Saggio sull’umorismo felino

Tratto da BombaSicilia

snoopy and the catCrediamo di conoscere la storia del gatto di Alice nel paese delle meraviglie: il gatto che sorride, e che a poco a poco diventa invisibile, sinché non ne resta che il solo sorriso.

Ma questa non è che la prima metà della storia: il gatto dovrà riapparire, e precisamente – ed è questa la tesi che cercheremo di dimostrare – nella figura di un cane: di Snoopy. Siamo sempre stati profondamente convinti che in realtà Snoopy fosse un gatto, e spie sorprendenti di questa sua natura ci sembravano essere il suo trasformarsi nella figura del “feroce avvoltoio”, o, ad un livello più profondo di analisi, il suo odio per il “gatto dei vicini”, un personaggio assente, come gli adulti, presente nella coscienza di Snoopy, come la “ragazzina dai capelli rossi” in quella di Charlie Brown, ma, in più, presente in infinite occasioni quando distrugge la cuccia di Snoopy (che dorme, come noto, sul tetto, e che ha una sintomatica, a mio giudizio, amicizia con un uccellino, Woodstock), o fa a pezzi il guantone da baseball con cui Snoopy protegge la mano che gli offre la pace. [Continua »]

La pietra che zampilla

underwater by Marco Marincola (CC)

Per scrivere un buon romanzo è necessario avere un discreto serbatoio di esperienza. Lo scrittore è immerso nell’esperienza, lo scrivente fa esperimenti. Per fare esperienza ci vogliono delle condizioni ben precise. La prima e fondamentale è credere che nella vita qualcosa “accade”. Sembra scontato, ma non lo è. Occorre essere consapevoli che la vita non è un flusso ininterrotto e omogeneo di avvenimenti grigi, che si susseguono uno dopo l’altro, i quali acquistano significato solamente nei circuiti mentali o nel gesto sperimentale dello scrittore. Scrivere non è soltanto un fatto di coscienza, di meandri mentali, di pura invenzione: è un fatto di realtà.

La drammatica poesia di Paul Celan ci ha insegnato che scrivere è espirare dopo aver inspirato la realtà. La poesia è “svolta di respiro”. Sempre, anche se la realtà è dura da vivere e si ha solamente voglia di evadere. Anche quando l’aria attorno si fa irrespirabile e il respiro si fa “di pietra”, la parola dello scrittore vince l’afasia incombente. Lo «zampillo» della poesia «schianterà/ la pietra che lo tiene» (Mario Luzi). La scrittura di valore letterario è sempre sorgiva, zampilla dalla pietra, schiantandola, aprendosi un varco. La roccia è necessaria.

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Come si fanno i miracoli?

Che cos’è il miracolo?

C. S. Lewis nel suo Miracles offre questa definizione: “un’interferenza nella Natura di un potere soprannaturale. Non vi possono essere miracoli se, oltre alla Natura, non esiste qualcos’altro che possiamo chiamare soprannaturale”.

E, giunti qui, alcuni si fermeranno nella lettura di questo editoriale dicendo: “ma guarda un po’: questi credono ancora ai miracoli. Poveri illusi!”…

Chi sta continuando a leggere è in effetti (come me che scrivo) un illuso, cioè, letteralmente, uno che si mette in gioco (in + ludus). Per credere ai miracoli occorre “stare al gioco”. Ma quale gioco? Cercherò di spiegarlo.

Secondo alcuni non esiste altro che la Natura. Che cos’è la Natura? Sostanzialmente tutto quello che c’è, inteso come tutto ciò che cade sotto i miei sensi. Se ampliamo il discorso (e a noi interessa ampliare) per ciascuno di noi il “naturale” è il mondo concreto che viviamo, la nostra vita ordinaria. Molti la vivono come un fiume che scorre: tutto scorre come un fiume… In senso stretto nulla cambia e nulla può cambiare in questa fluente monotonia. Nulla la può bucare veramente, nulla c’è al di là di questa condizione naturale, nulla c’è di “soprannaturale”.

Allora, se il miracolo è impossibile, non resta che convertirlo in “miraggio”. Cos’è il miraggio? Un fenomeno di rifrazione della luce attraverso strati d’aria di diversa densità che si verifica su superfici assolate. Il miraggio ha l’effetto di farci vedere gli oggetti circondati da una distesa abbagliante, luccicante. E allora ecco che tutto nella vita deve essere strepitoso, incredibile, superlativo, cool, exciting, eccezionale, inaudito. E’ il segreto della pubblicità: circondare l’oggetto di un’aureola abbagliante che lo renda desiderabile, capace di dare l’illusione di bucare la Natura. Ma è un miraggio. Il miracolo così, diventando pret-a-porter, è snaturato in radice.

Ma persino chi crede nel “mistero della vita” a volte crede che tutto sia un mistero e alla fine il risultato è uguale: nel buio tutte le vacche sono nere. In questa visione il desiderio di felicità che vive nel profondo del cuore dell’uomo è imbozzolato dentro un fiume omogeneo e denso o dentro una oscurità senza luci né ombre. Cosa può stupire una vita così? In fin dei conti, nulla.

Il miracolo è un colpo di pietra al centro di un vetro, è la discontinuità, è l’irruzione di qualcosa che scuote l’umanità di ciascuno di noi nei suoi desideri più profondi. Cos’è in grado di operare questo nella nostra vita?

Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo,

(Montale, Forse un mattino andando in un’aria di vetro)

Fino ad oggi hanno ancora “tenuto” due eventi: l’amore e la morte. Rappresentano infatti i momenti di confronto con una alterità radicale. E non è un caso che siano i pilastri classici del romanzo. Ma anche amore e morte sono a rischio…

L’arte, a nostro avviso, ci aiuta a non spegnere l’occhio, a non ridurre il mondo a un flusso cosmico lattiginoso e monotono. Bisogna salvare il miracolo, dunque. Preservarlo, cercare la maglia rotta nella rete…

Cerca una maglia rotta nella rete
che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!
Va, per te l’ho pregato,- ora la sete
mi sarà lieve, meno acre la ruggine…

(Montale, In limine)

Così si fanno i miracoli.