Opera necessaria
Quando dipingi, suoni, scrivi,… cosa fai?
- Attingi a una situazione particolarissima di vita che in quel momento è solo tua. Cogli la realtà oppure ti apri all’immaginario. Ed allora componi perché devi esprimere con urgenza quello che hai sperimentato: è il tuo modo particolarissimo di interpretare la realtà. La tua opera è “poesia (=creazione)” quando riesci ad esprimere, in una tecnica efficace, la tua particolarissima visione del mondo o dell’immaginazione. Insomma quell’esperienza è tua e solo tua. E tuttavia… accade il “miracolo”… chi vede (o legge) la tua opera può restare colpito, può sentire che tu hai detto “quella cosa lì” che anche lui vive con le parole o i colori o i suoni giusti, come egli non era mai stato in grado di fare fino a quel momento. Può accadere. Allora comprendi che un’opera spesso “colpisce” perché, partendo da un particolarissimo punto di vista, riesce ad avere una risonanza grande, a volte universale e colpire persone che magari hanno esperienze di vita molto lontane.
L’arte mette insieme particolare e universale.
- Sei mosso da una necessità, a volte senti che “devi” scrivere, dipingere, suonare,… Dentro un’opera “vera” c’è sempre una sorta di necessità. Questa necessità fa sì che la tua opera prenda “forma”. E’ la forma di un’opera (non innanzitutto la materia: inchiostro, marmo,…) che esprime la necessità che hai di crearla. Eppure il mondo dell’arte è quello dell’arbitrarietà, della espressione libera, della mancanza di forme rigide e codificate…
L’arte mette insieme libertà e necessità.
Io amo un’opera d’arte quando - se possiamo scindere forma e contenuto, giusto per intenderci - riesce ad avere un contenuto particolare che riesce a divenire universale (e dunque a “prendermi”) e una forma che, nella sua arbitrarietà e libertà, riesce a esprimere una intrinseca necessità e urgenza.