerte dei più celebri musei del mondo, ha voluto tenere al Museo Archeologico di Napoli, nel gennaio scorso. Forse perché nei vicoli bui della città del sole c’è [Continua »]

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Il migliore

Per chi non se ne fosse accorto, vorrei farvi notare che Minimum Fax sta ristampando alcune opere di Bernard Malamud, un grandissimo scrittore. A partire da Il migliore, il suo primo romanzo. Flannery O’Connor, nel 1958, in una lettera rivelava il suo entusiasmo per The magic barrel, la sua prima raccolta di racconti e devo ammettere che la scrittrice della Georgia ha ragione anche questa volta: Il migliore è un libro splendido. Inoltre, ho ritrovato molto di Flannery nella prosa di Malamud. Ad esempio, le lacrime di Roy nel finale ricordano quelle che versa il protagonista de La schiena di Parker alla fine del racconto. Anche l’albero che va a fuoco di fronte allo sguardo allampanato di Parker fa pensare all’albero da cui Roy Hobbs, il protagonista del romanzo di Malamud, ha tratto la sua micidiale mazza da baseball, quella wonderboy che alla fine del libro, su una palla sbucciata, si spacca a metà.

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Come si sceglie un golf, un fidanzato, una squadra di calcio?

Come si sceglie un golf, un fidanzato, una squadra di calcio? Quali sono le motivazioni e le conseguenze delle nostre scelte? E soprattutto, come si fa la scelta giusta? Domande a cui è difficile dare risposte non banali, dal momento che scegliere, come respirare è un’azione indispensabile e continua.
In linea generale, per compiere una scelta dovremmo prima sapere [Continua »]

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Waiting for an angel di Helon Habila

Lagos, Nigeria. E’ qui, nel cuore degli anni ’90, che si svolge la vicenda narrata da Helon Habila nel romanzo Waiting for an angel (tradotto in italiano con Angeli dannati) edito da Sartorio Editore. Il regime militare sotto cui vive dolorante il Paese crea malcontenti e forti tensioni, tensioni che l’autore sceglie di raccontare attraverso una serie di personaggi dall’identità spiccata. Tra questi, l’asse portante è Lomba, un giovane giornalista alle prese con la stesura del suo primo romanzo. L’interesse di Lomba per la situazione politica in Nigeria cresce pian piano, fino a sfociare nella coraggiosissima scelta di partecipare, in qualità di cronista, ad una manifestazione di rivolta contro il regime militare.
La maggior parte dei personaggi della storia si aggira tra i vicoli di uno dei quartieri più poveri della città, Morgan Street. E’ così che Habila lo descrive: [Continua »]

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Orange and Yellow di Mark Rothko

Bruta bellezza e prodezza e atto, oh, aria, fierezza, piuma, qui
fondono! E quale fuoco allora da te erompe, un bilione
di volte quanto più incantevole, più pericoloso, o mio cavaliere!

Non è meraviglia: per un solo passo l’aratro giù nel solco
splende, e blu brulle braci, ah mio caro,
cadono, si escoriano, e sqarciano oro vermiglio

(Gerard Manley Hopkins, Il gheppio)

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Ego sum di William Congdon

“Così io e anche tu, dobbiamo rinnovare ogni giorno una coscienza indirizzata alla resurrezione; non c’è altro. Da solo, questo è difficile, se non impossibile. Un altro deve risollecitarci alla vita” (W. Congdon, lettera alla cugina I. Tate)

Bruciare! Bruciare! E farsi solo fiamma
che illumina la notte delle stelle:
la cenere non conta senza quelle,
sentirsi ramo è povera illusione.

Tutto il mondo è un fuoco
che crea e dissolve i soli e le galassie,
la fiamma sola genera le grazie
e le frescure e i fiori d’ogni luogo.

Non temere di bruciare e consumarti,
di sparire nei silenzi dell’Eterno,
che la gloria di Dio si faccia inferno
quando l’albe s’annuncian delicate

(B. Marin, da La vita xe fiama)

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Tre alberi di William Gongdon

… tre alberi, due gesticolanti, il terzo quasi conficcato a terra, contro un cielo rosa ed arancio secondo accostamenti cromatici del tutto insoliti per la tavolozza dell’artista; questi alberi sono autentici personaggi di un dramma che rimbalza dall’uno all’altro, alla presenza e sotto lo sguardo di un disco nel cielo, che potrebbe essere un sole scialbo o la luna di un’alba luminosa e silente.

Dall’altra parte della mano tesa
del petalo della foglia della rosa
dell’aria azzurrina e del nembo
del fulmine sghembo tra la pioggia
tutto è pazienza e attesa
che ribalti la pietra pasquale
il lato tombale delle cose:
dall’altra parte il vero disegno
il volto luminoso
il regno il regno il regno.

(Bartolo Cattafi, Dall’altra parte)

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Crocifisso 90 di William Congdon

…la figura non ha più articolazioni anatomiche, il tutto è una larva, quasi il bozzolo di quella nuova creatura che esploderà con la resurrezione.

Anche il rapporto cromatico è ribaltato: corpo scuro, fondo luminoso. Il corpo di Cristo è dipinto con una forte tensione verticale, accentuata dal suo dilatarsi nella parte superiore, mentre il restringersi in basso della massa forse allude allo scorcio prospettico dell’alto in basso, in analogia con il Crocifisso di san Giovanni della Croce.

Non c’è più riparo, il mio cuore
è uno sparo,
io sto qui di fronte a quel che si vede

(D. Rondoni, Compianto, vita)

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Ancora sullo "sguardo fresco"

Sguardo o linguaggio?

In un dibattito di qualche tempo fa, Antonio Spadaro parlava di uno sguardo fresco che ci “restituisca la realtà così com’è”, un po’ come quello di Robinson Crusoe che enumera le cose sfuggite al naufragio, e il solo nominarle le rende nuove e preziose; Leonardo Colombati reclamava invece il recupero della libertà totale del linguaggio che, senza relegare la letteratura in un mondo altro dalla vita, sia garante della “buona riuscita” di quello spettacolo che è la letteratura.
Questa discussione, utilissima, sembra a noi convergere verso un punto che ambedue le posizioni sottintendono o intuiscono senza nominare. Senza illuderci di fare sintesi, proviamo a spostare la dialettica altrove, come in una spirale.
C’è forse un motivo “altro” per cui la letteratura è comunque un “altro mondo” senza rinunciare a essere questo che è davanti ai nostri occhi. Partiamo dalle premesse.
I semiologi ci avvertono che quando leggiamo un testo il suo “sapore di verità” dipende dai nostri atteggiamenti proposizionali, cioè da quanto noi affermiamo che sia la realtà. In sostanza ogni nostro sguardo dipende dalle parole che lo esprimono, così come ogni nostra parola non può prescindere dallo sguardo su quel nostro mondo. Bene.
Poi però il romanzo deve cominciare a vivere, come un organismo qualsiasi. [Continua »]
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Tsunami a Reggio Calabria: in compagnia di Bruno Rombi

(a cura di Maria Bambace Aldarese)

Il 6 aprile 2006 l’Associazione culturale PIETRE DI SCARTO ha avuto il piacere di ospitare a Reggio Calabria, nella sala conferenze del Museo Nazionale della Magna Grecia, il poeta di origine sarda, ma genovese di adozione, Bruno ROMBI, autore di un oratorio dal titolo Tsunami, pubblicato dalla casa editrice Nemapress. Questa iniziativa s’inserisce nell’ambito di un’attività ben più ampia dell’Associazione, che ha nei Convegni Nazionali sulla Letteratura, organizzati con cadenza annuale, momenti di grande valenza culturale e nei laboratori di lettura, scritture creative, autobiografia, dizione, il suo campo ordinario di impegno in città. La serata dedicata al poeta Bruno Rombi è stata presentata dalla Prof.ssa Francesca Crucitti, socio fondatore ed esponente del direttivo dell’Associazione.
In apertura il Prof. Renato Crucitti ha trattato il fenomeno dello tsunami, avvincendo il pubblico con una relazione scientificamente attenta e ricca di interesse: questi sconvolgimenti della natura, ha affermato in un singolare passaggio sottolineato dal pubblico nel corso del dibattito, scarsamente prevedibili ed altamente devastanti, sono momenti necessari alla natura stessa, in quanto segno della sua vitalità; la luna, ha sottolineato, non presenta questi fenomeni che fanno paura per la loro imprevedibilità, ma sulla luna non c’è vita. Il Professore si è dunque soffermato sul significato della parola tsunami, che in giapponese significa onda del porto, spiegando come ha origine un maremoto e da dove trae la sua potenza devastatrice; è un fenomeno che si abbatte violentissimo sulle coste, viaggiando alla velocità di 700 – 800 Km orari e propagandosi per uno spazio vastissimo: ha ricordato che nel 2004 un’onda di maremoto da Sumatra arrivò fino al Madagascar ed ha citato vari altri casi accaduti nell’ultimo secolo, da quello del 1908 che ha spazzato con onde alte 13 metri Reggio, Messina e dintorni. [Continua »]

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