di
Antonio Spadaro - pubblicato il 1 novembre 2001
La letteratura non è qualcosa come un martello, nonostante Kafka, nella sua celebre lettera a Oskar Pollack, l’abbia intuita come un’ascia per spaccare il mare ghiacciato che è dentro di noi. La letteratura non è un mero «utilizzabile», una cosa che si ha a disposizione, a «portata di mano». L’uomo infatti vive «nel» linguaggio e la letteratura semmai può essere un habitat. Eppure la domanda è stata spesso lanciata e rilanciata e oggi rimbalza non solo, come da sempre, su ampi trattati cartacei, ma anche in web forum, newsgroups e newsletter (soprattutto, di questi tempi, “Vibrisse” di Giulio Mozzi). L’ingenuità della domanda contiene una sapienza che occorre non lasciarsi sfuggire. Essa infatti rivela un bisogno di comprendere cosa sia la letteratura nel rapporto con noi, con il nostro mondo e con la nostra spiritualità: a che cosa serve la letteratura? Raymond Carver, nella sua ultima poesia (“Late fragment”, cioè “Ultimo frammento”) si chiedeva: “E hai ottenuto quello che/ volevi da questa vita, nonostante tutto?”. La domanda è tanto elementare quanto decisiva. È esattamente con un interrogativo simile che, a mio parere, deve confrontarsi la domanda sull’identità e sul «servizio» della letteratura. La letteratura «serve» ad ottenere ciò che si vuole veramente? Se la letteratura non si confronta con le tensioni radicali di una vita umana, non «serve» a molto. Se un’opera non tocca queste tensioni è come un «cembalo che tintinna». Se uno scrittore, in qualche modo, non gioca il proprio destino nella scrittura inganna il tempo e… “fugit irreparabile tempus”, ci ricorda Virgilio!

(Ancora nessun voto)

Loading ...
di
Antonio Spadaro - pubblicato il 1 novembre 2001
Il TEMA DELL’ANNO di Bombacarta per il 2001 è IL VIAGGIO. Il “viaggio” è una delle figure più penetranti e pregnanti dell’immaginario collettivo occidentale. La dimensione spazio-temporale della nostra vita viene in esso coinvolta a tal punto che lo si può definire una delle metafore più dense del nostro essere nel mondo. Il viaggio può assumere vari volti: l’avventura, la nostalgia, l’esilio, la missione, il pellegrinaggio, la sequela e, in generale, la ricerca, il volo, il giro del mondo, la passeggiata,… Più che metafora, lo si potrebbe definire, prendendo in prestito una espressione di Baudelaire, una vera e propria “foresta di simboli”, capace di esprimere in qualsiasi modo la transizione e la trasformazione: la morte (“trapasso”), la vita (“cammino”, “pellegrinaggio”), i momenti della vita sociale (“riti di passaggio”). Come intendere questa dimensione radicale dell’essere umano? Costruiremo qui solo uno dei tanti possibili itinerari alla scoperta del senso del “cammino” dell’uomo.
Ci sono tanti modi di scrivere di viaggio. Forse ciascuno di noi ha scritto almeno una volta un diario di viaggio, ad esempio. Quando ci troviamo in viaggio i nostri occhi divorano il paesaggio e le immagini si imprimono più facilmente nella mente perchè sono nuove. Quando ci troviamo in un mondo nuovo siamo maggiormente ricettivi, però nel momento in cui la novità diventa routine, l’ambiente che ci circonda diventa uno sfondo. E’ da quel momento che il luogo di viaggio diviene abitazione, habitat, “home”, “heimat”,… Allora non siamo più “in viaggio”, ma “a casa”. C’è comunque chi trova nel viaggio la propria casa…
Uno scrittore prende coscienza di quello scrive solo dopo che lo ha scritto. Quindi la scrittura è artistica quando il pensiero arriva prima alla penna e poi alla testa. Il “diario di viaggio” in questo senso consiste quindi in un filtro del reale attraverso la coscienza della penna: scrivo qualcosa e capisco meglio l’esperienza che ho fatto mentre la scrivo e dopo averla riletta. Esiste dunque una comprensione del viaggio che si è compiuto che è riservata solo a coloro che ne scrivono, che ne conservano “memoria” scritta. Ma la memoria scritta è spesso “creativa” perché legge la realtà alla luce del tempo e della coscienza. Il viaggio in scrittura diventa dunque percorso interiore, viaggio all’interno del proprio immaginario e della propria interiorità.

(Ancora nessun voto)

Loading ...